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#TwitterEngagement: cinguettare per coinvolgere e fidelizzare

Che cos'è Twitter?
Perché si usa Twitter?
E come funziona Twitter?
Soliti quesiti di primo livello, che non m'interessa approfondire in questo post. 
Al solito preferisco esplorare il mo(n)do creativo di condividere e fidelizzare. Ché si può fare puntando sui contenuti, senza bisogno di super-tools da esperto social(e).
Su, leggi un po': magari ci provi anche tu.


Le vacanze sono finite già da un po'.
E il pensiero nostalgico vola sul mare blu come un uccellino [blu].
Sì, hai capito bene: ho deciso di scriverci un altro post.
Ho detto spesso quanto mi piace sperimentare nuove strade in 140 caratteri; e non ripeterò qui lo stesso concetto: assolutamente no. Però voglio aprire l'anno blogettaro spiegando - le ali - nell'orizzonte limitato dei 140 caratteri. Perché se i limiti ci sono è pur vero che vanno superati.
Io lo so; e anche tu. O no?


Quesiti di primo, secondo - e proprio - livello
Sono passati poco più di tre anni da quando ho iniziato a bazzicare nel fantastico mondo della condivisione social(e): un lungo cammino per chi, come me, viene dalla comunicazione tradizionale. 
Un cammino fatto di più question-step:

  1. how to do = che cos'è Twitter? Come funziona? E perché si usa? > leggere post dedicati per approcciare al meglio il nuovo mezzo 
  2. what could I use it? = a cosa potrebbe servirmi Twitter? > riflettere sullo scopo di condivisione; fare un'analisi del target (il mio frequenta questo social?); pianificare il contenuto mirato 
  3. who am I? = chi sono io? Come voglio presentarmi? > informarsi bene su come scrivere la bio e su come gestire l'immagine coordinata
  4. what do I do? = che cosa faccio nella vita? Di cosa mi occupo? > scegliere le competenze da mettere in evidenza e rispettare la coerenza
  5. how can I share my contents? = come posso condividere i miei contenuti? > entrare nel vivo dei 140 caratteri e capire come gestire testo e link in uno spazio limitato
  6. how can I find new followers? = come posso trovare nuovi followers? > condividere in modo giusto i contenuti e sfruttare hashtag, menzioni, retweet, modified tweet, head tweet 

Potrei continuare all'infinito con Twitter-tools e strumenti specifici per risparmiare spazio, selezionare le news e monitorare la presenza online. Tutti utilissimi.
Ma sai che c'è? Dopo i quesiti di primo e di secondo livello, ci sono i propri; anzi, devono esserci se si vuole fare un salto di livello nell'uso di Twitter e distinguersi nel mare blu della TL.


Monotonia VS varietà
Barboso, barboso, barboso.
Questa la critica che si rivolge più spesso al social in 140 caratteri; proprio perché i caratteri sono rasati in 140 battute e non lasciano scampo. 
Ammetto che, passata l'euforia iniziale del riuscire a cinguettare, ho provato anch'io la monotonia di una condivisione sempre uguale; perché Twitter non è una chat stile Whatsapp: bene dirlo anche qua. 
Indi come riuscire a variare l'interazione per distinguersi nel mare blu di CIP?
Esperienza, creatività e osservazione fanno la differenza.
Ti racconto il mio come.


Twitter for engagement: organizzare/anticipare in teaser
Ci sono tanti modi per coinvolgere nuove persone. E la sperimentazione sul campo aiuta, si sa.
Nel mio caso ha pesato il lungo percorso lavorativo nella comunicazione tradizionale.
Ma il messaggio che voglio lanciare è: spremere, spremere, spremere le meningi per cercare un modo personale di veicolare i contenuti. Sì, lo puoi fare anche tu.

Iniziamo da qui.
Conosci il concetto di teaser? 
Se no e hai cliccato sul link, avrai colto l'aspetto interessante: il contenuto anticipa la campagna pubblicitaria per creare attesa e aumentare la curiosità del pubblico. E sì, richiede l'investimento di un budget non indifferente. 
Ora ti chiedo: è possibile farlo nello breve spazio temporale di un CIP per attirare l'attenzione dei followers sui contenuti che stai per condividere? Ti rispondo così:



Schematizzando:
  1. organizzare = trovo il filo conduttore dei tweet che sto per condividere > es: storytelling
  2. catalogare = anticipo l'argomento principale e lo inquadro nell'hashtag dedicato
  3. coinvolgere = twitto i contenuti di fila e studio un titolo sequenziale (primo/secondo)

Se qualcuno intercetta il tweet teaser - ed è interessato all'argomento generale - sposterà l'attenzione sulla condivisione o, come minimo, lo faranno le persone citate. Si crea un mini-circolo virtuale d'interazione, in cui ognuno è spinto a leggere il tweet predente e quello successivo. Le persone si conoscono fra loro e tu avrai stimolato l'interazione.
La cosa più difficile è trovare il filo conduttore dei CIP in successione; ma ci sono strumenti per organizzare e selezionare gli argomenti: basta usarli.

Ho provato a fare anche il contrario: posticipare il tweet, anziché anticiparlo.
Suona un po' come dire: "Ehi tu follower distratto, sappi che ho condiviso qualcosa che potrebbe interessarti". Ecco un esempio:


Schematizzando:

Sì, devi sapere chi ti segue per fidelizzare, distinguerti e donare attenzione particolare.


Twitter for endorsement: appoggiare/fidelizzare i followers
Ci sono tanti modi per ottenere l'appoggio delle persone.
Prendiamo i preferiti, ad esempio: quale funzione?
Esistono post su post che affrontano la questione: i preferiti sono utili per salvare contenuti che vogliamo leggere dopo - clicchiamo sulla stella per far capire a chi ci menziona "messaggio ricevuto grazie, approvo o anche no" - li usiamo come un like di facebookiana memoria.

Forse una cosa, l'altra e l'altra ancora.
L'argomento preferiti non è mai chiaro; e finisce che sbagli, accumulandone qualche migliaio.
L'ho fatto anch'io, ché sono una sentimentalona di scarsa memoria e voglio ricordare ogni parola dei miei followers; non sono i numeri, ma i feedback quelli che contano - alla fin fine.
"Un dono fatto col cuore merita d'essere ricordato", ho pensato; e ho inventato il CipHat in linea con avatar e immagine coordinata. Se vuoi donar qualcosa ai followers, usa pure questo hashtag.
A distanza di qualche tempo mi perdo nella miniera dei preferiti e rispolvero un tweet, citando il mese e la persona che l'ha inviato. Ecco un esempio:


Un po' come dire: "Non mi sono mai scordato di te, del tuo appoggio e delle tue parole".
Una buona occasione per far notare agli altri followers quanta gente meravigliosa si può incontrare con una buona interazione; e quanto la buona interazione possa stimolare rapporti di stima. Una specie d'incrocio tra l'abusato consiglio del follow friday [#FF] e l'attribuzione dell'headtweet [#HT]. No, non è solo tecnica: l'uso dei preferiti in senso latino - portare innanzi una persona/cosa piuttosto che un'altra - mi è salito dal cuore.

PREferire ha lo stesso PREfisso di PREmiare, d'altronde: un buona occasione per fidelizzare i followers, tenere viva l'attenzione, far capire che dai giusto peso alle loro parole. Credo che ogni azienda "socialmente utile" dovrebbe avere un tweet-memory da dedicare alle persone. Già.


Tirare le fila... e i fili
Ormai l'hai capito: Twitter è un social network che non pone limiti alla creatività.
Certo di limiti ne ha: ma noi siamo qua per valicarli.
Sperimentazione, osservazione, curiosità, voglia di mettersi in gioco fanno la differenza.
Io condivido con te le mie teorie: alcune saranno buone, altre resteranno pazzie.
Certo è che me le sento tutte nel profondo del perché.

Il motto per distinguersi non è "prendetene e copYatene tutti": l'originalità vince sempre.
E sono ancora tantissimi i modi da esplorare per emergere.

Tu che dici? 
Hai voglia di provare per trovare nuove strade?

Usare #Twitter in modo creativo? Si può!

E niente.
Io amo questo social dai 140 caratteri sparuti, si sa.
Limitatezza di CIP uguale messaggio in micro-CIP.
Ma il quesito è: la sintesi può essere "creativa"?
Beh, forse la risposta va cercata in una nuova... sfida.


Ebbene sì, l'ho fatto: è andata così.
Tempo? Sempre pochETTO [nel senso di poco all'etto].
Spazio? Parecchio [nel senso che apparecchio laddove mi pare ci sia un vuoto].

E Twitter ha un vuoto di creatività tanto vasto quanto il mezzo appare scarso.
Ma se leggiamo i 140 caratteri a disposizione in senso psicologico, forse siamo noi che ci ostiniamo a mostrarne uno solo. Ho già parlato di Twitter come arte in 140 caratteri, perché trovo nella sintesi un'occasione di espressione creativa: quando si ha poco a disposizione, inizia la vera sfida. 
Inutile tornare sul senso etimologico della parola, che sottolinea come sia necessario "mettere insieme, unire, accumulare" per poi "scomporre, riassumere, limare". 
Basta esserne consapevoli e continuare a... sperimentare.


Lo scambio in un "batter di CIP"

Scambiare notizie sottoforma di CIP è come far scattare intuizioni in un battito di CIGlia. 
O di tasti.
O, meglio ancora, di ali. 
L'idea folle del nuovo esperimento che ti presento è nata in un flash:

1. UTET libri pubblica questo tweet sull'Odissea:

2. Qualche CIP più giù, nel mare della TL, compare la foto del mare (?) di Valentina Lepore:


Due più due fa quattro: la mia testa connette in velocità.
E condivido i due tweet di fila coinvolgendo i diretti interessati:


BlobTweeting mi viene così, pensando alla storica trasmissione di RAI 3 che mette insieme spezzoni andati in onda sulle varie emittenti secondo un filo logico, satirico, umoristico. E costruisce nuove "storie".
Penso che l'idea non sarebbe male; poi rifletto sul poco tempo a mia disposizione e cerco di accantonare.


La provocazione

Di solito sono una persona che pensa troppo e che si lancia in progetti nuovi solo quando sono ben strutturati e posso dedicare minuti preziosi.
Ma ho un difetto: non so resistere alle provocazioni, soprattutto quando a farle sono quelli che incarnano le mie passioni. Ecco la risposta di UTET al mio folle battito di CIP:


Inutile insistere: non ho saputo resistere.
Per una volta non ho pensato al riflesso.
E due giorni dopo è nato il nuovo account Twitter @BlobTweet.


Il visual e il contenuto

Se il web è un mare in continuo movimento, la TL di Twitter è un'onda che non s'arresta mai.
CasoMAI sei tu che dopo qualche giorno saresti d'arresto (?), perché non sai come orientarti e "il naufragar in questo mar" non ti è dolce per niente. 
La mia nuova sfida, quindi, sta nel cogliere le connessioni tra più tweet per ingabbiarli in un hashtag # secondo un filo logico. Il punto è: tu accetteresti tweet dagli sconosciuti?


L'esperimento su più piani

"Siamo creativi, non certo abitudinari".
Questo mi sono detta per stimolare me stessa nell'intraprendere una nuova avventura inter-connessa.
E che cos'è la creatività se non contaminazione di vecchie idee in modo nuovo e inaspettato?
Lo dicevano Einstein, Munari, Young, Canova, Duchamp.
Menti geniali che applicavano lo stesso principio in branche del sapere lontane e... ideali.
Possiamo noi, users dei mezzi digitali, sottrarci a contanti assiomi e cedere alla noia di condivisioni tutte uguali? Risposta: no. Ecco, quindi, i vari piani che m'interessano di questo esperimento - a parte gli assunti già citati:

  • creare storie 3.0 in 140 caratteri, prendendo spunto dal mare di CIP condivisi dagli utenti
  • connettere campi diversi, trovando un significato nuovo
  • contaminare visual e testo, cercando di colpire l'attenzione con il poco a disposizione
  • giocare sul tono, variando tra satira, ironia, romanticismo, semantica
  • aumentare la capacità di organizzare liste, dovendo captare più notizie in poco tempo
  • stimolare engagement in modo nuovo, ricordando che Twitter è un social: flussi e persone devono "circolare", conoscersi, diventare nozioni
  • trasformare la condivisione in endorsement, coinvolgendo i singoli e creando un circolo di scambio che vada al di là del singolo link.

La riflessione su me e te

Ehm... no, non sono affatto sicura della riuscita di questo esperimento.
Le difficoltà sono più di una: scelta dell'argomento, scarsità di spazio, difficoltà di comprensione, rischio di "rumore". Ho deciso d'iniziare sull'onda dell'istinto, trattando tematiche generiche e a-politiche (arte, storia, parola, news, pubblicità, eventi, social): la connessione dev'essere spontanea e aperta a tutti.
Mi sono accorta che ingabbiare tweet + menzione + link + immagine in 140 caratteri è un'impresa titanica.
Vero è che alla fine i Titani hanno perso... per Giove (?)
Sicuramente una sfida interessante per migliorare comunicazione e capacità linguistiche. Tu puoi partecipare attivamente al mio esperimento e dirmi cosa ne pensi.
Quando hai tempo. Spazio. E più "caratteri" che hanno voglia di mescolarsi e mettersi in gioco, io ti aspetto su BlobTweet. Fra qualche tempo parleremo di pro e contro nel contaminare CIP.

#StorychangersEU: il contest social per cambiare l'Europa


Te lo chiede il Parlamento Europeo in occasione delle prossime elezioni del 25 maggio. 
E lo fa lanciando un contest social, in cui creatività e viralità si uniscono per cambiare la storia del vecchio continente.

Storychangers è il titolo evocativo dell'iniziativa e - incredibile a dirsi vista l'importanza del committente - non manca il mitico gattino: è proprio lui - campione per eccellenza di condivisione - il protagonista del video in attesa di un finale speciale. Il tuo.

Perché forse non lo sai, ma tu puoi creare una storia differente.

Sì, proprio tu hai il potere di cambiare il mondo attraverso una scelta consapevole.
Questo l'importante messaggio cui t'invito a contribuire.


The End in 140 caratteri


Ecco, in breve, quello che ti consiglio di fare:


  • collegati al sito storychangers.eu, creato per il contest: vale la pena solo per la grafica semplice, chiara e accattivante
  • guarda il simpatico video in home: un ragazzo maleducato e disinteressato alla vita del suo paese, sale sullo skateboard e investe un gattino; ma lui - la vittima - ha un super-potere...
  • scrivi la fine della video-storia e dalle un senso: cosa accade dopo lo scontro? Il gattino in cosa si trasforma? Partecipare è molto semplice: nel riquadro in alto a destra, puoi creare il tuo finale in 140 caratteri 
  • diventa uno #storychangersEU, condividendo il risultato con l'hashtag dedicato e votando quello degli altri; sul sito puoi vedere i video dei dieci paesi partecipanti [questo è il mio preferito: Viral Cat]


Le tue parole nei disegni dei più grandi fumettisti europei

Dal 6 al 9 maggio va in onda su tutti gli schermi l'evento per sottoporre all'Europa il tuo finale. 
Save the date, quindi; ma non solo. 
Artisti e fumettisti di fama mondiale - Vostock, Joost Lieuwma, Alasdair&Jock, Rok Predin e Layla Atkinson per fare alcuni nomi - aspettano di realizzare un di-segno sulle storie che lasciano il segno: l'obiettivo è costruire una storyboard creativa dagli esiti diversi.


Cosa aspetti?

Ho voluto condividere con te questa iniziativa, perché la trovo speciale e rivoluzionaria anche a livello di comunicazione istituzionale. 
Credo sia una buona occasione per mettersi alla prova, cambiare la storia e porre la creatività al servizio di qualcosa; divertendosi e allenando fantasia, immaginazione, invenzione.
I tempi, però, sono stretti.
Quindi... cosa aspetti? Inizia da qui ---> storychangers.eu ---> e fai sentire la tua voce in Europa.


Post Scriptum: com'è andata a finire?

I 4 giorni - 6/9 maggio - dell'evento #storychangerseu sono finiti.
Ben 32 ore di live streaming per chiedersi infine: com'è andata a finire? 
Beh - come promesso nelle premesse - alcuni artisti/fumettisti europei hanno illustrato le storie migliori: 94 finali sui 1134 inviati dai 28 Paesi dell’Unione (puoi guardarli tutti su storychangers.eu).
Ma l'Italia dove si è classificata?
Al quarto posto - dopo Irlanda, Francia e Spagna - con ben 1.189 visualizzazioni.

Che dite, abbiamo contribuito un po' anche noi? 

Scrivere su Twitter, ovvero l'arte dei 140 caratteri

Cip cip cip. 
Onomatopea concisa che rende bene l'imperativo di Twitter: di'ci(p) e fallo in fretta; con poco, ma non troppo. L'intento è quello di dare una "notizia flash" in 140 caratteri: problemino che non puoi liquidare con qualche espressione "trash".
Forse non sai che l'illuminazione è alla base dell'intuizione; e che l'intuizione è un elemento base della creatività.
Parliamone un attimo: stai fermo qua.

Twittering Machine, Paul Klee 1922 - fonte Wikipedia


"Sai che c'è? Su Twitter m'annoio; e te?"
"No" (ma secco).
Questa la risposta che do alla domanda frequente di tanta gente che mette il becco (?)
Vivo questo social come una sfida espressiva.
Mia nonna diceva che "nel più ci sta il meno"; qui le parole sono invertite: nel meno deve stare il più.
E qualsiasi cosa vada contro il saggio detto di mia nonna, vale la pena di un assaggio.

STOP.

Faccio questo tipo di riflessione strampalata e (s)connessa, ogni volta che la mia testa è sottoposta alla tensione creativa; quella che stressa. Parlo di scossa positiva, che tutto sconquassa e mai s'arresta.
Lo so: 

  • l'intervento è già finito da un po'
  • ho detto quello che dovevo dire
  • sono contenta 
  • potevo fare meglio

Eppure il cranio rotola intorno alle orbite senza SOSta. 
"Testa dura, testa tosta", diceva mia nonna.
Come darle torto? Quando il cranio si mette in moto, ruota da solo; quasi per inerzia.
La chiamano anche "adrenalina", ma la rotazione pre-rivoluzione rimane la stessa.
Brutta - bruttissima roba - la roby.copy.testa.

STOP

Fatto sta che sabato 15 marzo son tornata al Master in Comunicazione delle Scienze dell'Università di Padova. Stavolta ad ospitarmi è stata la docente del laboratorio di scrittura Alessia Berti che ringrazio per la stima [infinitamente].
Nell'intervento di novembre ho parlato di web semantico; questo giro è toccato a "L'arte di comunicare: la parola tra segno e di-segno". Partendo dal concetto di scrittura in quanto tale, ho cercato di spiegare cosa significhi comunicare digitale:

  • oggetto e rappresentazione si fondono per ampliare il messaggio
  • segno e simbolo si con-fondono nella stratificazione del linguaggio
  • parola e di-segno diventano integrazione come in un paesaggio.

Lo storify superlativo di Elena Milani e il "twittaggio" perfetto di studenti bravi, rendono il concetto.
Tali e tante sono le cose che si possono comunicare in 140 caratteri: tenerlo presente nel tweet perfetto.
Alla fine di quest'esperienza, fatta di persone e condivisione, la mia testa continua a roteare per inerzia. Questo l'ho già detto, mi pare.
Divagando divagando, arrivo a pensare che gli stessi artisti di cui ho divagato tra i banchi sono grandi insegnanti; per tutto, anche per la composizione del tweet. Poi succede che Cristina Rigutto ci mette lo zampino con il Twittering Machine di Paul Klee; e a quel punto l'arte non si può certo mettere da parte.
Un "segno" del destino, che spinge a (ri)condividere quel che segue.

START

Picasso e la semplificazione

"Semplicità" è una legge di scrittura sul web.
Ed è anche il fine ultimo del Cubismo, corrente artistica che si propone di trovare la forma pura attraverso la scomposizione graduale della figura. Scomposizione che non è banalizzazione, ma risultato di un lungo processo: l'adattamento alla semplicità del "segno" complesso. Di questo ho già parlato nel post di qualche tempo fa. 
Aggiungo che la capacità di riassumere su Twitter diventa necessità; nel meno di 140 caratteri stanno i plus: lancio dell'argomento; link d'approfondimento; hashtag d'inquadramento.
Ne consegue, mi pare chiaro, che sia necessario:

  1. andare subito al nocciolo della questione BARRA lettura BARRA condivisione 
  2. esprimere il concetto in modo incisivo - con o senza inciso 
  3. attirare l'attenzione del lettore e spingerlo all'azione - risposta, apertura del link, condivisione (RT)

Gli espedienti per raggiungere lo scopo sono tanti: domanda, sospensione, provocazione, opinione, citazione, approccio negativo. Riguardo il punto 2, mi sbilancio e dico che sfrutto anche l'inciso con tanto di parentesi quadra. Vezzo creativo? Non so, lo devo ancora... inquadrare (?)
In ogni caso il minimo comun denominatore - che mezzo gaudio sempre non è - rimane la capacità di sintetizzare. Guarda un po' in quanti caratteri chiude un concetto complesso il cinico mago del tweet Matteo Grandi:


Sapere cosa dire e come dirlo è fondamentale: togliamo dal becco il superfluo per andare dritti al cuore del CIP e trasmetterlo in modo originale.


Kandinskij e lo spazio bianco

Il più grande esponente dell'astrattismo, considera lo spazio bianco come elemento concreto tra un segno grafico e l'altro: lo dimostra un'opera tratta dal saggio "Punto, Linea e Superficie" del 1926, in cui lo sguardo può esplorare senza fermarsi sul particolare.
Non posso che concordare sulla "divagazione visiva", tirata in ballo più volte anche dal guru della web usability Jacob Nielsen. E lo sono anche nel breve ciack d'un tweet, dove il vuoto si riempie di significato e diventa ordine, organizzazione, ritmo.
Amo sperimentare e Twitter, con i suoi 140 caratteri, dà grande soddisfazione. Ecco un esempio tratto dal filone "fare l'amore con le parole: una #missione", dove gioco con spazio bianco e dimensione:


La "pausa riflessiva" vale anche per il retweet: dà un senso di libertà, che si traduce nella metaforica "boccata d'aria" per il lettore. Certo, lo spazio tra una parola e l'altra toglie spazio (?) al numero di caratteri e lo aumenta nell'affollata TL : una sfida interessante a livello espressivo/visuale.


Wharol e la ripetizione

Fondatore della Pop-Art, Wharol utilizza la ripetizione visiva per lanciare messaggi di vario tipo; primo fra tutti l'opinione personale sulla meccanizzazione industriale. Ma noi writers sappiamo bene che la ripetizione ha un senso profondo anche dentro il testo, tanto che sono arrivata a considerarla l'anello di congiunzione tra la retorica latina di duemila anni fa e il browser del ventunesimo secolo.
Sono da arresto?
Non lo so, ma Twitter non poteva mancare nel quadro totale; questo è certo.
Nel CIP di cui sopra c'è ripetizione plateale: lanciare trend riconoscibili a livello visivo e testuale è un altro degli esperimenti cui sottopongo i followers pazienti. Uno dei tanti modi per distinguere il mio stile da quello di altri enne-mila utenti.
Attenzione però: ognuno deve cercare il suo, altrimenti la ripetizione diventa "imitazione". 
Lo spirito "creativo" s'ispira a idee esistenti, ma solo per trovarne di nuove e utili.
Lo spirito "creativo" non ricicla in modo diverso: trasforma, inventa e diventa; piuttosto.


Duchamp e l'importanza del contesto

Duchamp è l'inventore del ready-made, forma d'arte reazionaria per cui un semplice oggetto quotidiano - tolto dall'abituale contesto - diventa concetto: eccolo qui un vero esempio di creatività: "leggere" un tema comune da un punto di vista originale. Duchamp ci insegna che il contesto è fondamentale per ca(r)pire l'intenzione dell'artista; ogni "segno", si sa, ha un senso letterale e uno più nascosto, intimo, personale: il lettore dev'essere in grado di comprenderli entrambi.
Su Twitter il contesto è l'hashtag: basta un cancelletto e la parola chiave per inquadrare il macro-argomento di cui vogliamo parlare. Risultato immediato? Il lettore capisce l'intenzione. Sulla home, in basso a sinistra, scorrono i trends del giorno: sono hashtag popolari; si può decidere di fare un tweet su uno di quegli argomenti oppure di seguire il "battito" dei nostri utenti. Poi ci sono acronimi e hashtag gergali che diventano virali: #soncose #sonpersone #sallo #sapevatelo #perdire #smm; e quelli più "seri", che devono essere chiari e "rimandare" al contenuto del tweet. 
Duchamp si sarebbe divertito a giocare sull'ambiguità del contesto per stimolare "spaesamento" nel lettore. Lancio una sfida a chi volesse tentare di creare hashtag provocatori, contraddittori, ironici, sconnessi dal testo; magari delegando il con-testo all'immagine. L'importante è selezionare la notizia - in questo, dice Duchamp, consiste il "taglio" dell'artista.
Ecco un esempio classico della maestra del CIP Valì Jolie:


Protagonista del post e argomento generale diventano hashtag che inquadrano il link.
Io divido il cancelletto dal testo con il segno " | " per l'assillo dell'ordine spaziale; ma ci sono vari elementi grafici che si possono sfruttare: dalla freccetta all'emoticon, passando attraverso le parentesi e il trattino.


Marinetti e la contaminazione tra segno e di-segno

La grande lezione di Marinetti, poeta simbolo del Futurismo italiano, è quella di liberare la parola dalla linearità tipografica e dalla rigida gabbia della sintassi. Con il suo "artificio verbo-visivo" chiudiamo il nostro viaggio creativo: i registri stilistici si fondono nella pagina per emergere dal flusso di notizie e lanciare un messaggio "contaminato" (aggettivo che amo alla follia). Non c'è più distinzione tra "segno" e "di-segno": il grafema evade dalla "griglia letterale" e s'incarna nel linguaggio universale.
Oggi l'artificio verbo-visivo si chiama copy-ad e ha il vantaggio di attirare l'attenzione del lettore sulle singole parole del messaggio. Come nel recente passato futurista - perdonate il triplice ossimoro - la comunicazione digitale "possiede la bellezza della velocità" e sfrutta tutti i mezzi a sua disposizione per dialogare con il lettore. Non a caso, il copy-ad è tornato in auge alla grande su Facebook, Pinterest, Instagram, Google Plus - sotto le spoglie dei quotes.
Ma - domanda che spesso mi si fa - con Twitter che sa' da fa'?
C'è la possibilità di allegare immagini ai 140 soldatini monocromi; io, però, conosco un vero mago del CIP futuristico, che - con fibra da rapper (?) - trasforma le parole in suono e di-segno.
Guarda quanta concentrazione c'è nell'esplosione creativa di Antonio Colanino:


Conclusione con domanda circolare

Ora io ti chiedo: "Quanto ti annoi su Twitter?"
Forse tanto, ma ancora per poco.
Se vuoi twittare "ad arte" devi sperimentare e trovare il tuo stile; ma, soprattutto, devi leggere il top e-book sull'argomento: "Twitter marketing: la guida completa al marketing su Twitter" di Valentina Lepore.
Poi ci ritroviamo qua, se ti va.
Pronti a (ri)negare la domanda iniziale; ormai è ovvio, mi pare.

Come si usa Twitter? Te lo racconto in 5 dabliu più uno

Twitter è il social network più (ri)chiesto. 
Come si usa? Come funziona? E l'hashtag che senso ha? 
Forse il problema è a monte. 
Forse prima c'è da capire come si scrive. 
Su Twitter, ovviamente; e dove se no?


Il problema di Twitter è capire come si usa Twitter. 
Paradosso dei paradossi, che si trasforma in dosso da rompersi... gli ossi.
Le ragioni sono più d'una, ma il podio se lo contendono in due:

  • gli striminziti 140 caratteri, compreso hashtag e nickname 
  • l'esistenza di hashtag, retweet e menzione

"Niente di nuovo sotto il sole" è il ragionamento più adatto al primo elemento. 
140 caratteri sono davvero pochi, diciamolo; ma tant'è devono bastare per comunicare. 

Comunicare. 
Bastare. 

Sono due verbi che ricordano qualcosa?
Tipo, che so, un documento che ha compiuto cent'anni nel 2006 e che dicono morto da almeno sei?
Sì, proprio quello: il buon vecchio comunicato stampa, che ancora campa e ha tanto da insegnare.

Il secondo termine svela l'origine e il ruolo del nome. 
Sì, perché un tempo tutte le notizie passavano dalla carta stampata. E i giornalisti - si sa - sono persone impegnate [altro paradosso: chi scrive per mangiare non ha tempo di mangiare per scrivere]. 
Ecco allora che arriva la soluzione: il comunicato stampa con le sue 5 dabliu + uno:

  1. who - chi?
  2. what - cosa?
  3. when - quando?
  4. where - dove?
  5. why - perché? 
  6. how - come?

Quando scrivi, rispondi a queste 5 domande e darai una notizia completa in brevissimo tempo; quello che nemmeno le aziende hanno più, tanto meno in un'epoca accelerata come questa.

Ebbene social network e web 2.0 hanno ucciso il centenario documento; un po' quello ch'è successo a Spiderman, quando ha finito d'arrampicarsi sugli specchi. 
Almeno così dicono. Ma ne siamo proprio certi? 
Cos'è la regola della piramide rovesciata se non la risposta alle 5 W nelle prime righe del post? E cos'è Twitter se non la diffusione di notizie con approfondimento in link e hashtag per l'argomento?

Forse invece d'andate a un funerale tocca riesumare.
Forse seguire il metodo delle 5 dabliu + 1 è il modo più giusto per usare Twitter.


Who = chi sono?

Socrate colpisce ancora: capire chi sei viene prima di tutto; perché una volta che l'hai capito sei a cavallo, nel senso che compri un calesse e porti il follower dove vuoi tu. 
La questione è da snocciolare su più piani.

Premessa:
  1. chi ti vede, legge o ascolta non ti conosce.
  2. chi non ti conosce, cerca di capire chi sei guardando, leggendo e ascoltando.

Va da sé che gli elementi importanti sono sempre cinque:
  1. scelta del nickname - intero, acronimo, professionale, fantasioso, con o senza cifra, evocativo, spiritoso, informativo, noioso: qualsiasi nome ti darai, l'importante è che sia breve - per le menzioni - e facile da memorizzare. Io all'inizio sbagliai: RobiCopyZanella è troppo lungo e ho messo la "i" al posto della "y" che faceva tanto rima con copy. Sviste da evitare, visto che il mio lo sbagliano tutti
  2. scelta della bio -  informativa, ironica, cinica, emotiva: qualsiasi storia sarai, l'importante è che sia concisa; se ti capita schiaffaci un hashtag con professione: fai capire cosa fai e di cosa parli
  3. scelta del colore - verde speranza, rosso fuoco, blu mare o giallo canarino: di qualsiasi gradazione ti senti, ricorda che il colore non deve stancare l'occhio né cozzare con lo sfondo; se vuoi richiamare quello del blog, poi, tanto meglio
  4. scelta dell'avatar - la tua faccia, una figura/disegno, un simbolo, il logo, un meme: qualsiasi cosa sceglierai, sii coerente e non vestire mai panni stretti: i continui cambi d'identità non giovano alla tua riconoscibilità, arrecano fastidio e svelano insicurezza
  5. scelta di tema e sfondo: colorato, bianco, nero, disegnato, scritto, griffato: qualsiasi gusto avrai, sii creativo al punto giusto: non pasticciare, non esagerare, non accozzare. La bio dev'essere leggibile: evita scritte fitte, fantasie, decorazioni e colori troppo chiari o accecanti

Diretta conseguenza:
  1. costruisci il tuo personal branding e restagli sempre fedele: nei toni, negli interessi, nei modi.


What = cosa devo twittare?

Questo lo sai solo tu.
Io posso darti quattro consigli veloci:
  1. gli interessi tuoi e dei tuoi followers, ovvero chiediti sempre perché dovrebbero leggerti
  2. le tue passioni/impressioni, ovvero mettici il cuore che va sempre bene
  3. i tuoi post, ovvero stai attento a non sfociare in spam e alterna i tweets con altri contenuti
  4. le pillole di saggezza 2.0, ovvero snocciola aforismi e riflessioni intelligenti che vai alla grande
  5. i contenuti divisi per ambiti e macro-categorie d'interesse - vedi hashtag

La questione del "che cosa" riguarda anche il famigerato retweet. 
Le teorie sono tante e il social network si regge sulla condivisione, si sa. Io tengo conto di:
  1. amicizie, stima e affetto - se ci sono vuol dire che apprezzo
  2. interessi dei miei followers, ché tanto se non leggono è un retweet andato perso
  3. news, curiosità e new entry (interessanti)
  4. professionisti stimati e conosciuti da tutto - ma proprio tutto - il globo (non solo social)
  5. e tanto altro che dipende da come tira il vento - leggi pure: la rete non si chiama "rete" per caso e t'avviluppa in gironi impensati


When = quando devo twittare?

Pure qui le teorie si sprecano e finisce che Socrate ci fa un baffo con la barba - che aveva tra l'altro.
C'è chi programma giorni, minuti e ore in cui è giusto twittare determinati contenuti. Fonti accreditate indicano il mercoledì come giorno top, mentre le prime luci del mattino se la giocano con la pausetta pranzo. Spiace constatare che qualche ragione c'è, non tanto sul giorno quanto sull'ora; ma dipende sempre dal contenuto che si veicola e - al solito - dal tipo di followers che si vuole coinvolgere.
L'aforisma riflessivo in piena notte concilia alla grande. Un post su Newton - forse - no.


Where = dove devo twittare?

Domanda stupida dici?
Nevvero, perché anche qui dipende sempre da cosa twitti.
Facciamo che tu voglia condividere una foto, per esempio; e facciamo che tu non voglia pupparti "l'esimo" profilo su Instagram o Foursquare; ma facciamo che ci tieni a far sapere dove sei.
Bene. Vai nelle Impostazioni, entra in Account e spunta "aggiungi una posizione ai miei tweets".


Why = perché devo twittare?

Le ragioni sono tante... milioni di milioni; e - neanche a dirlo - ognuno ha le sue.
Ricordi la prima dabliu? Capisci chi sei e sai dove andrai. 
Solito polpettone da nonna papera, ma sempre ottimo.
Che dire? Twitter è un mezzo per:
  • veicolare notizie e tenersi aggiornati sui propri interessi
  • farsi conoscere da chi ci interessa
  • sfogare l'inclinazione sociale
  • allenare la capacità di comunicare
  • informarsi sulle novità del settore
  • creare un network proficuo
  • incappare in opportunità lavorative
  • lanciarsi nella formazione

E perché no?
Stringere amicizie sincere.


How = come devo twittare?

La questione del "come" è soprattutto linguistica. 
Torniamo al modello delle 5 dabliu + 1 e chiudiamo il cerchio.
Hai solo 140 caratteri.
In questi 140 caratteri devi includere link, hashtag ed eventuali menzioni con tanto di chiocciola.
Come fare?

Sul contenuto:
  • leggi la notizia, centra l'argomento e riassumilo bene (al riassunto dedicherò un post, ché necessario saperlo fare al meglio)
  • riformula la notizia, mettendo in risalto l'argomento principale
  • cerca d'essere incisivo e d'incuriosire: usa punti di domanda e di sospensione, luoghi comuni, nomi conosciuti, provocazioni, menzioni
  • evita articoli, preposizioni, avverbi inutili: vai dritto alla notizia come il giornalista
  • no alle abbreviazioni da bimbominchia: alla lunga urtano assai
  • sfrutta l'andare a capo - da poco introdotto - per essere più chiaro
  • inserisci nel tweet simboli e freccette per mettere in evidenza il link

Sull'hashtag:
  • includine uno che descriva al meglio l'argomento: il lettore seleziona per macro-categorie
  • non usarne mille a tweet: due o tre sono più che sufficienti
  • inventa hashtag dedicati alle tue iniziative
  • usa gli hashtag più interessanti per il tuo settore  
  • usa gli acronimi, ché occupano meno spazio 
  • divertiti con hashtag ironici: non li troverà nessuno, ma stimolano empatia

Sulla menzione:
  • coinvolgi le persone nelle tue discussioni
  • crea discussioni per coinvolgere le persone
  • dedica un pensiero a qualcuno, con o senza foto/video
  • stimola i commenti sul tuo blog
  • alimenta commenti su blogs e profili degli altri
  • crea network: apri le orecchie e fai da ponte tra persone con interessi comuni

Insomma... fai rete e avviluppati per bene.


Conclusione

In questo social-viaggio moderno ci portiamo qualcosa dal passato: le regole base del comunicato stampa sono utili anche per la scrittura sul web e su Twitter. In futuro dedicherò un post al redivivo documento per capire meglio da dove proviene e com'è cambiato negli anni; e un altro post al riassunto come tecnica per comunicare bene in digitale.

Intanto spero che questo post ti sia piaciuto.
Ave a te, Twitter addicted.

Approfondimenti:
La piramide rovesciata, pdf di Luisa Carrada

Visual on simonedoinel.tumblr.com

Come funziona Twitter? 8 regole per cinguettare bene

Ecco la solita domanda: come funziona Twitter?
Cui segue la solita risposta: boh, io mica l'ho capito. 
Ci hai mai fatto caso?
Twitter è il social network che raccoglie più antipatie.
Perché?



Twitter ha una pessima reputazione.
Se non sei un social media coso, capita spesso di sentore opinioni come queste:
  • è difficile
  • è noioso 
  • fa schifo
  • non funziona
  • non diverte
  • non ha senso

Sai come si dice: quando la volpe non arriva all'uva...
... sì, perché sarebbe interessante capire come mai i pareri negativi aumentano di pari passo con il numero d'iscrizioni al tanto calunniato "cinguettio".
Logiche conseguenze di una fama planetaria? 
Le chiamerei piuttosto scene già viste: tutti sentono parlare di una cosa e tutti la vogliono capire.
Il problema è che la maggior parte di quei tutti non riesce a capire come funziona Twitter. 
E cosa fa la volpe quando non arriva all'uva?
Dice che non le piace.

Effetti collaterali della pubblicità
La maggior parte degli italiani si iscrive a Twitter per moda o per sentito dire.
"Lo usano tutti, non vorrai mica restare indietro!"
Questa è la frase più frequente, cui segue di solito un lungo elenco di nomi VIP.
Beeeeeeep: risposta sbagliata.

Anarchia o dittatura?
Twitter non è Facebook:  non puoi aggiungere persone alle liste, né chiedere d'essere aggiunto alle loro.
In pratica non puoi scegliere chi deve seguirti.
Ma c'è di più - o di peggio?
Se qualcuno decide di seguirti può farlo senza bisogno di richieste o conferme.
Troppa anarchia o assenza di scelta che ricorda una dittatura?
Non cambia molto, perché in entrambi i casi il costo è altissimo: tocca sapere di cosa parli.

Twitter on, Twitter in
Follow me on Twitter: più facile a dirsi che a farsi.
Chi è abituato ad avere lunghe liste d'amici su Facebook senza il minimo sforzo, si scontra subito con il primo ostacolo: conquistare followers a colpi di contenuti interessanti.
What a shame!
Ecco che le schiere di delusi vanno a ingrossare quelle delle volpi rosicone.
Il problema è uno: prima di preoccuparsi dell'on Twitter, bisogna impegnarsi nell'in Twitter. 
Detto in altro modo: come funziona Twitter? E come ragiona?
Proviamo ad entrargli in... tasto.

@1 - Circoscrivere l'ambito
Orientare i potenziali followers verso il tuo profilo è il primo passo da fare.
Come?
Raccontando chi sei, cosa ti interessa e di cosa ti occupi; perché qualcuno ti scelga fra milioni d'utenti, devi fornirgli un valido motivo.Quando scrivi la bio, pensala come un biglietto da visita: tutti la leggeranno.
Hai a disposizione 160 caratteri: sfruttali al meglio per presentarti con la massima originalità e schiettezza.

@2 - Scegliere i followers
Il secondo passo è decidere cosa t'interessa trattare, per metterti alla ricerca dei followers giusti.
Chi sono?
Quelli che condividono le tue passioni e possono darti informazioni utili a riguardo.
Puoi fare una ricerca per parola, per categoria, per nome, per hashtag o seguendo le discussioni.
Lascia perdere VIP, super-star e cantanti vari: quello che hai da dire tu gli interessa molto meno di quello che loro vogliono dire a te.

@3 - Essere coerenti
Una volta circoscritto l'ambito d'azione, è importante essere coerenti.
Scegli sempre argomenti pertinenti e interessanti per chi ti segue.
Internet ha miliardi di notizie al costo di un click: seleziona quelle giuste, secondo un preciso fil rouge.
Le licenze creative sono ben accette, ma stai attento: ne va della tua credibilità.

@4 - Trovare l'ispirazione (che non è imitare)
All'inizio sarai un po' disorientato, quindi osserva il comportamento di utenti più esperti: i loro profili sono una buona fonte d'ispirazione e d'insegnamento per capire il meccanismo del tweet perfetto.

@5 - Essere originali (che non è copiare)
Cinguettare, non scimmiottare: è regola fondamentale.
Quando citi altre fonti, cambia le parole; ancora una volta il rischio è quello di non essere credibile. Hai solo 140 caratteri - compresi hashtags e link - per cui ogni parola deve avere un senso. 
Ecco 5 trucchi per attirare l'attenzione e coinvolgere il lettore:
  • fai capire in modo breve e incisivo di cosa tratti
  • usa l'hashtag  - vedi punto 6
  • usa la forma interrogativa - fai domande
  • usa la forma colloquiale - dai del tu e del voi
  • fai dell'ironia
  • sfrutta simboli e faccette per riassumere il tuo stato d'animo - con moderazione

@6 - Avere un blog o un sito
Twitter è più divertente se hai un blog o un sito.
Perché?
  • Postare sempre "materia d'altri" è pesante.
  • 140 caratteri striminziti limitano l'estro e la creatività.
  • Le possibilità d'interazione si riducono.
In breve: potrebbe esserci poca interazione.
Meglio avere dei tweets su argomenti tuoi per aprire dibattiti e discussioni.
C'è più soddisfazione.

@7 - Interagire con i followers
Nonostante il significato del loro nome, i followers vanno seguiti.
Il tuo scopo è quello di attirare l'attenzione, senza cadere nella trappola dell'egocentrismo.
Ti fa piacere quando gli altri danno importanza alle tue idee?
Bene, allora ricambia la stima: commenta, condividi, partecipa alle discussioni, fai RT e ringrazia sempre. 
Twitter mette a disposizione dei mezzi per comunicare al meglio con i tuoi followers e gli altri utenti.
  • # seguito da una o più parole concatenate (senza spazi). È un sorta d'etichetta - hashtag appunto - per inquadrare un contenuto e renderlo visibile nella ricerca; la puoi sfruttare per seguire una discussione, cercare profili interessanti e parole chiave, attirare l'attenzione di utenti sconosciuti o spingerli a seguirti.  Non è facile riuscirci, ma può capitare d'infilarsi nel flusso giusto e incuriosire qualcuno. Twitter ha una lista giornaliera di hashtags più seguiti. Il bello è che non ci sono limiti: puoi scrivere un unico termine, più termini diversi, un'intera frase, un modo di dire, una o più abbreviazioni..
  • @ seguita dal nickname della persona con cui vuoi comunicare: una funzione utile, che si trasforma in link diretto alla pagina dell'utente.  

@8 - Avere pazienza e forza di volontà
All'inizio Twitter è stressante e un po' deludente. 
Inutile nascondersi dietro un dito: ci vogliono pazienza e forza di volontà.
"Oggi di cosa parlo? Cosa c'è di nuovo? Ai miei followers interesserà quello che ho da dire?"
I primi mesi mi sono fatta queste ed altre domande.
Ho detto mesi, non giorni.
Ci vuole tempo, ma crucciarsi è inutile: meglio leggere, scrivere e dibattere. 
Questo è il consiglio che do anche a te.
È arrivato il momento di mettersi alla prova sul campo.