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Nerd


Cosa significa nerd?
Si tratta di una parola misteriosa: se quando la pronunci ti senti un social user moderno e international, ti sbagli. Il termine inglese non è un neologismo: ha più di settant'anni.
Uno: etimologia
Da dove deriva nerd?
Le ipotesi sono tante e... creative.

1936 - Il pupazzo del ventriloquo
Edgar Bergen (originario Berggern) è attore, speaker e ventriloquo. Personaggio eclettico deve il suo successo ai simpatici sketchs radiofonici con i pupazzi Charlie McCarthy e Mortimer Snerd: togli una "s" dal secondo cognome e scoprirai la prima teoria etimologica.
Ecco una foto del ventriloquo con i compagni d'avventura:
Hai capito bene: il nerd è quello con il muso da topo, la faccia addormentata e due denti in bocca.
Tra le tante attività, Bergen ha lavorato come illustratore di fumetti: sue sono le famose strisce Mortimer e Charlie, apparse su molti quotidiani americani tra il 1939 e il 1943.
Un vero creativo con i fiocchi.

1950 - L'animale fantastico
Il Dottor Theodor Seuss Geisel (in arte Dr. Seuss) è uno scrittore di racconti per bambini, che ama creare personaggi fantasiosi e comporre rime. Nel suo libro If I ran the zoo, si nasconde la seconda teoria etimologica. Il protagonista è Gerald McGrew, un fanciullo sensibile che visita lo zoo e resta impressionato dalle condizioni not good enough degli abitanti. Gerald si propone di liberare le strane creature, dando loro nomi fantasiosi. Descrive, tra gli altri, un leone con dieci piedi; un grande uccello, che chiama Fizza-ma-Wizza-ma-Dill; e il nostro nerd, un cane canuto (?) con una maschera rossa da eroe. Ecco la frase del racconto:  "And then, just to show them, I'll sail to Ka-Troo/And Bring Back an It-Kutch, a Preep, and a Proo,/A Nerkle, a Nerd, and a Seersucker too!" - e questo è il personaggio illustrato dall'autore in persona.
Carino vero?
Seuss ha lavorato come illustratore di campagne pubblicitarie per la Standard Oil e nel 1947 ha vinto l'Oscar con un film documentario scritto per l'Air Force. I suoi racconti hanno ispirato undici specials televisivi, tre lungometraggi, un musical a Broadway e fruttano ancora 15 milioni di dollari l'anno. Un altro creativo con i fiocchi.

1970 - L'impiegato impegnato 
La Northern Electric Research and Development è un dipartimento per la ricerca e lo sviluppo nel settore delle telecomunicazioni, nato dalla fusione tra i due colossi Bell Canada e Northern Telecom. Nell'acronimo del nome si trova la terza teoria etimologica: gli impiegati dell'azienda, infatti, portavano sulla camicia un astuccio da tasca (pocket protector) con una sigla stampata sopra: N.E.R.D. 

1960 - L'accezione moderna
Ispirato dal racconto del Dott. Seuss, il giornale Newsweek cita l'uso popolare di nerd come sinonimo di drip (fesso, inetto) e square (serio, quadrato, convenzionale). La parola comincia a diffondersi nei colleges americani come sinonimo di "secchione socialmente inetto". Di quegli anni è la sitcom "Zero in condotta" con l'attrice di Sex&TheCity Sarah Jessica Parker nei panni di una nerd emarginata.

1970 - I giorni felici 
La parola nerd compare nella sitcom Happy Days e si diffonde in tutto il mondo. Con questo termine, Arthur Fonzarelli definisce gli studenti poco interessati all'altro sesso. Purtroppo la traduzione italiana non permette di cogliere a pieno il significato, liquidandolo con "imbranato".

1965 e 1975 - Le storpiature
Philip K. Dick è uno scrittore statunintense, con un passato burrascoso e un presente difficile: ama la fantascienza e l'anfetamina. Sostiene di aver coniato il termine storpiato nurd nel 1973, ma noi sappiamo che la prima apparizione di questa parola risale al 1965: si tratta di una pubblicazione stundentesca del Rensselaer Polytechnic Institute. Secondo la tradizione orale, nerd deriva dall'alterazione del verbo inglese drunk (bevuto) - poi diventato knurd - e definisce in modo ironico i ragazzi studiosi e astemi.
La variante gnurd è in uso al Massachusetts Institute of Technology fin dalla metà degli anni '70.

2012 - L'alterazione
Il Dizionario etimologico inglese spiega il termine nerd come un'alterazione della parola nert, in uso fin dagli anni '40 per definire una persona "stupida o pazza", a sua volta un'alterazione di nut.
Due: forma
Chi è il nerd?
Un individuo con precisi connotati fisici e morali.

Aspetto esteriore
Hai presente il classico secchione da primo banco con l'aria corrucciata e la mano sempre alzata? Quello è lo stereotipo del nerd secondo i mass media.
1. Indossa vestiti rubati dall'armadio di tuo nonno: gilet, mocassino e pantalone stile "acqua alta".
2. Studia troppo e perde la vista: ha grossi occhiali dalla montatura pesante, meglio se rattoppati con un metro di nastro adesivo.
3. Nota e annota tutto: ha un taschino munito di pocket protector per tenere le penne stilografiche e non macchiarsi con le perdite d'inchiostro.
4. Odia le feste: quando ci deve andare, veste abiti troppo formali e suscita il riso dei presenti.
5. Preferisce l'attività cerebrale a quella fisica: è sempre magro, grasso e/o pieno di brufoli.

Aspetto interiore
Hai presente il classico secchione da primo banco, silenzioso, timido e con lo sguardo perso nell' universo? Quello è il clichè del nerd secondo i mass media.
1. Ama stare chiuso nel suo mondo: è introverso, impacciato e solitario.
2. Ha un'iclinazione naturale per la ricerca intellettuale: classica, fisica e matematica.
3. Non riesce a instaurare rapporti sociali o non gli interessa più di tanto; anche quando si tratta dell'altro sesso e, quindi, non fa sesso.
4. Non si dedica allo sport: preferisce partecipare a dibattiti su argomenti culturali.
5. Passa le ore davanti al computer, rinunciando alla vita sociale.
6. Ha un animo pacifico e gentile, incapace di rispondere ad atti di bullismo da parte di persone inferiori dal punto di vista intellettuale.

Gli anni novanta e la rivincita del nerd
Con l'avvento di Internet e la rivoluzione informatica, il concetto di nerd comincia a cambiare in senso positivo: si tratta di una persona preparata a livello tecnico, che ottiene successi finanziari.
Bill Gates e Linus Trovalds, padri di Microsoft e Linux, si sono definiti nerds. E che dire di Mark Zuckerberg? Timidezza e incapacità di comunicare diventano una molla imprenditoriale: da ragazzo timido e impacciato a uomo desiderato e socializzato.   
Monologhi e serie televisive descrivono bene l'era dell'orgoglio e della rivincita nerd.

1. Le parole di Gerald Sussman professore del MIT: "La mia idea è presentare ai bambini l'immagine che sia giusto essere intellettuali [...] Voglio che ogni bambino diventi nerd, dove questo significa qualcuno che preferisce studiare e imparare per poi competere a livello sociale"
2. Il film cult Revenge of the Nerds (1984), che esplora il concetto di nerd in modo comico
3. Nell'episodio del cartone animato Freakazoid, il protagonista Nerdator usa il potere della mente per annientare il nemico e tiene un memorabile monologo sulla sua importanza: "[...] quello che a loro manca in forza fisica lo compenso con il potere della mente. Chi ha scritto i libri più venduti? I nerds. Chi ha diretto i film di maggior incasso? I nerds. Chi ha creato alta tecnologia avanzata che possono capire solo i creatori stessi? I nerds. E chi sono le persone che concorrono per la Presidenza degli Stati Uniti? Nessun altro che i nerds".
4. La serie televisiva Chuck ha come protagonista un nerd esperto di computer e appassionato di video-game; lavora per un'azienda dal nome esplicativo: la Nerd Herd.
5. La recente serie Diario di una nerd super-star racconta le avventure/disavventure di Jenna, adolescente innamorata e socialmente complessata - vedi "Zero in condotta" di Sarah Jessica Parker.
Super-eroi e cartoni animati
La figura stereotipata del "secchione buono" esisteva già in tempi non sospetti: che dire del magro, pallido e occhialuto insegnante Peter Parker alias Spider-Man? O del timido e impacciato giornalista Clark Kent, alter ego di Superman? Veri e propri nerds ante litteram, che si trasformano in super-eroi e salvano il mondo. Prendendosi al contempo una bella rivincita. 
Antagonisti degli eroi sono i nerds cattivi e vendicativi, resi pazzi per i danni subiti nel corso della loro esistenza: scienziati, maniaci o maschere schizofreniche.
Poi ci sono i nerds dei cartoni giapponesi, muniti di occhiali opachi con spirali colorate o in versione lente trasparente con riflessi di luce abbagliante. Tali personaggi  hanno un ruolo chiave nella cultura nipponica, che dà più importanza al successo accademico che al consenso sociale.

Gli anni 2000 e la rivalutazione "social"
Il ventunesimo secolo inizia con la rivoluzione del web 2.0: dammi un computer e conquisterò il mondo. Da questo punto di vista, siamo tutti un po' nerds. Eppure il termine ha spesso un'accezione negativa, diventando sinonimo di a-socialità, chiusura, snobismo. Questo pseudo-bullismo digitale è tipico del nostro Paese, dove lo stereotipo del secchione resta quello d'una persona evoluta e intelligente, ma sfigata e socialmente "scomoda". La verità è che il social nerd suscita l'invidia del bulletto smanettone, perché tratta argomenti complessi e si esprime in modo eccellente. Argomenti che hanno a che fare con l'informatica, i fumetti, i giochi di ruolo, la musica classica, gli scacchi, i film, la fantascienza, i giochi virtuali, la letteratura fantasy e la cultura tutta.
La parola nerd ci piace per 11 buoni motivi:
  1. ha più di 70 anni, ma sembra nata ieri
  2. ha un'etimologia creativa e misteriosa
  3. ricorda i giorni felici di Happy Days (?)
  4. è breve, ma intensa
  5. è concisa, ma complessa
  6. è accademica, ma comune
  7. è simbolo di un movimento sociale e culturale: la rivoluzione dell'orgoglio intellettuale
  8. è pedagogica e camaleontica: sta la passo con i tempi e si evolve con le situazioni
  9. è umanistica e scientifica, come l'insieme della cultura
  10. è comica e drammatica: l'ironia stereotipata rischia di sfociare in stupido bullismo
  11. è l'espressione di un'evoluzione estetica: da anti-sex a Sex&TheCity.

Penna Biro: la storia

Nasce nell'Europa dell'est.
Cresce in America Latina.
Si diffonde negli Stati Uniti.
Approda in Europa occidentale.
Cambia l'estetica della scrittura e accorcia le distanze.
È l'invenzione geniale di un uomo eclettico e sfortunato.
Sto parlando della mitica penna biro.
Questa è la sua storia.


Chi è nato negli anni '70, ha visto cambiare i mezzi della scrittura: tasti e fogli elettronici hanno preso il posto di carta e penna. "La grafia è diventata piatta, uniforme, impersonale" tuonava mia nonna, criticando la vecchia macchina da scrivere; eppure il processo di "appiattimento" è partito molto prima: quando lei era appena una ragazza.
 
Budapest: lo scrittore senza macchia
L'ungherese Laszlo Jozsef Birò è un personaggio eclettico: si diletta nella pittura e lavora come redattore in una rivista di Budapest; ma, strano a dirsi, non ama sporcarsi le mani.
Questo scrittore senza macchia, un giorno si sveglia con un'idea geniale: creare una penna a sua immagine e somiglianza. Decide di sostituire l'inchiostro liquido della stilo con quello tipografico a rapida essicazione, inserito in una cannula di plastica; ma il nuovo materiale viscoso rende la scrittura poco fluida.
Come risolvere il problema?
Ecco un'idea semplice e geniale: sostituire la punta della stilografica con una pallina d'acciaio, che distribuisca l'inchiostro sulla carta in modo omogeneo.
Narra la leggenda che l'ungherese abbia trovato l'input, guardando dei bambini giocare a biglie sulla strada. Trovare una soluzione alle macchie della stilografica è lo scopo reale dell'invenzione.
Biro sarà per sempre il suo nome.
 
Argentina/Francia: da Biro a Bich
Nel 1938 Birò chiede il brevetto per la sua penna a sfera, ma prima di ottenerlo scoppia la seconda guerra mondiale. Per sfuggire ai tedeschi, lui e la sua famiglia scappano prima in Spagna, poi in Francia e in Argentina. Qui con l'aiuto del fratello Georg, ex chimico, perfeziona la sua invenzione: affinché funzioni è necessaria una pallina metallica di dimensioni precise, che solo una ditta svizzera è in grado di produrre; altro problema è ottenere un inchiostro della giusta viscosità.
Nel 1944 Birò brevetta la sua penna a sfera, ma i costi di produzione elevati lo costringono a cedere i diritti a un finanziatore che la produce subito per le forze armate statunitensi.
La biro compare nel 1945 a Buenos Aires con il nome di Eterpen, prima ditta che la commercializza
su larga scala. Qualche anno dopo, il barone italo-francese Marcel Bich acquista i diritti e lega per sempre il suo nome a quello della biro. 
 
Mondo: da bich al pc
Il destino comune di molti inventori è non essere dei buoni imprenditori.
L'eclettico giornalista ungherese non fa eccezione.
Negli anni '60 compra una tenuta in Argentina, dove tenta le sorti come allevatore; la scelta non si rivela un buon affare e si conclude con un fallimento.
Nel 1985 Laszlo Birò muore povero nella sua casa di Buenos Aires, all'età di 86 anni.
Lo scrittore senza macchia ha scritto una della pagine più importanti della nostra storia quotidiana. La fortuna è stata avara, ma il destino gli ha concesso di assistere al trionfo della Bich e alla sua sopravvivenza nell'era tecnologica. Dalle lettere d'amore, lutto e sofferenza dei soldati statunitensi, ai post-it attaccati sullo schermo del pc, fino alle scrivanie di uffici, scuole e tribunali: tutti hanno usato la biro. E tutti continuano a farlo.
Una grande soddisfazione, degna di una geniale invenzione.
 
Riflessione finale
Voglio tornare un attimo a mia nonna.
Gli esteti della scrittura hanno criticato molto l'introduzione della penna a sfera: quella punta ostile ad ogni flessione della mano ha pianificato la grafia e appiattito l'espressione della personalità.
Dal punto di vista pratico, invece, la penna biro è stata un'invenzione comoda, semplice e geniale: il primo passo verso l'uniformità dei mezzi e la circolazione veloce delle idee.
 
Tu cosa ne pensi?
Ti schieri con gli esteti o con gli uniformatori?
 
 
Fonti:
B. Colonna "Dizionario degli errori e dei dubbi della lingua italiana" - Newton&Compton editori, 2001
Wikipedia - Enciclopedia Online 
 

Vaga voglia di vacanza

Tempo di vacanze.
Ma cosa significa "vacanza"?
E tu come passi questo tempo?




Se quattro è con quarto, cinque è con quinto

Luglio col bene che ti voglio... sono ancora qui a schiattà - tà - tà - tà - tà.
Ecco come abbassare il livello di un post con erudito titolo allitterante.
Ti prego, non farlo mai; anche se tutta la stanza gira intorno a te, come a me in questo momento.
Lo sai, non c'è limite al peggio; ma tu dai sempre il meglio, che così il limite lo trovi da solo.

Il mio limite, per esempio, è stato guardare "Quinta Colonna", il nuovo programma di Canale 5 condotto dal giornalista di Rete 4 Salvo Sottile; sì proprio lui, quello di Quarto Grado. Giustamente se sul quattro era quarto, sul cinque è quinto. Non sia mai che ci scappi un po' di creatività; anzi, che sparisca del tutto questa creatività che smuove le menti delle genti.

Si spazia dalla cronaca nera "sottiliana" al gossip d'ursiano. 
Fortuna che Sveva Casati Modigliani alza il tono della discussione, dando qualche spunto di riflessione; come quello sul concetto di vacanza: si può definire tale una crociera su "enormi mostri d'acciaio" come la Concordia? Non è stressante saltare, ballare, nuotare, mangiare e convivere con altre 5.000 "forme umane" per una o due settimane?
La scrittrice rivolge queste domande al basito Sottile, che cerca di salvarsi la faccia da Salvo; ma lei non cede: è convinta che il concetto di vacanza, o meglio, il suo significato originario si stia perdendo.
Pure io; è proprio così che la penso.


Latin Lover e il significato di "vacanza"

L'italiano è figlio del latino, quindi la maggior parte delle parole hanno DNA simile. So che lo odi e sembra roba da vecchi, ma tu sai che il latino è un perfetto Latin Lover (?) perché "padre di tutte le lingue"; quindi, espatriare non ti servirà a nulla: lo devi affrontare.

"Vacanza" deriva da vacans, participio presente di vacare: essere vuoto, privo, libero. La forma verbale s'intende a livello spaziale, ma anche fisico e mentale; possiamo confermare con altri termini italiani che hanno la stessa radice etimologica:

vacante = libero, non occupato (anche in senso figurato)
vuoto = libero, non occupato (in senso fisico e spaziale)
vacuo = inconsistente, leggero, libero da pensiero, superficiale (anche in senso figurato)
vano = vuoto, inutile, leggero, privo, difettoso (anche in senso figurato)
vasto = vuoto, sgombro, libero (in senso spaziale).


Relax yourself? Concordo sulla Concordia

Che cos'è, quindi, la vacanza?
Un periodo di riposo continuato, in cui si svuota la mente e ci si libera di tutto: lavoro, studio, sport, fatica, nervoso, stress, ansia e... computer.
Relax yourself, riassumerebbero gli inglesi.
"Un momento in cui ci si piega su se stessi per coccolarsi un po'", poetizza la Casati Modigliani.
Sono d'accordo sul senso etimologico e concordo in pieno sulla Concordia, quella che rischi di perdere con il mondo: gente -> troppa gente; bambini -> urla di bambini; animatori -> scocciatori; musica -> rumore a tutte le ore; balletto -> balletto in gruppetto; piscina -> ginnastica in piscina; palestra -> cibo post sforzo.


De gustibus non disputandum

Sono una pazza democratica e rispetto tutti; un giorno proverò anch'io una bella crociera, per confermare o contraddire quello che pensiamo io e la mia (amica) Sveva.
In ogni caso, quest'anno passo: mi ritirerò in Calabria sotto il solito ulivo, circondata da (in ordine sparso): cani, pomodori, gatti, basilico, mamma, cicche, fidanzato, sale, libri, mare e... tanti bei ricordi, che affiorano tutti gli anni nello stesso posto. Un bel paradosso, che conservo gelosa.
Tradizionalista, pigra, romantica, latinista estremista: tu chiamami come vuoi.
Io in vacanza stacco la spina per rifocillare la mente e (ac)coccolarmi su me stessa.
E sì: pure quella del PC.

Boicottare: un verbo tutto europeo

Quattro lingue.
Una radice.
Più sensi.
Cosa si nasconde dietro il verbo "boicottare"?
Qual è il suo significato?

Seguiamo le orme di un crudele ufficiale britannico, vissuto nell'Irlanda di fine Ottocento...


Lo scontro delle "3F"

Charles Cunningham Boycott nasce a Norfolk nel 1832 e presta servizio presso la British Army, dove raggiunge il grado di ufficiale; quando il ricco Conte di Erne gli propone di amministrare i suoi latifondi nella contea di Mayo, Boycott si trasferisce in Irlanda.
L'ufficiale britannico si dimostra ben presto all'altezza del suo ruolo, se non fosse che eccede nel maltrattare i contadini dipendenti: vessazioni,  frustate e punizioni sono all'ordine del giorno. 
La spietata condotta trova un valido oppositore in Michael Davitt, leader della Lega irlandese dei lavoratori della terra (Irish Land League).
L'organizzazione, nata per difendere i braccianti dall'esproprio delle terre e per migliorare le loro condizioni di vita, ha lanciato da poco la campagna delle "3F":
  • Fair rent: giuste condizioni affittuarie.
  • Fixity of tenure: la fissità del possesso.
  • Free sale: la libera vendita.
Inutile dire che si tratta di principi inaccettabili per uno "schiavista-latifondista" come Boycott, che tenta in tutti i modi di bloccare l'iniziativa sul nascere.


Boicottare Boycott

Corre l'anno 1880.
La Lega resta fedele al suo stile e passa al contrattacco con un'azione non-violenta, ma lacerante: l'isolamento totale di Boycott: nessun irlandese deve collaborare o avere contatti con lui. Tutta la comunità risponde positivamente all'appello: i vicini di casa diventano muti, i banchi in chiesa sono tutti occupati, i negozi non vendono, i postini non consegnano e, ciliegina sulla torta, i braccianti non lavorano.
Gli inglesi definiscono quest'azione di non-collaborazione di massa ed esclusione dalla società con il verbo "to boycott", dal nome proprio di colui che per primo l'ha dovuta subire.
L'epilogo è scontato: il disastro produttivo.
Il ricco Conte di Erne vede le sue terre inaridire e licenzia in tronco l'ufficiale britannico.
Il governo inglese, dal canto suo, non assiste inerme alla plateale insubordinazione degli irlandesi e decide di intervenire in due modi:
  • intimando alla Lega di cambiare la sua condotta (inutilmente);
  • inviando una scorta militare per proteggere Boycott, costretto a tornare in patria quello stesso anno.
L'ufficiale britannico, ex ammnistratore di terre, morirà in Inghilterra nel 1897.


Quattro lingue. Una radice. Più sensi.

Abbiamo svelato un altro mistero etimologico: "to boycott" è un verbo inglese, derivato dal nome di un personaggio realmente esistito.
I Francesi sono i primi a traslare il termine in boycotter, seguiti dai Tedeschi con boykottieren e da noi Italiani con boicottare.
Ma cosa vogliono dire il verbo ed il corrispondente sostantivo "boicottaggio"?
Urge puntualizzare che boicottare non ha un significato univoco, nè tanti significati diversi; meglio parlare di più sfumature (sensi) dello stesso significato.
Nel primo caso, quello più antico e coerente con l'origine del termine, boicottare significa "mettere al bando" un commerciante colpevole, impedendogli di svolgere la propria attività. Situazione non meno triste di quella in cui è incappato il crudele Boycott.
Per amor di cronaca, tocca puntualizzare che i puristi hanno sempre rifiutato l'espressione; ma la lingua è un po' come la rete: mutevole, immensa e libera dagli schemi.
Tant'è che boicottare si diffonde rapidamente in Europa ed acquisisce presto una nuova sfumatura di signifcato: "congiurare contro qualcuno o qualcosa", ostacolandone l'attività o la produzione; da qui a che il termine assuma valenza politica, il passo è breve (lo Stato è il primo "produttore di beni").
Oggi il verbo boicottare è entrato nell'uso comune con un significato che riassume i primi due: "ostacolare, escludere".


Boicottato

Sintetizzo, citando Panzini:
[...] Sa lei, padrona bella, cosa vuoi dire essere boicottati? Non si mangia, non si beve, non si dorme più. Vai al­la bottega? E per te la roba non c'è! Hai il pagliajo? E la notte te lo bruciano. Porti il pane al forno? Per te il fornaio non ha più il fuoco. Vai per la strada? Anche i piccoli, i bastardi, ti fischiano dietro; e guai a toccarli! "Ricordàtevi hanno detto che le bèstie dèvono morire di fame e di sete." Deve sentire nelle stalle grandi, che rugghi! Sembrano quasi dei cristiani. Ma adesso la legge è così.»

Boicottaggio

Se fossi  un uomo influente, cosa ti piacerebbe boicottare?



Fonti:
"Dizionario degli errori e dei dubbi della lingua italiana", di Barbara Colonna, 2001 p. 41
Wikipedia - Enciclopedia on-line
A. Panzini "Il padrone sono me" - Mondadori, Milano
Immagine:
wellfleetian.com 

Gratis: che lingua è?

Una parola magica, che piace a chi compra e a chi vende.
Cosa vuol dire "gratis"?
Ti rispondo con una bella storia tra Manzoni e... Pollon.


Sembra inglese ma non è, serve a darti l'allegria.
Pollon canterebbe così; e non a torto direi. 
Gratis è una parola dal suono anglosassone, che mette subito il buonumore.
Perché secondo te?
Be', prima di tutto significa "ottenere qualcosa senza dare nulla in cambio": motivo più che valido per meritare il tuo rispetto. 
E invece che fai?
Ignori la sua storia, il suo significato e le sue origini.
Fai subito ammenda, leggendo questo post :-)


Il suono inganna...
Se ti chiedessi a bruciapelo che lingua è gratis, cosa risponderesti?
Ahi ahi ahi asinello, sento puzza di pelo bruciato.
Potrei darti una bella tirata d'orecchie, ma ti risparmio: so che la domanda trabocchetto puzza più della tua peluria. La fregatura c'è, ben celata nell'anglofonia; perché gratis è una parola italiana quanto te.


... il latino no
Consolati: non sei l'unico animale della situazione.
Quella brutta bestia di latino ci mette il suo zampino etimologico: gratis, infatti, è l'ablativo strumentale di gratia (=grazia, favore, benevolenza).
Te lo chiedo in gergo finanziario: come avviene la transazione letteraria?
I passaggi sono tre:
  1. Gratia = origine
  2. Gratiis = ablativo strumentale del precedente
  3. Gratis = ablativo strumentale contratto del secondo termine
Non è più difficile di un'operazione matematica...


Non dire quattro, se non ce l'ahi nel sacco 
Tagliamo lo zampino al latino: che cos'è l'ablativo strumentale? Ti basti sapere che corrisponde a un avverbio (o complemento) di modo; esprime, quindi, il modo in cui si può fare una cosa e si può tradurre con "di grazia, per favore, con benevolenza, gratuitamente".


Prima pregare, poi ringraziare
Se gratis è un avverbio di modo che deriva dal latino gratia, i modi per chiedere una grazia sono davvero tanti; perché il termine è tanto apprezzato in campo religioso, quanto in quello economico.
Non a caso, pregare e ringraziare sono due verbi complementari.
Ci hai mai pensato?
Preghi per chiedere qualcosa; ringrazi a preghiera soddisfatta.
Avere qualcosa gratuitamente significa ottenerlo per benevolenza o favore di qualcuno; leggi pure: senza dare nulla in cambio.

Risparmiare... parole
Nel momento del bisogno la parola gratis sparisce con o senza incanto - per citare dirlo in un gergo magico barra giudiziario. Quello che stiamo vivendo è uno di quei momenti.
Non ti resta che imparare a risparmiare, iniziando dalle parole.
"A gratis" è sbagliato -> sappilo. 
Lo devo proprio urlare: quella "a" d'introduzione abbonda come il riso sulla bocca...
E tu non lo sei, vero?
L'errore deriva da una falsa contrapposizione dell'espressione "a gratis" con "a pagamento".
Il purista liquida indignato la questione, bollando la prima come forma dialettale; e ribadendo il diritto di "gratis" a comparire solo nella frase - o in un'aula di tribunale.
Come dargli torto?
"A gratis" è un'inutile ripetizione dell'avverbio di modo, che suonerebbe/stonerebbe "a con grazia, a per favore, a con benevolenza, a gratuitamente".
Repetita iuvant, ma anche... evitata.


Tornare alle origini 
C'è una locuzione latina che mette d'accordo puristi e volgari parlatori.
Forse la conosci anche tu, che non sei né uno né l'altro (?)
Sto parlando di "Gratis et amore Dei", tradotta letteralmente "per grazia e per amore di Dio".
La locuzione nasce colta e cresce nel linguaggio familiare, dove si usa come sinonimo di:
"dare o ricevere qualcosa senza che l’acquirente sia legato da alcuna obbligazione verso il donatore"
Hai letto i Promessi Sposi?
Manzoni è uno dei miei autori preferiti; per questo lo cito spesso.
Nel capitolo XIV, durante il saccheggio dei forni a Milano, Renzo raccoglie del pane da terra e ripete incredulo "Gratis et amore Dei, Gratis et amore Dei".
La storia della lingua è ciclica, si sa. 

Immagini:
simonedoinel.tumblr.com
Fonti:
Wikipedia - Enciclopedia on.-line
Dizionario degli errori e dei dubbi della lingua italiana - Newton&Compton, 2011 - p. 13
treccani.it
etimo.it
 ... continua

#3 Il primo anfiteatro romano, il Colosso di Nerone e la nascita di... "Colosseo"

L'Anfiteatro Flavio
Nerone muore nel 68 d.c.
Il successore si chiama Vespasiano, discendente dalla dinastia dei Flavii; il suo primo desiderio è rendere evidente la differenza tra il vecchio ed il nuovo governo: si adopera, quindi, per restituire alla cittadinanza il terreno pubblico usurpato ingiustamente dal "tiranno" per costruire la Domus Aurea.
In quest'ottica nasce il progetto del primo anfiteatro stabile di Roma, detto "Anfiteatro Flavio" dall'omonima dinastia imperiale che ne è l'artefice.
La costruzione inizia nel 70 d.c. ed è possibile anche grazie al saccheggio del tempio di Gerusalemme, avvenuto proprio in quell'anno.
L'area scelta è l'ampia vallata tra Velia, colle Oppio e Celio.
Hai già sentito questi nomi vero?
Sono proprio le coordinate dello Stagnum Neronis!
Il lago artificale viene bonificato, sotterrato e ricoperto; l'enorme massa d'acqua, invece, è dirottata verso l'apposito acquedotto pubblico.
Vespasiano riesce a vedere solo la costruzione dei primi due piani dell'anfiteatro, prima della sua morte nel 79 d.c. Sarà il figlio e successore Tito, a completare l'opera con il terzo e quarto ordine di posti e ad inaugurare l'anfiteatro nell'80 d.c.
E l'immenso Colosso che ritrae Nerone nelle vesti del dio Helios/Sole?
Abbiamo detto che si trovava nel vestibolo della Domus Aurea sulla Velia, appena sopra lo Stagnum Neronis (ora Anfiteatro Flavio).
Cosa ne fu di lui negli anni a venire?

Le 4 (oppure 5) trasformazioni del Colosso
Dopo la morte di Nerone, il cui nome è condannato per sempre alla damnatio memoriae, il suo immenso ritratto subisce diverse trasformazioni. Purtroppo ci è dato conoscerne solo quattro, a cui se ne aggiunge una quinta in via solo ipotetica.

1. Vespasiano, probabilmente, lascia il Colosso in loco, ma lo priva degli attributi di potere (remo e globo) per trasformarlo in una divinità solare.
2. Parecchi anni più tardi, Adriano ordina di spostare l'immensa statua di qualche metro per far posto al Tempio di Venere e Roma, costruito vicino all'Anfiteatro Flavio; per riuscire nell'impresa si dovranno inpiegare ben 24 elefanti!

Trasporto del Colosseo per costruire il Tempio di Venere e Roma, voluto da Adriano

 
3. Commodo, imperatore la cui megalomania faceva impallidire quella dell'originale ritratto, sostituisce il suo volto a quello di Nerone e aggiunge al colosso gli attributi di Ercole: la clava al posto del timone e un leone ucciso all'altezza dei piedi.
4. Morto Commodo, la statua torna ad essere l'immagine del dio Helios/Sole e l'antico timone riprende il posto della clava divina.

La quinta trasformazione del Colosso neroniano non è ufficiale: si tratta di un'ipotesi recente, che riguarda l'imperatore Costantino.
La leggenda vuole che Papa Silvestro (o papa Gregorio Magno) abbia ordinato la fusione della statua neroniana, di cui si sono salvati solo tre frammenti: la testa, la mano sinistra con una parte di avambraccio e il globo; trasportati davanti a Palazzo del Laterano, restano qui a lungo come muta testimonianza di un mondo pagano ormai sconfitto. In seguito, Papa Sisto IV ha donato i tre bronzi al Campidoglio dove tuttora sono conservati; se ti capita di visitare i Musei Capitolini, avrai l'occasione di ammirarli da vicino. 
Globo, mano sinistra e testa sono stati attribuiti con certezza all'imperatore cristiano Costantino. 
Ma potrebbero nascondere i resti del Colosso neroniano dopo l'ennesima trasformazione?
Gli indizi a favore sono tanti.
1. Sotto la cerchia di riccioli costantiniani, la testa cela ancora la capigliatura a lunghe ciocche sinuose tipica dell'epoca giulio-claudia.




2. La conformazione della nuca ha inconfondibili tratti neroniani. A conferma di ciò, i segni di saldatura del nuovo volto su quello precedente, ben visibili lungo la linea esterna delle orecchie.



3. Sulla sommità il Colosso di Costantino doveva avere probabilmente la corona radiata del dio Sole, distrutta insieme a parte della calotta cranica.
4. La testa e gli altri due frammenti di bronzo sono stati trovati nella valle dell'Anfiteatro Flavio, ulteriore prova che porterebbe ad escludere la presenza di due colossi nella stessa area.
5. Infine, il fatto che la statua rappresenti un imperatore cristiano (quindi non pagano) spiegherebbe perchè, dopo il famoso Editto di Costantino, non sia stata distrutta.

Dunque, il destino ha voluto che la statua di Nerone sia arrivata fino ai nostri giorni sotto le spoglie dell'imperatore Costantino?
Sarebbe paradossale che il più esecrabile e sconcio imperatore romano sia sopravvissuto nei secoli nascosto dietro al viso di un principe cristiano!

Colosso e "Colosseo"
Il Colosso di Nerone ha subito varie trasformazioni nei secoli, ma non si è mai spostato dalla sua sede originale sulla Velia se non di pochi metri; prima ha fatto da sfondo allo Stagnum Neronis, per poi fungere da ornamento all'Anfiteatro Flavio (che del lago aveva preso il posto).
Corre l'anno 523 d.c., quando si svolgono gli ultimi giochi nell'anfiteatro.
L'impero romano è caduto da poco più di cinquant'anni e la denominazione dell'edificio comincia a confondersi nei secoli con il Colosso di bronzo che li sta di fronte.
Non si sa la data precisa della coniazione del termine, ma siamo sicuri che nell' XI secolo l' Anfiteatro Flavio è già chiamato "Colosseo".

Tornando alla domanda che ci siamo posti all'inizio sull'epigramma del Venerabile Beda, l' ipotesi più probabile è che l'erudito inglese non si riferisse all'Anfiteatro Flavio, all'epoca non ancora identificato con il nome "Colosseo", bensì a qualcosa che oggi non esiste più: la statua colossale di Nerone che gli stava di fronte.

Ancora 3 ipotesi
Esistono altre teorie interessanti sulla storia della parola "Colosseo".
Per chiudere in bellezza, ti consiglio di leggerle!

La prima ipotesi ha a che fare con l'etimologia della parola latina colossus, a sua volta derivata dal greco kolossòs. La radice comune dei termini è -kal -kol, che ha il senso di "ergersi"; non a caso, la troviamo identica nelle parole italiane colle (greco: kolonos), colonna (latino: columna), cima e culmine (latino: culmen). Secondo questa ipotesi, il nome "Colosseo" sarebbe da riferire alla mole stessa dell'Anfiteatro Flavio, indipendentemente dalla statua che gli si ergeva di fronte (a sua volta chiamata "Colosso" per le sue dimensioni straordinarie).

La seconda ipotesi tira in ballo il luogo in cui sorge l'Anfiteatro Flavio, chiamato in antico Collis Isei; sembra, infatti, che sul Monte Oppio sorgesse un tempio dedicato ad Iside, che dava il nome alla contrada (detta appunto "Iseo"). 

La terza ipotesi suona più come una misteriosa leggenda, secondo cui il Colosseo sarebbe stato un tempio dedicato ai demoni.
I sacerdoti di questo strano culto alla fine di ogni cerimonia si rivolgevano agli adepti con la domanda: "Colis Eum?" ("Lo Adori?"), riferendosi al diavolo; da questo inquietante interrogativo deriverebbe l'appellativo del monumento.
La diceria è stata tramandata da Armannino Giudice e nel corso dei secoli ha avuto molto seguito tra i romani.
Benvenuto Cellini ne parla in un racconto ironico, in cui descrive la notte passata al Colosseo per assistere alle manifestazioni demoniache; lo accompagna il suo amico e celebre orafo Agnolino Gaddi, che, spaventato a morte dalla situazione:
fece una strombazzata di coregge con tanta abundantia di merda, la quale potette più della zaffetica
La "zaffetica", per inciso, era una miscela di zolfo usata dagli esorcisti per scacciare i demoni dai luoghi infestati; e infatti i diavoli scappano via semiasfissiati!

L'ultima curiosità
É forse grazie all'ironia di Benvenuto Cellini e del suo racconto sul Colosseo, che é nato il detto comune “povero diavolo”.


Ti è piaciuto questo breve viaggio nella storia di Roma?



Fonti:
Archeo Monografie "Nerone" 2/2011
Wikipedia - Enciclopedia Online "Colosseo"
romaviva.com
terraincognitaweb.com
Immagini:
Archeo Monografie "Nerone" 2/2011
 ... continua

#2 La rinascita di Roma e la costruzione di una sontuosa dimora, che nasconde al suo interno una statua d'oro...

La città risorge dalle sue ceneri, sottoforma di fenice dorata
Il fatto che l'imperatore decida di costruirsi un Palazzo "proporzionato" alle sue manie di grandezza, fa propendere i più per un suo diretto coinvolgimento nell'incendio di Roma.
E' anche vero che la riedificazione dell'Urbe ha i suoi lati positivi per i sopravvissuti, ma anche per le generazioni future: blocchi di case ben allineati, costruzioni d'altezza moderata, piccoli cortili interni, ampie strade e portici colonnati sostituiscono finalmente condomini affollati, casupole in legno e vicoli luridi.
Non solo.
Le nuove costruzioni sono in pietra refrattaria ed hanno muri propri (al posto di quelli divisori).
La riedificazione di Roma è di tale portata, che gli storici posteriori useranno dire: "Nerone ricostruì Roma con la stessa furia con cui l'aveva distrutta".

La Domus Aurea e il Colosso di Nerone
Nerone fa costruire la sua dimora nel centro di Roma, sfruttando l'ampio spazio lasciato dai quartieri inceneriti e l'area acquistata prima dell'incendio.
Il progetto è talmente immenso, che definirlo Domus (se pur Aurea) è riduttivo: parlerei, piuttosto, di una città nella città.
La residenza s'ispira alle grandi ville marittime del golfo di Napoli e si estende su ottocentomila metri quadrati.
I vari edifici della Domus si adagiano sulle colline del Palatino e della Velia, occupando:
  • parte del Colle Oppio (dove tutt'oggi sono visibili i resti del vasto padiglione a portici con 300 mq di fronte, che fungeva probabilmente da sala di rappresentanza);
  • gli horti imperiali sull'Esquilino;
  • il tempio del divo Claudio sul Celio (trasformato in ninfeo).
Sparsi fra boschi, vigne e pascoli, sorgono altri ninfei, templi e terme.
Per dare un'idea delle dimensioni "modeste" della dimora, Svetonio scrive che il porticato a tre ordini di colonne della Via Sacra misurava mille passi (circa 1440 m) e che il successivo vestibolo sulla Velia conteneva una statua colossale di Nerone alta 120 piedi (circa 35 m).
Della statua parla anche Plinio il Vecchio, che la colloca "in summa sacra via"; percorrendo la Via Sacra, infatti, da cui si accede al vestibolo, si vede l'enorme colosso stagliarsi sull'orizzonte.



Ma perchè farsi costruire una statua di tali dimensioni?
La risposta non si limita al carattere squilibrato dell'imperatore; stavolta c'è di più: mi riferisco alle forti suggestioni che esercitava a quel tempo il Colosso di Rodi, sepolto ormai da secoli negli abissi marini.
E' l'artista asiatico Zenodoros a realizzare l'immensa statua in bronzo dorato.
Nerone è ritratto nelle vesti del dio Helios/Sole con una corona radiata sul capo, il globo (simbolo del regno) nella mano sinistra ed un timone (simbolo del reggitore dell'impero) a sostenere il braccio destro.
Gli "effetti speciali" della residenza imperiale non finiscono qui.
Sotto il vestibolo, in una vasta area compresa tra Velia, Colle Oppio e Celio, si trova il cosiddetto Stagnum Neronis: un lago artificiale grande come un mare interno, alimentato dalle fonti del già citato tempio di Claudio sul Celio (ora ninfeo).


Un progetto grandioso quello della Domus Aurea, portato a termine in soli 4 anni e sopravvissuto intatto per poco più di 34: i successori di Nerone ed un nuovo incendio contribuiranno a lasciarne poca traccia.
Che fine faranno, quindi, il lago artificiale "hoollywoodiano" e l'immenso Colosso dorato che gli faceva da cornice?
Scopriamolo insieme nella terza ed ultima tappa del tuo viaggio!

Roma e colosseo: mito o realtà?

Cosa significa la parola "Colosseo"?
Quali sono le sue origini?
Facciamo un viaggio nella storia di Roma, per scoprirlo insieme.

Quamdiu stabat Colyseus
Stabit et Roma;
Quamdo cadet Colyseus
Cadet et Roma;
Quamdo cadet Roma
Cadet et mundus.

(Finchè resisterà il Colosseo,
resisterà anche Roma;
quando cadrà il Colosseo,
cadrà anche Roma;
quando cadrà Roma,
cadrà anche il mondo).

Questo è l'epigramma del Venerabile Beda, erudito inglese vissuto tra la fine del VI e l'inizio del VII sec. d.c. Noi italiani, dobbiamo andarne fieri.
Ma cosa intendeva il saggio anglossassone con il termine "Colosseo"?
Si riferiva al monumento che conosciamo oggi oppure a qualcosa che non esiste più?
Per scoprirlo, dobbiamo compiere un breve viaggio nella storia di Roma.
Si parte.

#1 L'incendio, l'imperatore e lo scontro fra 2 titani 

Roma in cenere
Corre l'anno 64 d.c.
L'imperatore di Roma, Nerone, è fuori città: sta trascorrendo i mesi estivi presso la stazione termale di Anzio. Non prevede che il suo soggiorno sarà breve: un evento catastrofico sta per abbattersi su Roma. La notte tra il 19 e il 20 luglio il Circo Massimo s'incendia all'improvviso. La zona tra Celio e Palatino pullula di botteghe in legno, piene di mercanzie combustibili; terreno fertile per il fuoco, che, complice il vento, avanza come un mare compatto e invalicabile.

"Dapprima l'incendio divampa al piano, sale poi devastante ai colli per ridiscendere al basso, impedita ogni difesa e dalla rapidità delle fiamme e dalle strade strette e tortuose specie in quartieri irregolari, come c'erano allora nella vecchia Roma". 

Queste le parole di uno scrittore medievale per descrivere l'ondata incandescente che investe Roma fino al 28 Luglio. Dieci giorni... di fuoco!


La megalopoli contro il megalomane
Giunto a Roma, Nerone si trova davanti uno scenario drammatico: delle 14 regioni augustee:

  • 3 sono rase al suolo;
  • 7 sono ridotte in rovina;
  • 4 sono salve in modo parziale, insieme a Foro, Campidoglio e Palatino

La Domus Transitoria, dimora imperiale che congiungeva l'ex Palazzo di Tiberio sul Palatino con i giardini di Mecenate sull'Esquilino, è ridotta in cenere.
Imprecisato il numero di morti nell'intrico di strade e vicoli dei quartieri umili, avvolti dal fuoco e difficili da raggiungere per il crollo delle strutture murarie in legno. Più della metà dei romani perde casa e lavoro: la disperazione regna sovrana.
Ma per Nerone c'è di peggio: il popolo, che pochi giorni prima lo appaludiva ossequioso, ora gli si rivolta contro rabbioso e lo accusa d'essere il vero responsabile dell'incendio.
Si delinea uno scontro tra due titani: la megalopoli da una parte; il megalomane dall'altra.
Sicuramente l'egocentrismo esasperato e paranoico dell'imperatore, da sempre evidente e sotto gli occhi di tutti, non aiuta a riscuotere consensi nel momento di bisogno.
Ma è  stato Nerone l'artefice del disastroso evento?
E perché il popolo lo accusa?


Due indizi di colpevolezza
Nerone comprende le difficoltà della plebe e cerca di correre ai ripari: apre agli sfollati il Campo Marzio, gli edifici di Agrippa e i giardini imperiali.
Non solo.
Lui stesso si adopera per costruire edifici provvisori d'accoglienza e per distribuire ogni genere di alimenti, venduti anche in seguito a bassissimo prezzo.
Ma le buone intenzioni non sono sufficienti.
Tacito, storico d'epoca poco posteriore, sottolinea come: "L'infame opinione che l'incendio fosse stato comandato dall'imperatore restò ben radicata". Altri storici antichi, testimoni non sempre obiettivi delle opinioni del tempo, danno un giudizio unanime di colpevolezza.
Perché tanto accanimento?
Come ho già accennato, l'imperatore soffre di un evidente delirium magnitudinis, forma di megalomania che non lo rende certo simpatico; a questo lato caratteriale che rasenta la follia, si aggiungono due indizi di colpevolezza:


1. il desiderio, più volte espresso, di fondare una nuova Roma e di chiamarla Neropoli
2. l'acquisto, pochi mesi prima dell'incendio e a basso costo, di una vastissima area tra Esquilino e Palatino (sulla quale si estenderà parte della Domus Aurea).


Tanta "carne" da mettere al fuoco per sfamare i più pettegoli.
Ma torniamo agli storici antichi.
Che ne pensano?
Dice Svetonio:
Disgustato dalla bruttezza dei vecchi edifici e dalle strade tutte strettoie e curve, [Nerone] dette fuoco alla città (...) aveva perfino progettato di costruire una nuova Roma e di chiamarla Neropoli.
Della stessa opinione è Cassio Dione:
Nerone sentì il desiderio di realizzare quello che aveva sempre sperato e cioè mandare in rovina l'intera città fintanto che era in vita (...) Perciò incaricò segretamente alcuni uomini che, comportandosi come se fossero ubriachi, appiccarono focolai d'incendio in più parti di Roma.
Dulcis in fundo, la conferma del già citato Tacito:
Nerone sfruttò il disastro cittadino per costruirsi una sontuosa dimora, dove non tanto erano da ammirare gemme ed ori (ricchezza divenuta banale per uno che si chiamava Nerone), quanto terreni coltivati e laghi, parchi con foreste, spazi e prospettive: opera dei fantasiosi architetti Severo e Celere, la cui geniale arditezza si sbizzarriva nel realizzare con l'arte ciò che non offriva la natura e nell'allegro sperpero delle ricchezze del principe.

Il terribile incendio di Roma solo per edificare una residenza privata?
Scoprilo nella seconda tappa del viaggio.

Sono sincera e ti dico perchè

Sin-cera.
Fin dai tempi di Michelangelo, gli scultori avevano l'abitudine di nascondere i difetti delle loro opere colando cera fusa nelle fessure e poi coprendola con polvere di marmo. Il metodo era considerato un inganno e, quindi, qualunque scultura 'senza cera' era considerata un'opera d'arte autentica. L'espressione aveva preso piede; ancora oggi a volte firmiamo le lettere 'sinceramente', per assicurare l'altra persona che stiamo dicendo il vero.
Sono le parole di Dan Brown in 'Il simbolo perduto'.
Voglio essere sincera con te: anche se il libro contiene spunti etimologici interessanti, le teorie dell'autore americano non sono degne di cieca fiducia.


Facciamo una breve indagine?
Non siamo Robert Langdon, ma ci tocca svolgere un'indagine sul significato di 'sincero'; per amor di verità o di completezza, che dir si voglia.
Siamo o non siamo italiani?

La parola latina...
Secondo gli antichi il termine 'sincero' (sincerus) derivava dall'unione di sine (senza) + cera (cera).
Ma a quale cera alludevano?
La cera d'api, da cui si otteneva il miele puro.
Con l'espressione 'sine-cera' s'intendeva 'tale come il miele puro, vero, retto, chiaro, limpido'. 
A sostegno di questa interpretazione, si cita una nota a Terenzio del grammatico Aelius Donatus.
Purumu sine fuoco, et simplex, ut mel sine cera                                                             Puro come il fuoco e semplice come il miele senza cera
 
... e quella moderna
Gli etimologi moderni propendono per un'origine diversa della parola e propongono tre ipotesi. 
 
#1 - Genuino, con un solo seme
Sem = uno solo, unico (come nel latino 'simul' e nell'italiano 'seme' e 'insieme') + kere = crescere (come nell'italiano 'cereale').
 
#2 - Semplice per natura
Sim = semplice (come nel latino 'simplex') + kar = creare (come nell'italiano procreare)
 
#3 - Senza impurità
Sin = senza (come nel latino 'sine') + skar = inquinare (come nell'inglese 'scearn' - letame e nel russo 'skaared' - sozzo).

Cosa significa sincero?
La somma di tutti gli aggettivi elencati finora: genuino, naturale, semplice, puro, schietto.

Che dire di Dan Brown?
Non so da quali fonti l'autore americano abbia tratto le sue informazioni e non posso escludere che al tempo di Michelangelo il termine s'intendesse come sostenuto nel suo libro.
Senz'altro la persona sincera non porta maschere e non ama la falsità. Il modo di dire "faccia di cera", infatti, si usa ancora oggi per definire qualcuno che nasconde bene i suoi sentimenti.

Sei d'accordo?

 
Fonti:
eDan Brown - Il simbolo perduto - Mondadori, 2009 - pp. 419-429
timo.it
Dizionario Etimologico Rusconi, 2010
Wikipedia - Enciclopedia on-line/Donato
Immagine
simonedoinel.tumblr.com 

#8marzo: auguri alla donna e al suo significato


Cara donna, oggi ti faccio un regalo omonimo: non è un errore ortografico, ma un gioco di parole.Se stai pensando a un "polpettone" di mille righe difficile da digerire, ti sbagli. 
Non voglio addentrarmi in questioni di sesso, psicologia, morale e società: oggi scrivo del sostantivo "donna" e della sua storia. Cerco di farlo con criterio, leggerezza e un pizzico d'ironia. Tanto per scoprire chi siamo, da dove veniamo e - magari - dove stiamo andando.
 
Etimologia classica
"Donna" deriva dal latino domina nella sua forma sincopata domna.
La radice etimologica -dam (sottomettere) nasconde il significato originario della parola: signora, padrona.
Nell'antica Roma, dominus era il padrone di casa; domina sua moglie. Entrambi avevano potere indiscusso su tutto ciò che gli apparteneva: oggetti, vestiti, uomini in pelle e ossa. Non è certo un caso, se troviamo la stessa radice in domus (casa) e domino (dominare).
 
Le varianti medievali
A partire dal Medioevo, "donna" acquisisce altri significati:
- vocativo della Vergine Maria (Ma-donna)
- fanciulla cortese, dama (gentil-donna, nobil-donna)
- consorte di persona in vista (es: donna Lucrezia)
- persona di umile condizione (donna delle pulizie)
- dominatrice maliziosa (donnaccia)
 
Evoluzione moderna
Oggi, il termine "donna" ha molte definizioni e altrettanti... sensi.
Ecco i quattro più comuni:
1. Individuo di sesso femminile, che ha raggiunto la completa maturazione fisica
La differenza d'età tra adolescente e anziana si esprime attraverso frasi tipiche:
- giovane donna
- non s'è fatta ancora donna
- ormai s'è fatta donna
- lei è una donna, tu una bambina
- è già donna
- si dà arie da gran donna
2. Individuo di sesso contrapposto a quello maschile
Cogliere la differenza tra i due sessi significa mettere in rilievo i tratti peculiari di quello femminile. I risultati a parole sono questi:
- una gran bella donna
- voce di donna
- una donna affascinante
- una donna piacente
- una donna di classe
- una vera donna
- è molto femminile
- scarpe, abiti, borse, orologi da donna
3. Componente femminile della società
"Donna felicità, non ha l'amore. Donna felicità, lo vuol trovare" - nella famosa canzone di Renato Pareti il termine "donna" è sinonimo di collettività femminile. Stesso senso si trova in espressioni di tipo politico, sociale e morale:
- i diritti della donna
- l'emancipazione della donna
- i movimenti per la liberazione della donna
- la sensibilità della donna
- la pazienza della donna
4. Componente femminile della famiglia
Secondo la morale comune, il ruolo sociale più adatto alla donna è quello familiare: madre, figlia, sorella, moglie, fidanzata. La dimensione affettiva ricorre in frasi tipo: 
- la mia donna (mia moglie, la mia fidanzata)
- le mie donne (le donne che fanno parte della mia famiglia)
- le donne di casa (come sopra) 
E se parliamo di una sola "donna di casa"? I sinonimi si moltiplicano:
- casalinga 
- brava ragazza
- moglie
- madre
- donna delle pulizie

Constatazioni amichevoli (mica tanto)
In un'epoca in cui s'ignora la signora che è in noi, meglio ironizzare su alcuni modi di dire un po' antipatici.
1. Sei una mamma troppo buona?
La tua creatura rischia d'essere "figlio/a di una buona donna".
2. Ti piace viaggiare?
Il tuo hobby è sinonimo di "grande donna di mondo".
3. Esci spesso a cena con le amiche? 
Non dire "vado fuori con le mie donne": potresti essere fraintesa (da un uomo). 
4. Hai una vita sociale attiva?
"Sono una donna pubblica" non è l'espressione più adatta per rendere l'idea.
Quando la lingua toglie, quando la lingua dà...
 
Il regalo omonimo
Signora e padrona, santa e martire, madre e moglie, amica e amante, dominatrice maliziosa e bambina innocente: quante cose può essere una donna! Creatura speciale, che trova la sua identità nella contrapposizione con il sesso maschile e vive di luce propria affatto complementare - o, peggio, riflessiva/costolare.
Il mio regalo rende il concetto con l'omonimia. Due parole lontane si uniscono per creare una nuova dimensione di signifcato: il sostantivo latino donna (domina) e il verbo italiano "dominare" alla terza  persona singolare (domina).
Domina domina. Sempre.
 
Uno slogan per tutte le donne, che nel nome hanno una missione.
Uno slogan forte, che vale dentro e fuori... domus.
Una favola da raccontare ai maschietti di tutte le età, per evitare violenze e ingiustizie.
Un girl power che chiede gran rispetto, più cercare infimo dominio.


 
Approfondimenti:
Fonti:
Wikipedia - Enciclopedia on-line
Dizionario etimologico Rusconi
Treccani.it
Immagini
simonedoinel.tumbrl.com