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Le parole di Facebook: il social media marketing è cosa seria

Hai un'azienda e vuoi gestire una pagina Facebook: perché, si sa, la presenza in rete è cosa buona e giusta; oppure sei un libero professionista che di social se ne intende: puoi aprire pagina e account solo soletto. 
Peccato che non sia proprio così. Leggi un po' qui...


Gran cosa avere la propria attività, vero?
Hai tante responsabilità, ma vuoi mettere la soddisfazione di organizzare tutto contando solo sulle tue risorse? Puoi gestire il lavoro con la massima libertà.

Vero: i tempi sono cambiati; ma cosa sarà mai questa presenza on-line?
Al sito web hai già pensato. E i social network poi, dai, li sanno "abitare" un po' tutti.
Quanto mai sarà difficile gestire una pagina Facebook per un'azienda?
Tzè, lo può fare anche lo stagista tra le varie mansioni per cui è stato assunto.
Oppure - perché no? - un figlio a caso che passa le giornate su Facebook a smanettare; senza contare il receptionist, tra l'invio di un fax e una conferma di prenotazione.

L'hai pensato anche tu, proprietario d'azienda italiana - piccola, media e grande.
E poi tu, social media coso improvvisato con 1000 amici sul profilo e condivisioni a casaccio dalla sera al mattino. Ma - ahimè - hai pensato sbagliato.

Te lo dice una che di social se ne intende un bel po': si chiama Veronica Gentili e basta seguire il suo blog per capire che il social media marketing è una cosa seria. Molto seria.
Lascio la parola a lei e al suo glossario di termini per il social più frequentato: Facebook.

Facebook tra Reach e Lead Generation 

Partiamo dall'assunto che tutti possono gestire un account aziendale o una pagina Facebook.
Certo, dico io, a patto che abbiano una certa familiarità con alcuni concetti base (tecnicismi).
Cose tipo queste:


  • reach 
  • engagement
  • CTA per generare interazione
  • Social Media Funnel strutturato, partendo dalla semplice awareness per arrivare alla conversion e alle opportune strategie di retention.


Che poi, ora che ci penso, vorrai mica compilare un report decoroso alla fine del mese da sottoporre al cliente; e tu, cliente, mica pretenderai di leggerlo. Perché in quel caso dovrai avere un minimo di dimestichezza con gli Insights e con Google Analytics per capire quanto, come e perché sei riuscito a generare traffico verso il tuo sito web.
Ah no, aspetta: forse sei uno di quei tipi che si "accontenta" di esserci, non ti serve un professionista. Però se poi, nonostante lo stagista abbia fatto del suo meglio, ti scoppia in mano una Social Media Crisis ingestibile e la tua azienda entra negli annali del Social Media Fail, magari te ne penti.
E se poi, non si sa mai, i tuoi competitors iniziano a costruire una presenza strutturata sui social network e riescono addirittura a fare Lead Generation, trasformando gli utenti in clienti anche grazie a Facebook, Twitter e compagnia, magari te ne penti di più.

Perché, sai cosa?
Forse è l'ora di mettere in mano ad un professionista quei 16 account aziendali sparsi in rete e capire che il Social Media Marketing non è una spesa: è un investimento imprescindibile, oggi.
Tutto il resto, sono inutili capricci.

Glossario dei termini social: Facebook

Reach = portata, ovvero il numero di singole persone che riesci a raggiungere
Engagement = coinvolgimento, misurato nel grado d'attenzione che la persona presta al contenuto condiviso attraverso il tuo account social (commento, condivisione, click, menzione, RT, re-pin, like)
CTA (Call to Action) = invito all'azione, generalmente sottoforma d'imperativo o di question per spingere gli utenti a compiere il gesto voluto ("condividi se sei d'accordo"; "sei d'accordo? Allora condividi"; "guarda adesso, cliccando qui"; "vuoi scoprire l'offerta? Clicca qui")
(Brand) Awareness = misura quanto la nostra marca è conosciuta dai consumatori e quanto viene associata ai prodotti specifici ad essa collegati.
Conversion = conversione; indica il compimento dell'azione desiderata per mano dell'utente (iscrizione alla newsletter, richiesta d'informazioni, acquisto).
Retention = ritenzione degli utenti una volta che hanno già effettuato l'acquisto: i social network, integrati con altri strumenti/canali, sono efficaci per "ritenere" i clienti e traghettarli verso acquisti ulteriori.
Insights = strumento di Facebook per misurare l'andamento della propria pagina (da considerare anche gli "Insights per i siti web della piattaforma").
Social Media Crisis = crisi che si genera, di solito, per il commento negativo dell'utente riferito all'azienda, postato sui social e reiterato da altri utenti a mo' di macchia d'olio. La crisi nei social media può davvero minare l'immagine aziendale se non viene gestita bene.
Social Media Fail = letteralmente "fallimento della comunicazione aziendale sui social media": non si tratta del semplice errore fatto ad opera del brand, quanto della viralità con cui questo si propaga in rete e raggiunge un gran numero di persone. Esempi eclatanti di Social Media Fail sono quelli di grossi marchi come Mc Donald, Taco Bell e Tesco.
Lead Generation = generazione di potenziali clienti. Di solito nel web si genera traffico verso una particolare pagina (detta landing page) attraverso cui l'utente può compilare una form per ricevere informazioni e/o venire contattato (per esempio con l'invio di posta personalizzata).

Facebook words' world

Le parole di Facebook non sono comuni, sottintese e rintracciabili con una semplice ricerca su Google.
Tocca avventurarsi nella pratica per capire in pieno il significato di ogni termine.
Ci sono professionisti che fanno questo lavoro al meglio, senza improvvisazione e riducendo il margine di errore. Insomma, non c'è cosa più sbagliata che affidare account e pagina social alla cugina affiatata.

Ringrazio Veronica Gentili di Glisco Marketing per aver colmato le nostre lacune "tecniche".
Io la seguo ogni giorno su Twitter come @VeronicaGenti; secondo me dovresti farlo anche tu.

Dai su, ovvio: l'immagine della tua azienda non può essere  quella di un social-bimbo imbronciato.
Giusto?

Visual:

Le parole di Google Plus, ovvero come si usa Google Plus

Hai imparato a usare Facebook.
Poi è toccato a Twitter.
Ora devi capire come si usa Google Plus.
Prima di scrivere, però, ti servono le parole giuste.
Quali? Scopriamolo insieme all'esperta Michaela Matichecchia.



Diciamolo chiaro: nessuno ha capito il senso di Google Plus prima d'iniziare a usare Google Plus.
Insomma, perché un altro social?
A cosa serve?
Non bastano i 1000 che ci sono già?

L'hai pensato anche tu social-media coso. Lo so.
Tu, che cammini per strada mangiando un'apple e ti nascondi dietro i tasti.
E l'ho pensato anch'io che social-media coso - fino a prova contraria - non sono.
Infatti ho iniziato un passo alla volta: iscrizione; interazione con chi mi cercava - lui, tanto, andava; curiosità per qualche post sull'argomento; e quando stavo per abbandonare la nave ho parlato con lei - Michaela Matichecchia - e mi si è aperto un mondo.

Ho scoperto che ci sono più ragioni per usare Google Plus.
Infondo lo dice il nome stesso e leggendo questo post - secondo me - ti convinci pure tu.
Parola di Tourtools.

Parole che... contano
Parlando di social e di Plus, partiamo da un concetto base:

  • +1 è condivisione

E +1 è anche il primo termine che s'impara su Google+. 
Un simbolo - più che una parola - capace d'esprimere nel click una filosofia pluralista:

  • la singola persona insieme ad altre persone fa tante persone

Quando regali un +1 al sito o alla pagina di un social-friend aggiungi la tua segnalazione a quella degli altri; anzi, fai qualcosa di più: condividi un contenuto.
Quindi, se due più due fa quattro, fatti in quattro... più uno.

L'importante è non cadere nel solito tranello di Facebook.
Sarà ch'è stato il primo social a introdurre il like, ma - ammettilo - ne sei ossessionato.
Allora meglio dirlo: +1 non è "mi piace" e i due non vanno confusi.
Dire "mi piace un gelato" è ben diverso dal chiedere "vuoi mangiare un gelato con me?". 
O no? E non è un caso se, mentre sui siti web trovi il pulsante +1, nelle singole pagine del sito compare il pulsante "condividi". Il ruolo è lo stesso: dai un occhio alla tab +1 sul profilo per credere. 

Ma torniamo all'incompreso social-network.
Sotto un post di Google+ i due tasti "+1" e "condividi" sono separati.
Nel primo caso stai dicendo "concordo che il gelato sia buono"; nel secondo approvi e diffondi consenso.

Profilo e pagina: tra persona e brand fatto persona
Su Google+ hai un profilo.
O anche più di uno, se vuoi; anzi, tanti quanti account gmail possiedi.
Ma la regola della social netiquette è chiara: devi usare un nome reale.
Non solo.
Ogni azienda, organizzazione, attività può creare dal profilo una o più pagine.
Profili - tuo, nostro, loro - e pagine sono comunque persone: quelle che le hanno create.

Cerchie: suddivisione in gruppi di persone e/o interessi
Su Google+, come nella vita reale, vivi di frequentazioni.
Ma - a differenza della vita reale (o forse no?) - puoi creare cerchie con tanto d'etichette: compagni di scuola, amici dello stadio, colleghi, famiglia; alcune le suggerisce lui di default, altre puoi crearle tu stesso.
Perché?
Lo scopo è facilitare la condivisione mirata e non inviare foto, post, video, eventi sul calcio alla mamma che il calcio non lo guarda - per dire.
Ogni volta che scrivi un post, vai su "A:" e scegli la persona o la cerchia con cui vuoi condividerlo. 
Con due semplici mosse farai... rete. 

Hangout e condivisione dal vivo
Su Google+ puoi parlare dal vivo con chi ti pare: giocatore di pallone, cantante, attore o... Presidente.
Non devi pagare e gli altri possono invitarti all' hangout on-air oppure in presa diretta. 

Già ma che cos'è questo hangout?
Una conference call, trasmessa e registrata su qualsiasi sito, su Google+ e - udite, udite - su YouTube.
Tu, io e altre persone - massimo dieci -  possiamo chiacchierare, scambiare opinioni, chiedere, imparare. 
Il video rimane a disposizione sulle due piattaforme e può essere - indovinate? - condiviso da altre persone.

C'è anche il nuovo servizio Google Plus hangouts per chattare o avviare una videochiamata con le cerchie o con qualunque persona abbia la possibilità di contattarti. 
Per gestire questa possibilità vai su impostazioni dell'account Google+.  

Pubblico, ovvero condividere senza confini.
La condivisione può essere su cerchie, singole persone o... pubblico. 
L'opzione "pubblico" è una parola molto importante su Google+: consente a chiunque di vedere i tuoi post, anche al re dei motori di ricerca Google. 
Se non hai scritto un contenuto privato o specifico, scegli sempre "pubblico" tra le opzioni "A:".

Post: cosa condividi?
Altra parola importante è post, sinonimo di pensiero, articolo, foto, video, link, invito a un evento. 
Attenzione che su Google+ il link solo soletto è spam; e sono tante le parole da imparare per segnalarlo: "disattiva", "segnala/blocca", "segnala come spam o abuso". 
Tutte parole che trovi sul menu contestuale dei post e anche su profili/pagine.

+1, condividi, commento, menzione: interazione
Ad ogni post puoi dare un +1 oppure condividerlo.
L'abbiamo già detto.
Aggiungiamo che in quel post puoi lasciare anche un commento. 
Queste 3 parole - +1, condividi, commento - si riassumono con il termine interazione.
Non solo.
Nel commento e/o nel post puoi menzionare una persona, scrivendo il suo nome preceduto da +1 o @: si crea subito un link di notifica al profilo/pagina dell'interessato; come su Twitter, con un +1 in più (?).

Notifiche: aggiornamento e flusso di condivisione
Le notifiche si ricevono in tanti modi, anche attivandole negli stream delle cerchie. 
Calma e sangue freddo: non sputare sangue su questa parola. 
Stream non è altro che il flusso di notizie: c'è quello del profilo, quello della pagina, quello della home e quello... delle cerchie; per trovarlo - sì c'è un flusso di post differenziato per ogni cerchia - vai in home e cerca il menu orizzontale. Cliccando sulla cerchia specifica, appaiono solo i post di quelle persone: puoi decidere se visualizzarli nello stream della home - con quelli di tutti gli altri - o ricevere notifiche mirate.  

Su #Googleplus ci sono anche gli stream degli hashtag, ovvero quelle parole che mettiamo dopo un cancelletto; e si possono avere addirittura gli hashtags automatici.
Sempre nel menu orizzontale home, infine, c'è l'opzione layout stream: serve per visualizzare i post su una o più colonne; infondo trovi le ricerche che hai salvato.

Ricerca: scoprire, esplorare, trovare
Ricerca è la parola d'ordine per entrare nella testa e nei tasti di Google Plus.
Usa la barra di ricerca per trovare tutto quello che vuoi.

Temi caldi: quando la condivisione è... scottante!
Se diventi un mago di Plus e riesci a coinvolgere più persone in poco tempo con il post, t'aggiudichi la top dei "Temi Caldi": lo stream dei contenuti più letti, visibili anche dalla home.

Community: incontro e confronto.
C'è il profilo.
C'è la pagina.
E c'è anche la community: uno spazio d'incontro/confronto tra più persone. Ricorda di scegliere bene le impostazioni sulla privacy - pubblica o privata - perché non potrai più tornare indietro.

Dashboard: tutte le indicazioni per la tua attività
Per la tua attività - qualunque essa sia - crea una pagina e non dimenticare di controllare la dashboard.

Local: fatti raggiungere
Se la tua attività è locale, crea una pagina local e collegala alla tua scheda places: trovarla sarà più facile.

Mobile: per dire dove sei e far sapere che sei felice
Dalla tua app mobile Google+ puoi condividere foto, video, post; ma anche fare check-in o dire di che umore sei. 

Adesso per esempio dimmi la verità: ti è piaciuto questo post?
Hai già preso dimestichezza con le parole di Google+?
E sei pronto a condividere, grazie ai consigli della brava Michaela?

Le parole del nerd: dove nessun Bazinga è giunto prima

Nel flusso del web, s'incontra il nerd.
Come riconoscerlo?
Da dove proviene?
E quale lingua parla?
Ecco come devi parlare per essere un webwriter spaziale.

Figura con manga giapponese arrabbiato

Stile vintage.
Occhialino spesso con montatura pesante e pocket protector con tanto di penne.
Magrissimo, grasso, brufoloso.
Chiuso nel suo mondo, ma aperto alla ricerca intellettuale.
Pacifico, schivo, fisicamente pigro, intellettualmente attivo.
Socialmente assente, social presente, PC dipendente, cervello intermittente.
Allergico alla gente.

Ecco lo stereotipo del nerd.
Quando lo conosci, hai tre possibilità: evitarlo, mandarlo via, amarlo alla follia.
Lui pronuncia con ironia parole incomprensibili ai più. Che vuoi che sia?
La traduzione, amico webwriter, te la becchi tutta tu.

Ma tu non sei lui; Gian Marco Cattini sì.
E oggi parte dalla sua galassia NoGap per colmare il nostro gap lessicale.
Ecco il suo contributo.

L'universo del nerd
Non sarei un buon nerd, se non ti salutassi con un bel "lunga vita e prosperità": l'espressione rende l'atmosfera vulcanica degna del secondo cugino da parte di zio Roddenberry.

Non credere che la vita del nerd sia facile: ci sono mille problematiche.
Quando partecipi a qualche comic-con ascolti discorsi "che voi umani...".
Si tratta di una vera e propria lingua con strutture lessicali ben definite, almeno per coloro che seguono i dettami della cultura otaku.

Sul web, poi, non ne parliamo: è un continuo di citazioni a vuoi quel film o manga. Gestisci un progetto web per un nerd? Devi avere un chakra così forte, che manco Naruto sarebbe in grado di sviluppare in secoli di preparazione.

Il maestro Yoda è solito dire: "fare o non fare, il provare non esiste". E i dettami del maestro sono sacri per il nerd, che si rispecchia bene nella sua filosofia: agisce e pensa a una velocità sovrumana, impossibile da cogliere per chi ignora i fondamenti del discorso.

Nel campo informatico di "smanettoni" la questione si complica in modo esponenziale.
Il nerd IT è una sorta d'ibrido tra un comodino inanimato e un cyborg senza anima: una volta posizionato sulla sedia davanti al PC non si schioda nemmeno con una cannonata e si nutre con alimentazione... artificiale. La sopravvivenza dipende dalla frequenza di battito framerate, una sorta d'estensione organica del cuore ma molto più prestante e performante.

Quando incontri un nerd "smanettone", non iniziare mai un discorso con domande tipo: "Quale computer mi consigli? Secondo te è meglio Mac o Windows?". Potresti generare uno tsunami di risposte incomprensibili: "T'invito a prendere un Core 2 quad" oppure " forse per te è meglio un prodotto embedded".

Insomma, imbarcarsi in un'avventura lessicale con un nerd sarebbe come salire dentro una cabina telefonica del dottore per viaggiare nelle galassie del tempo.

Se vuoi avere a che fare con questo soggetto ti consiglio un'esplorazione culturale interrail nel contest cos-play. Studiare il tipo di nerd con cui ti trovi a dialogare è fondamentale per masticare il suo linguaggio spaziale. Universalmente (?) il dialogo potrebbe risolversi in due nano-secondi seguiti da un silenzio imbarazzante. Il rischio? Quello di finire in una spirale senza via d'uscita - stile "occhiale giapponese" - in un discorso tendente all'infinito.


Glossario dei termini nerdali
Lunga vita e prosperità: è il tipico saluto di Spock, alieno proveniente dal pianeta Vulcano. In lingua originale suona come "Live long and prosper", espressione forse traslata dal famoso "Live and be prosperous" d'ispirazione shakespeariana - Romeo&Giuliet.
Roddenberry: è il creatore della serie fantascientifica Star Trek, divenuta oggetto di culto in tutto il mondo; narra le vicende d'un gruppo umano eterogeneo, che esplora un misterioso universo con una navicella spaziale. Universo popolato da strane creature e molteplici razze aliene.
Comic-con: è una delle più importanti fiere sul fumetto, che si tiene ogni anno a San Diego. Raccoglie appassionati di tutto il mondo e case produttrici di fumetto e video-game. Si comprano prodotti all'ultimo grido tra gare di cos-play.
Cos-play: il termine composto, indica la pratica d'indossare costumi artigianali o industriali che ricalcano fedelmente i personaggi di fumetti e videogiochi. La moda parte dal Giappone intorno alla metà degli anni '90 e si diffonde presto in tutto il mondo.
Otaku: termine d'origine giapponese con cui - a partire dagli anni '80 - s'indicano gli appassionati di manga, anime, videogiochi e altri prodotti correlati.
Manga: termine giapponese per indicare tutti i fumetti in generale. In Europa si usa solo per i fumetti di matrice nipponica/orientale.
Naruto: personaggio di fumetto giapponese, nato nel 1999 e conosciuto in tutto il mondo a partire dal 2000. Si tratta di un combattente con particolari doti marziali, in grado di eseguire mosse potenti e complicate.
Maestro Yoda: personaggio di fantasia, creato per il film Guerre Stellari. Si tratta di un maestro Yedi, ordine di cavalieri dedito alla pace e all'equilibrio. Saggio, riflessivo e dotato di uno straordinario rapporto con la forza vitale che avvolge e pervade. Forza che - se incanalata bene - permette di compiere azioni incredibili.
Framerate: tradotto in italiano con "frequenza di fotogrammi" è, appunto, la frequenza di cattura o
riproduzione di fotogrammi che compongono un filmato. Questo filmato - come ogni animazione su schermo TV o PC - è il risultato d'una sequenza d'immagini riprodotte a velocità così alta da ingannare l'occhio sul movimento. Per capire bene il meccanismo, basta pensare alle diapositive del vecchio cinematografo.
Core 2 quad: è il nome commerciale di un processore Intel, presentato l'otto gennaio 2007 come variante economica dei primi processori 4 code - Core 2 Extreme - basati sul l'architettura Micro. Lo scopo di questa versione era quello d'allargare il mercato 4 code a tutti gli utenti.
Embedded: termine informatico per indicare tutti quei sistemi elettronici d'elaborazione con microprocessore, pensati per una determinata applicazione e adattabili dall'utente in contesti diversi. Spesso la piattaforma hardware è pensata ad hoc: il microprocessore s'integra con il sistema che controlla e riesce a gestire tutte - o quasi - le funzionalità richieste.
Dottore: personaggio principale della serie inglese fantascientifica Doctor WHO. Narra le avventure di un alieno con sembianze umane, capace di viaggiare nel tempo e nello spazio con la sua navicella. La serie televisiva, trasmessa intorno agli anni '60 dalla BBC e interrotta per un certo periodo nel 1989, rivive oggi nella nuova versione della BBC Walles.

Nerd's words' world
Le parole del nerd sono complesse quanto il suo mondo: manga, microprocessori, tecn(olog)icismi.
Tocca avventurarsi in mondi paralleli per non perdere terreno nella scrittura professionale.

Ringrazio Gian Marco Cattini di Nogap per aver colmato i nostri gaps lessicali con dritte spaziali.
Io lo seguo ogni giorno; tu puoi farlo anche sulla FB page dedicata.

Approfondimenti:
Nerd: il significato
Visual:
Yoshitomo Nara per simonedoine.tumblr.com
Video:
Youtube - L'algortimo dell'amicizia

Le parole della SEO e la sindrome di Gandalf

Ogni mestiere ha la sua croce: quella del copywriter si chiama Search Engine Optimization, per gli amici SEO. Se non vuoi finire a fare parole crociate, meglio scegliere quelle giuste.

What's SEO? Scritta in inglese

Sì, lo so: il tasto batte dove il SEO vuole.
Ma tu non sei un SEO (?) e devi farlo capire al cliente.
Secondo lui ti manca qualcosa: com'è possibile scrivere testi, senza metterli sul sito?
Com'è possibile scalare i motori con la sola imposizione delle parole chiave?
Lui ha capito: sei il solito "bla, bla, bla"; ma nella vita contano i fatti,  tesoro. I fatti.

Ti sentirai dire questo; e molto altro. Meglio mettersi in testa che qualche termine bisogna impararlo.
Giusto per non fare figure barbine col cliente barboso.
Nella social-galassia non sei nato per essere un SEO combattente; ma Benedetto Motisi sì.
E proprio lui, lo SEOjedi in persona, approda nel mio spazio virtuale per spiKKare digitale.
Ecco il suo contributo.



SEO sì, ma jedi
Parlare di SEO a un cliente con un linguaggio tecnico e oscuro che solo Saruman capirebbe è come tentare di spiegare i segreti della magia arcana agli hobbit. Lui ti vedrebbe come uno stregone un po' matto e trasandato, sempre intento a raccontare storie, strafatto di erbapipa e munito di fuochi d'artificio per stupire con effetti speciali i clienti a-digitali.


Parlare di SEO dall'alto della montagna
Sì, lo so: esporre un progetto web con i tecnicismi del caso ha un gusto epico: ti senti erto sulla cima del monte Caradhras, mentre reciti la misteriosa formula magica: "Per migliorare il ranking sul search engine dobbiamo attuare una strategia tosta, orientata sulle keywords e che rispecchia le query del target. Il mio suggerimento, caro cliente, è fare link building velocemente; magari traendo backlink dai siti con alto pagerank, anche se Matt Cutts dice che vale di più il trustrank. Ricordi cliente? L'abbiamo fatto nella battaglia campale contro il Maligno insieme agli elfi dal forte cipiglio. Tu mi hai chiesto di scalare la SERP nel più breve tempo possibile; ebbene attraversiamo il passo del Caradhras, che la via è stretta e il tempo risibile".

Sì, lo sai: essere sulla cima di quel monte a sciorinare formule magiche astruse, significa prepararsi alla valanga di domande del cliente inquietante. E tu sarai costretto a passare per le miniere di Moira, ripiegando su un linguaggio sotto-terra comprensibile anche a un nano sbronzo.
Se ne uscirai vivo, vedrai l'orizzonte di un bel preventivo.


Glossario magico della SEO (ordine di comparsa)
SEO - acronimo di Search Engine Optimization, traducibile come "ottimizzazione sui motori di ricerca". Si tratta di una signora come Galdriel, quindi si dice LA SEO.
Ranking - significa "posizionamento": la fase di ricerca influenzata dalle attività SEO. Un sito ben posizionato è un sito visibile.
Search Engine - è il motore di ricerca, che concide nel 97% dei casi con Google. Un sito ben posizionato appare sulla prima pagina del motore - se hai sfogliato dopo la seconda sei proprio un secchioncello da tomo magico.
Keywords - le "parole chiave", cuore della SEO. Ogni azione finalizzata all'ottimizzazione di un sito, si deve focalizzare su queste parole. Quelle per un sito che vende la migliore erbapipa del decumano sud sarebbero "vendita erbapipa decumano sud" oppure "erbapipa contea". Giusto per fare un esempio. Il bravo web writer fa molta attenzione alle parole chiave che gli utenti inseriscono sul motore per scriverle dentro il testo in un lavoro coordinato con l'attività SEO.
Query - la domanda che l'utente pone al motore di ricerca, consultandolo come Saruman fa con il Palantir. Le parole chiave per ottimizzare il sito devono conicidere con le query.
Link building - costruzione di referenze aritficiali e di collegamenti da altri siti al nostro per aumentarne la visibilità. Google e gli elfi di Gran Burrone deprecano l'artificialità di questa tecnica, perché forza brutalmente il rapporto con i link spontanei (ricevuti in modo naturale).
Backlink - link di ritorno (aritificiali e/o naturali) che puntano all'esterno del nostro sito.
Pagerank - il cuore di Google, incandescente come il Monte Fato: determina il valore dei link che si muovono da un sito all'altro. Ricevere link da una piattaforma con un alto pagerank dà una spinta maggiore al posizionamento: da questo si evince che il web non è più democratico di Rohan.
Matt Cutts - mitologica figura assimilabile a Tom Bombadil: è attraverso di lui che Google annuncia gli aggiornamenti dei propri algoritmi.
Trustrank - algoritmo di Google di cui si sa poco a livello tecnico: determina la fiducia di cui gode un sito. Un portale trusted come Wikipedia, ad esempio, si posiziona bene in virtù dell'ampia fiducia di cui gode presso utenti e motore di ricerca. Costruire il trust di un sito è un'azione molto lunga e va di pari passo con la storia del suo brand.
SERP - ci sono SERP(i) giganti come quelle prodotte dai fuochi d'artificio alla festa di Bilbo Baggins e altre interessanti come la search engine result page (pagina dei risultati di ricerca). Questa è la galassia in cui ci muoviamo: utilizzare le tecniche SEO significa migliorare il nostro posizionamento.
A ogni query - a ogni parola chiave - corrisponde una SERP diversa da ottimizzare.


SEO words' world
Le parole del SEO sono più astruse di una formula magica: inglesismi e acronimi, che racchiudono galassie lontane e misteriose. Linguaggi che il web/copywriter deve conoscere bene: imparare le parole chiave diventa essenziale.
Ringrazio Benedetto per le sue dritte spaziali: laudato sii mio senior (SEO).
Io lo seguo ogni giorno e puoi farlo anche tu sulla pagina SEOjedi di Facebook.

Le parole del #fashion 1: il verso dell'armadio

Sei un fuori-classe della scrittura con tanto di penna in testa. 
Il tuo stile non passerella inosservato e la casa di moda XY vuole sfilarti perle di parole per il suo fashion blog. Che fai, accetti?
Ma i concetti li hai?
Il bravo writer è web, copy, technical.
Scrivere significa esprimere concetti: più ne hai, meglio fai.
Oggi vesti i panni del classico blogger alle prese con uno stile... di classe.
La casa di moda XY ha notato l'ottima fattura dei testi e ti contatta per scrivere sul suo fashion blog.
Taglia e cuci, cuci e taglia sei arrivato a infilare parole su misura; e ne vai fiero. Ma la storia è intessuta di suspence e la trama si fa fitta.
La domanda è sottile come la seta: sei sicuro che le parole sfilano bene? Oppure il filo lo perdi e rifili ai clienti post indecenti? Vesti i tuoi versi con toni diversi?
L'occasione è ghiotta: una bella vetrina per dimostrare finalmente quello che sai fare; ma tu non sei un fashion blogger. Eva Ravazzolo sì; e può darti una mano nella caccia al termine adatto. 
Ubique Chic
Eva è un'amica di lunga data con un background umanistico e uno spiccato gusto per il bello.
Da tempo immemore, ama definirsi così:

"Una padovana ubique chic, con la passione per la scrittura, la moda e la letteratura. Ho librerie di sandali e scarpiere di romanzi, amo giocare con le parole e rigare i pavimenti con gli stiletti".
Le ho chiesto di scrivere un post. Lei, stilosissima come sempre, ha composto una poesia. 
I termini tecnici sono quelli in grassetto: trovi la speigazione infondo all'articolo. 
Il verso dell'armadio
Di una donna puoi scrutare gli occhi, valutare le mani, sbirciare il cellulare
ma se non vedi il suo armadio, non saprai mai con chi hai a che fare.
Che sia anta, cabina o sovrapposizione di cassetti
lì dentro si ritrova e occulta i suoi delitti in forma di sacchetti
Amore corrisposto, complicità, seduzione
quotidiano ammiccare per l'equa soluzione
C'è la donna con quindici tubini neri e mille camicie appese
che veste décolleté e che non ama le attese
La romantica cela pizzi, ruote plissé e lavanda in ogni dove:
cammina in flebili mary jane e ha il pensiero sempre altrove
Animalier, ankle boot, cinture avvitate: questo il repertorio della felina
che balza sui ripiani ogni mattina
Per la viveur ci sono jeans di più lavaggi e clutch in bella vista:
l'open toe è adatta per l'ufficio e per l'aperitivo sempre in lista
Flat, optical, trapezi sceglie la geometrica ch'è insieme visionaria
con grucce design distanziate nel suo regno sospeso fra terra e aria
Caftani grezzi, tessuti batik nello scrigno confuso della donna riflessiva.
Perle, allegria, frange e charleston tre quarti fra le ante di quella giuliva.
Oh armadio, tu sì che suggelli le parole chiave del sentire esteriore:
frivolezze per molti, ma poesia cucita addosso pel femminile interiore.
Glossario dei termini (ordine di comparsa)
Tubino nero - Il capo che (si dice) ogni donna dovrebbe avere nell'armadio. Detto anche abito-étui è senza colletto, lungo fino al ginocchio, aderente, tagliato dritto, quasi sempre cosituito da un unico pezzo con scollatura ovale/orizzontale. Nella versione da sera ha un'ampia scollattura e le spalline. Divenuto famoso negli anni sessanta, grazie a Jackie Kennedy
Décolleté - Letteralmente "che scopre il collo, scollatura". Modello di scarpa da donna senza lacci. Lascia scoperta la caviglia e una piccola parte del collo del piede
Pizzo - Detto anche "merletto" o "trina". Lavorazione del filato per ottenere un tessuto leggero, prezioso e ornato. Realizzato a mano, oppure a macchina
Plissè - Tessuto trattato, che assume l'aspetto di piccole pieghe regolari
Mary Jane - Modello di scarpa da donna con punta tonda e cinturino sul collo del piede, posizionato in alto quasi a sfiorare la caviglia. Mary Jane è il nome del personaggio che indossava queste scarpe nel fumetto Buster Brown
Animalier - Tessuti o pelli decorate con fantasie simili al mantello animale (tigre, zebra, leopardo)
Ankle Boot - Modello di scarpa da donna che si allunga a coprire il collo del piede
Lavaggio jeans - Trattamento del denim per variare il suo aspetto esteriore e la consistenza
Clutch - Nuovo nome della pochette da sera, ora protagonista anche di giorno. Piccola e da portare rigorosamente a mano
Flat - Modello di scarpa da donna senza tacco (piatta)
Optical - Tessuti che riproducono l'optical art, un movimento d'arte astratta nato negli anni sessanta e sviluppatosi negli anni settanta del Novecento. Lo scopo è quello di provocare illusioni ottiche, di movimento, attraverso l'accostamento opportuno di (s)oggetti astratti
Linea trapezio - Vestiti e cappotti con spalle minute, vita alta (o senza vita) e gonna a campana
Caftano - Veste lunga, d'origine musulmana, a metà strada tra una tunica e una camicia; aperta sul davanti e con maniche lunghe
Tessuto batik - Tessuto stampato d'ispirazione esotica. Batik è la tecnica di colorazione a macchie
Stile charleston - Stile che rievoca il celebre ballo di derivazione jazzista, diffuso nel mondo intorno agli anni venti del novecento. Si caratterizza di gonne frastagliate, collane di perle, piume, cappelli, lustrini e paillettes. 
Fashion's words' world
Le parole del fashion sono più interessanti di quel che sembra: racchiudono mondi vicini e lontani, storie di gusto e tradizione, influenze d'odore e colore.
Ringrazio Eva per il piacevole viaggio in un mondo diverso.
Io posso farlo di persona, tu la trovi anche sulla sua fashion page di Facebook.

I work in words' world, but I wanna be ubique chic.
And you?
Viasual:
Kris Lewis per simonedoinel.tumblr.com