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Il #webwriter e la questione dell'astrazione

Astrarre o non astrarre? Questo è il problema. 
E, non a caso, lo affronto con una piccola "variatio" sul dubbio amletico. 
Perché "astrazione" è l'opposto di "concretezza"; ma se traducessimo con l'inglese "abstract", come ti suonerebbe? 
Forse come altre cose belle che dovresti conoscere.
[Sempre che tu voglia imparare a scrivere sul web].
 

Riflettere, riflettere, riflettere sul senso delle parole: questo deve fare chi scrive.
E no, non mi stancherò mai di dirlo.
Ancor prima di leggere articoli su qualsivoglia argomento.
Ancor prima di capire come fare ad applicare i consigli di quegli articoli nella pratica testuale.
Ancor prima di mettere alla prova la creatività... ci sono le parole e la loro etimologia. Ognuno ha le sue radici; anzi, ogni cosa - anche quella inanimata - ha un'origine e un perché; tanto più la parola che "prende vita" nel testo e ha l'arduo compito di restituirgli un senso.

Con questo spirito filosofeggiante affrontiamo insieme i vari significati di abstract, concentrandoci su quello che ci interessa di più: il suo ruolo nella scrittura per il web.


Etimologi(o)cando
Vuoi vedere il naso di un web-writer storcersi come un cava-tappi?
Digli che il suo testo è "troppo astratto"; e vedrai come (s)botta. Inutile negare che l'affermazione suona come "il tuo testo manca di concretezza" e, quindi, "il tuo testo non ha senso" o, peggio, "non sai quello che scrivi, perché filosofeggi". D'altronde siamo nell'epoca della sintesi concreta: di' tutto con poco e vai dritto al punto, senza perderti in barocchismi avvitati - come il tuo naso (?)

Abbiamo già parlato di quanto sia importante scegliere le parole giuste per fare in modo che i testi risultino chiari. Ma ci sono delle eccezioni; anzi no: ci sono delle Accezioni del termine "astratto" che, invece, tornano molto utili.

Partiamo dall'origine: l'etimologia.
"Astrarre" deriva dal latino abs(da)trahere(tirare): distaccare, separare, tirare fuori; e, soprattutto, estrarre. Sì, ma cosa? E da cos'altro? Beh se intendiamo l'estrazione dal punto di vista filosofico, significa trascendere dalla realtà fisico/oggettiva per ottenere concetti/leggi/teorie universali che possano contenerla; se, invece, parliamo di "testi" il termine si riferisce alla natura dei singoli termini (astratti VS concreti) o alla separazione di alcune parole dal contesto per attirare la mente su concetti singoli (sintesi, riassunto).

L'inglese abstract, che sentiamo spesso nominare, si riferisce alla seconda accezione: estrapolare parole - quelle giuste - dal testo per anticiparne il contenuto e spingere il lettore all'azione.
E sì, può contenere anche una buona CTA.


Dalla scienza al business...
Dopo i giornali del Seicento, è la scrittura di articoli scientifici - scientific paper - a battezzare l'abstract come sommario/riassunto di contenuti pseudo-divulgativi: sintassi semplice, brevità e oggettività sono le basi da cui partire [bando alla retorica e all'interpretazione soggettiva, quindi]. L'avvento del web getta nuova luce sul mero "elenco di punti chiave", perché riviste e atenei pubblicano gli abstract dell'articolo e lo rendono visibile a tutti. Ecco allora che il ruolo della scrittura cambia: non basta descrivere il proprio lavoro; bisogna anche saperlo "vendere" al lettore, creare un interesse che vada oltre, spingerlo ad approfondire l'argomento nei "luoghi" deputati. In questo senso "divulgativo" il sommario torna al suo ruolo originario: quello giornalistico di "anticipare un contenuto".

Non solo.


L'abstract è ricorrente anche nella scrittura di tesi e documenti di business.

Nel primo caso non va confuso con l'indice: deve sintetizzare bene le tappe del lavoro - dalla ricerca fonti ai motivi/conclusioni - fotografando in modo puntuale e onesto tutto il contenuto [Alza il pollice].
Nel secondo caso, invece, si parla di executive summary, vero e proprio documento redatto dal business writer per mappare i punti chiave della relazione e agevolarne una lettura trasversale.


... per arrivare a blog e sito Internet
L'evoluzione più recente dell'abstract riguarda blog e web-writing, dove si "piega" all'esigenza della scrittura creativa - portandosi dietro la lunga eredità che lo precede, ovviamente. 
Io mi allungherei a definire abstract tutto quello che "anticipa il contenuto, spingendo il lettore a (s)correre oltre": la premessa dell'articolo; le brevi righe di un sito corredate da immagine; e - perché no? - un tweet con link dedicato e/o un qualsiasi social-post. Tra l'altro questa moda degli abstract nelle condivisioni social(i) è scoppiata di recente: usiamo, infatti, "estrarre" alcune righe del post condiviso per dimostrare che l'abbiamo letto e attirare il lettore sulle parti salienti del contenuto.

Ma quali sono le regole da seguire in base alle situazioni?
Ce ne sono alcune di generiche:

  • brevità - saper fare un riassunto è necessario per riuscire a individuare i punti chiave
  • coerenza con ciò che segue - far capire subito al lettore di cosa stiamo parlando
  • mappatura - seguire un filo logico in base agli argomenti esposti
  • hashtag - definirli in base al (con)testo cui punta il link del post-blog

Altre di particolari che riguardano più da vicino la scrittura creativa e un po' di SEO - ahimè.
Io, fin dagli albori di questo blog, ho previsto una breve anticipazione del contenuto subito dopo il titolo - quello che, in termini giornalistici, si definisce "sommario" e in quelli letterari "sinossi".
La buona pratica è ora di gran moda e ciò mi fa piacere. 

Ma scrivere l'abstract di un post non è come scriverne uno per l'articolo scientifico; si avvicina più alla notizia giornalistica. E non è su carta, ma sul web.
Tenendo fermi i 4 punti elencati sopra, ecco 3 nuove regolette:

  1. chiavi - ripetere quelle di Page-Title, titolo, description o tag-URL in modo velato
  2. font - usarne uno diverso da quello del testo [o metterlo in evidenza con elementi grafici]
  3. CTA - stimolare la curiosità del lettore per spingerlo alla lettura del post

E nel sito Internet invece?
Valgono tutte le cosette già dette e qualcosa di più.
L'abstract anticipa sempre il contenuto della pagina interna e, di solito, si accompagna a un'immagine coerente, esplicativa, in grado di colpire l'attenzione visiva. 
Basta "sfogliare" le testate giornalistiche più famose per capire meglio cosa intendo:

  • titolo
  • visual
  • breve riassunto del contenuto [che spesso corrisponde alle prime righe dell'articolo]

L'ultimo punto in elenco non è sempre una buona pratica: c'è ripetizione. 
L'importante è strutturare bene l'anchor-text, il testo nascosto del link che punta alla pagina interna; ci dev'essere coerenza almeno tra:

  • parole dell'abstract 
  • parole dell'anchor-text
  • parole della pagina specifica [in qualsivoglia punto chiave si decida di metterle]


Esempio pratico

Ho usato gli abstract nel sito web "ristrutturato" dell'azienda per cui mi occupo di comunicazione - e che farà spesso da punto di riferimento.
In home ci sono sei "figure" con qualche riga che anticipa il contenuto delle pagine interne [ancora in fase di "ristrutturazione"]. Le immagini molto basic contribuiscono a "mappare" il percorso del sito e si adattano bene al target scolastico; sovrapponendo il mouse, senza cliccare, si leggono gli anchor-text: tutti ripetono le parole della pagina interna, se non addirittura il titolo; stessa cosa dicesi per i testi brevi che seguono le immagini - seguiti, a loro volta, dallo stesso anchor nei tre punti finali.

Risultato?
Chi legge ha una fotografia chiara dei contenuti, può scegliere quello che gli interessa e riesce ad orientarsi bene tra le pagine del sito.


Conclusione

L'abstract nasce in ambito giornalistico per espandersi in quello accademico, letterario, aziendale, scientifico. L'etimologia fa pensare a qualcosa che bisogna "estrarre" da un contesto per metterlo in rilievo. Quel qualcosa dev'essere scelto bene e organizzato in anticipo da chi scrive.

Con l'avvento del web l'estrazione delle "parole pepita" diventa fondamentale e prende una piega "creativa": la loro scelta riguarda il testo, ma anche l'immagine e i meta-tag dell'iper-testo.

Tutto questo perché lettore e "motore" siano in grado di capire ciò che comunichiAMO all'unisono: in modo semplice, immediato, chiaro.

Non storcere il naso, quindi; e non indossare quello da pagliaccio.
Per astrarre bisogna estrarre: due vocali diverse che possono fare la differenza.
Scendi a lavorare in miniera con noi e cerca le tue parole pepita: estratto il dente, estratto il dolore.
Perché tanto già lo sai: è un duro lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare :-)

Scrivere in long tail: perché?

Tranquillo: la long-tail non è uno strano cock.tail.
E per scrivere non devi ubriacarti di parole.
Ma sei vuoi diventare un "writer" con occhio alla SEO, tocca sapere cos'è. 
Forza quindi: fallo adesso. Insieme a me. 

Visual: thelongtail.com


Long tail
significa coda lunga.
No, il tuo cane non c'entra nulla; e mordersela gironzolando in cerchiA non è affatto una buona idea.
Nemmeno su Google Plus, sappilo (?)

L'espressione appare su Wired Magazine nel 2004: Chris Anderson la conia per descrivere il nuovo modello economico imposto dal web. Sì, perché oggi - lo sai - siamo in world wide: pochi click ci separano dall'intero mondo conosciuto.

Nella testa rossa del grafico ci sono i prodotti di maggior popolarità (ad alta frequenza); nella coda arancione (tail-off) i prodotti di minor popolarità (a bassa frequenza).

Facciamo un esempio pratico con domanda shock sui contenuti.
Ieri le case editrici proponevano solo prodotti di largo consumo, tagliando fuori dalla distribuzione il resto.
Oggi, con l'avvento di servizi tipo Amazon, il singolo individuo può decidere di auto-promuoversi; e un milione di scrittori con un lettore ciascuno possono avere più incidenza del prodotto di punta.
Stare in coda, oggi, può valere più della pole position in testa... rossa (?)

Olè. Olè. Ohhh là.

Stessa riflessione si può fare sui contenuti web: siti a largo consumo si trovano a concorrere con realtà più piccole, che hanno costi di mantenimento più elevati in termini di quantità; ma che reagiscono con proposte di nicchia e di qualità - spesso - maggiore. 
Ciliegina sul grafico (?) a torta sono gli aggregatori tipo Feedly, che colmano il fastidio dell'utente sul bombardamento di notizie continuo. E permettono un'organizzazione sul flusso di contenuti.

La coda lunga è uno dei pochi casi in cui qualità e quantità non sono in antitesi.
Tutti, oggi, hanno la possibilità di scegliere. E tutti trovano soddisfazione alle loro richieste.
Si chiama "diversificazione", circolazione di contenuti e innalzamento della cultura generale.

Clappete, clappete, cla'.

Detto ciò, arriva la domanda shock: in un mercato siffatto, dove si posizionano i blogs?
Nel tail-off, ovviamente; ma, grazie ai media digitali, hanno l'occasione d'influenzare cultura, arte, politica; e anche di dar voce ai gusti delle minoranze. Un'occasione da non perdere, direi.


Scegliere la nicchia e saper ascoltare

C'è crisi, ma siamo fortunati: avere un blog significa essere presenti sul mercato.
Hai detto nulla! Ieri sarebbe toccato bussare alle porte delle case editrici e beccarcele tutte - una ad una - sul faccino. Quindi, colleghiamo le sinapsi e vediamo di non morderci il codino.

  1. La prima mossa da fare è cercare visibilità. Mica interessa a tutti quello che hai da dire: ogni argomento ha il suo pubblico di riferimento. Il tuo qual è? Datti una risposta. Subitissimo.
  2. La seconda mossa è farsi trovare dal quel pubblico. Ci sono i social network per la diffusione dei contenuti; e Google Plus può dare una bella spinta sul browser. 

Ma, ahimè, come la mettiamo con la SERP? Quella sì che ha una coda lunghissima e, in questo caso, non possiamo finire in tail-off. Il pubblico ci deve trovare. Tocca ragionare un po' in ottica SEO, ma no panic: scriviamo testi, non stringhe di codice.


Long tail keywords

Scrivere per una nicchia, significa soddisfare i suoi bisogni.
Per questo il concetto di long tail si applica anche alla logica SEO delle parole chiave - quelle che gli utenti digitano sul browser e quelle a cui il browser risponde selezionando pagine che le contengono (scuserai lo sciogli.lingua). L'abbiamo già detto:

  1. il media digitale ha cambiato il mondo del commercio
  2. tutti hanno la possibilità di scegliere cosa leggere in base ai propri gusti
  3. il web si adatta alle nuove esigenze di "ricerca", trasformandosi in web semantico 

Dal punto di vista SEO l'elenco si traduce in parole chiave più lunghe e specifiche, che soddisfano la richiesta della "nicchia". Proprio come per i prodotti a bassa frequenza - e in pieno stile long tail - queste parole sono meno comuni dei termini testa (head terms) se prese individualmente, ma più forti se abbinate stile "frase".

Facciamo un esempio sull'utente X che cerca un paio di "Nike-rosse-da uomo-per-correre":


Visual: blog.tagliaerbe.com


Il termine di testa è "scarpe": più cercato e ad alta competitività, ma con evidenti difficoltà per scalare la SERP e a basso tasso di conversione. Detto in altri termini: t'immagini quante volte si ripete la parola "scarpe" su Google? Ma quanti saranno gli utenti maschi davvero interessati alle scarpe Nike rosse da corsa? Il tasso di conversione non coincide con il traffico, quindi per arrivare all'acquisto bisogna essere più specifici.

Abbiniamo all'head terms il sostantivo "uomo"; è già qualcosa, ma la ricerca è ancora troppo affollata. 

Facciamo un altro passo con una frase descrittiva: "Nike rosse da uomo per correre": beccate! 
In long tail keywords la ricerca specifica è soddisfatta: ogni parola, singolarmente, porta a un risultato generico e differente; ma, se messe tutte insieme, soddisfano l'esigenza e ottengono un alto tasso di conversione: il lettore che "plana" sulla nostra pagina vuole trovare QUELLE scarpe. E probabilmente le comprerà.

L'unione fa la forza, si dice.
Ip Ip Urrà!

L'esempio va bene per un sito con un prodotto specifico da vendere.
Ma, domanda che sorge spontanea: il blog dove sta? E il browser come vede le long tail keywords?
Eh! Là entra in gioco il web writer semantico in ottica SEO: bisogna scrivere parole specifiche nei posti giusti. Inseriamole in tag-title e description; in titoli e sotto-titoli. Sparse, ma abbastanza vicine per essere "lette". Ecco un esempio versione post sul blog.

TITOLO 1
Scarpe Nike rosse per correre? Eccole qui.
[Affollamento di parole chiave]

TITOLO 2
Ami correre e tenerti in forma? Ecco il "mezzo" giusto per te!
SOTTO-TITOLO
Correre è un esercizio salutare che tutti dovrebbero fare; ma per non uscire provati servono le scarpe giuste. E cosa c'è meglio di Nike?
INIZIO PARAGRAFO
Il mio colore preferito è il rosso. Ho tutto rosso: cappotti, maglioni, camicie.
E quando ho deciso di mettermi in forma, anche le scarpe da ginnastica dovevano essere rosse.
[Parole chiave sparse e leggibili dal motore]

Altro esercizio utile è quello di stilare una vera e propria lista di "chiavi" e costruire una mappa mentale con tutti gli abbinamenti possibili. Oltre agli (onni)potenti strumenti di Google - tipo Adwords - esistono dei Free Keywords Tool, molto utili anche nelle campagne Pay Per Click.
Soprattutto usiamo la testa e soremiamo le meningi al di là dei vari Google Analytics con i loro not provided: intuire le parole chiave per ricerche specifiche non è cosa Einstein.


Concludendo

Il concetto di coda lunga non è semplicissimo, lo ammetto: nasce in campo economico per descrivere il nuovo modello di "mercato digitale" e arriva a contaminare anche i produttori di contenuti. 
Tiriamo le somme in 10 punti:

  1. oggi gli utenti sanno cosa vogliono e odiano perdere tempo
  2. bisogna inquadrare l'argomento principale e soddisfare una nicchia
  3. è necessario farsi trovare dal browser per ridurre la concorrenza
  4. il modello economico della long tail dimostra che gli eventi poco frequenti possono superare in numero e importanza quelli "di punta" - forza e coraggio
  5. scrivere in long tail keywords significa abbinare parole meno comuni, ma più specifiche 
  6. le long tail keywords generano meno traffico, ma assolvono la ricerca specifica del pubblico e rispondono al bisogno reale
  7. il fine non è generare traffico generico, ma avere un alto tasso di conversione (ROI): le long tail keywords sono utili per raggiungere i lettori realmente interessati ai nostri contenuti 
  8. cercare le parole chiave vuol dire mettersi nella testa del pubblico e prevedere le ricerche 
  9. le parole chiave si devono mettere nei posti giusti (il futuro del web è semantico")
  10. i social network aiutano a diffondere i contenuti oltre la SERP; su Google Plus scriviamo titoli in long tail e sottoforma di domanda
  11. le long tail keywords sono importanti nella campagna Pay per Click, dove il singolo prodotto risponde all'esigenza di una nicchia specifica

Posizionarsi nella testa del lettore, non significa essere in testa. Spesso, conviene stare in coda.
Qualcuno, duemila anni fa, avrebbe detto che "gli ultimi saranno i primi".
Quel qualcuno, si sa, odia le SERPi... ma rimane un profeta nel mondo di qua e in quello di là.

Cerchiamo di scrivere in modo coerente: con passione, dedizione e spirito di condivisione.
Tutto il resto s'impara: si tratta solo di tecnica... questione.


Scrivere semantico: la gente non capisce i toni

Scriviamo per il lettore.
Scriviamo per il motore.
Scriviamo per aiutare il motore a capire il lettore.
E ragioniamo in pillole sul web semantico.


Prima era Panda.
Poi è arrivato Penguin.
Adesso Hummingbird spazza via tutto con un colpo d'ali.
Google trascina il povero SEO nella foresta d'aggiornamenti continui.
E il web-writer che fa?
S'informa per cercare di capire le conseguenze di quegli aggiornamenti sui testi. 
Sente parlare di web semantico, ricerca semantica, SEO semantica: tutti concetti che si traducono per lui nell'unico mantra possibile: comunicare bene = farsi capire. 
Cose vecchie come il mondo, dirai tu.
Ma ti pare facile? A volte proprio non lo è, soprattutto per chi linguista non è.
Di "web semantico" ho parlato al Master in Comunicazione delle Scienze di Padova; e sul mio blog torno a rifletterci un po' su. Insieme a te.


L'importanza del contesto

Nel modello base di comunicazione l'emittente lancia un messaggio al ricevente attraverso un canale e all'interno di un contesto. Prendi me: sto scrivendo un messaggio a te attraverso il mio blog e dentro il contesto "web semantico". Non ci conosciamo; non ci vediamo; eppure mi capisci perché uso il tuo codice linguistico, una sintassi ordinata e parole chiare a livello morfologico/fonologico. C'è interazione perché io e te abbiamo le stesse conoscenze grammaticali; se così non fosse, la comunicazione sarebbe interrotta dal rumore: suoni e lettere privi di significato.

Ma siamo sicuri che la comprensione dipenda solo da fattori morfologici, fonologici e sintattici?
La risposta è no. 
Se ti dicessi "gamba", tu cosa capiresti? Ch'è una parte del corpo umano o quella di un tavolo? 
E se ti dicessi "c'è da fare", tu cosa faresti? Mi daresti una mano o staresti là impalato a guardare?
Questi esempi, tratti dal mio intervento al Master, servono a capire tre cose fondamentali:

  1. parole e insiemi di parole (frasi) possono avere più significati (ambiguità)
  2. il messaggio va a buon fine quando il destinatario coglie l'intenzione di chi lo lancia
  3. il senso della singola parola/frase dipende sempre dal contesto in cui è inserita

Il web semantico è un ambiente strutturato per la ricerca sul browser tenendo conto di questi fattori.
Esattamente come farebbe chi parla; perché se non ti capisce lui, Google come s'arrangia?


Disambiguando per il lettore

Il messaggio va a buon fine quando emittente e ricevente hanno in comune un co.co.co (?): conoscenze [linguistiche] e convenzioni comunicative. Io che scrivo devo costruire un testo coerente all'interno di una sfera concettuale chiara; tu che leggi devi cogliere la mia intenzione e attivare un processo di disambiguazione [ove necessario]. Che significa?
Parole e insiemi di parole, l'abbiamo accennato, diventano ambigui per diversi motivi:


  • termini con lo stesso significato secondo il principio d'economia della lingua - occhio umano, occhio animale, occhio del ciclone... quale?
  • modi di dire - curiosità uccise il gatto; rimanerci secco: cadere come una pera... cosa intendi?
  • tono umoristico/sarcastico - forse non mi sono spiegato; mi sembrava di avertelo detto; guarda non so che dire... cosa sottintendi?
  • messaggio subliminale - scusi sa l'ora?; quanto tempo è passato!; non ce la faccio... quindi?


Le frasi qui sopra hanno un significato letterale e uno convenzionale.
Il lettore che vive nel tuo paese, magari, è in grado di disambiguare; chi non ci vive, invece, si fermerà al significato letterale - o della traduzione fedele, magari; e, per ora, lo fa anche il browser. Quindi non inganniamolo giocando troppo sull'ambiguità: facciamolo solo se impariamo a scrivere semantico, sperando che "MisterG" intanto si attrezzi bene con Hummingbird.


Sul web l'ambiguità è acuita dal fatto che il tono di voce non esiste: la gente non ti sente, forse perché non ha tempo di attivare quel processo di disambiguazione che potrebbe aiutare. 
O forse perché non ti sei spiegato bene.
Se "la gente" non ha le tue convenzioni linguistiche, le frasi qui sopra
Rendere il tono di voce scrivendo non è facile: informativo, cinico, ironico, emozionale... o quale?
Nuovamente dipende dall'argomento e dal contesto, non c'è dubbio.
Ci sono ambiti in cui gli espedienti grafici e ortografici aiutano a limitare l'ambiguità:


  • emoticon - "c'è da fare :-(" oppure "c'è da fare :-)"? In entrambi i casi lanciamo una richiesta subliminale d'aiuto, ma la sfumatura è diversa
  • punteggiatura - domanda, esclamazione o sospensione? Traducendo l'esempio precedente in punti, il primo caso diventerebbe "c'è da fare...", il secondo "c'è da fare!"


Che dire, poi, del motore? Lui è in grado di cogliere tante differenze? Per ora no; da qui nasce la polemica sui cumuli di parole chiave e la necessità di selezionare contenuti pertinenti.
Va da sé che le uniche armi in tuo possesso sono chiarezza e coerenza del testo: 


  • chiudi l'argomento intorno a una sfera concettuale definita (nodo) 
  • lega i termini uno all'altro (con-testo) secondo un significato preciso 
  • sfrutta sinonimi, correlazioni, parole concrete
  • limita le figure retoriche di similarità (metafora), contiguità (metonimia), parte per tutto (sineddoche)
  • dosa con intelligenza luoghi comuni e doppi sensi


Il lettore può sempre fraintendere; e anche il motore. Ridurre l'ambiguità è fondamentale per comunicare bene: una regola di scrittura generale, prima che di SEO professionale. Sappi che ognuno di noi comprende in base a una serie di fattori culturali, psicologici e sociali; cose che vanno al di là dello strumento linguistico: quando scrivi, tieni presente anche questo.


Rovesciando per il motore

Comunicare è un'azione reale e concreta; pragmatica, direi. Ed è proprio così che si chiama quella parte di semantica frasale che studia il significato dell'enunciato all'interno di una conversazione (nel senso originario di "rivolgersi ad altri").
Google vuole diventare pragmatico quanto il cervello umano. Le parole chiave sono importanti, ma non bastano più: bisogna costruire il contesto in cui quelle parole sono inserite. Il motore di ricerca diventa motore di conoscenza e apre un dialogo "umano" con l'utente. Il tema è complesso: si chiamano in causa regole precise di linguistica generale come il "campo associativo" e concetti come le long tail keywords. In breve, se ieri scrivere significava accontentare browser e lettore piegando il secondo alle dure leggi del primo; oggi significa aiutare il browser a ragionare come il lettore, cercando di prevedere le mosse del primo sulla query del secondo.
Le tre parole d'ordine per il web writer sono: 

  • coerenza 
  • associazione
  • chiarezza d'intenzione. 

Comunicare bene è sempre più difficile e, come al solito, bisogna partire dal fondo per toccare la cima della fune: venirne a capo, significa tirare. Tu potresti iniziare scaricando un tool.


Conclusioni sui toni

Nel 1950, il famoso linguista John Langshaw Austin spiegò lo studio della pragmatica come la risposta alla questione "How to do things with words".
A distanza di quasi cent'anni, il famoso motore di ricerca Google lancia il knowledge graph con lo slogan "Things no strings".

Fil rouge o similarità?
Visual:
simonedoinel.tumblr.com

Le parole della SEO e la sindrome di Gandalf

Ogni mestiere ha la sua croce: quella del copywriter si chiama Search Engine Optimization, per gli amici SEO. Se non vuoi finire a fare parole crociate, meglio scegliere quelle giuste.

What's SEO? Scritta in inglese

Sì, lo so: il tasto batte dove il SEO vuole.
Ma tu non sei un SEO (?) e devi farlo capire al cliente.
Secondo lui ti manca qualcosa: com'è possibile scrivere testi, senza metterli sul sito?
Com'è possibile scalare i motori con la sola imposizione delle parole chiave?
Lui ha capito: sei il solito "bla, bla, bla"; ma nella vita contano i fatti,  tesoro. I fatti.

Ti sentirai dire questo; e molto altro. Meglio mettersi in testa che qualche termine bisogna impararlo.
Giusto per non fare figure barbine col cliente barboso.
Nella social-galassia non sei nato per essere un SEO combattente; ma Benedetto Motisi sì.
E proprio lui, lo SEOjedi in persona, approda nel mio spazio virtuale per spiKKare digitale.
Ecco il suo contributo.



SEO sì, ma jedi
Parlare di SEO a un cliente con un linguaggio tecnico e oscuro che solo Saruman capirebbe è come tentare di spiegare i segreti della magia arcana agli hobbit. Lui ti vedrebbe come uno stregone un po' matto e trasandato, sempre intento a raccontare storie, strafatto di erbapipa e munito di fuochi d'artificio per stupire con effetti speciali i clienti a-digitali.


Parlare di SEO dall'alto della montagna
Sì, lo so: esporre un progetto web con i tecnicismi del caso ha un gusto epico: ti senti erto sulla cima del monte Caradhras, mentre reciti la misteriosa formula magica: "Per migliorare il ranking sul search engine dobbiamo attuare una strategia tosta, orientata sulle keywords e che rispecchia le query del target. Il mio suggerimento, caro cliente, è fare link building velocemente; magari traendo backlink dai siti con alto pagerank, anche se Matt Cutts dice che vale di più il trustrank. Ricordi cliente? L'abbiamo fatto nella battaglia campale contro il Maligno insieme agli elfi dal forte cipiglio. Tu mi hai chiesto di scalare la SERP nel più breve tempo possibile; ebbene attraversiamo il passo del Caradhras, che la via è stretta e il tempo risibile".

Sì, lo sai: essere sulla cima di quel monte a sciorinare formule magiche astruse, significa prepararsi alla valanga di domande del cliente inquietante. E tu sarai costretto a passare per le miniere di Moira, ripiegando su un linguaggio sotto-terra comprensibile anche a un nano sbronzo.
Se ne uscirai vivo, vedrai l'orizzonte di un bel preventivo.


Glossario magico della SEO (ordine di comparsa)
SEO - acronimo di Search Engine Optimization, traducibile come "ottimizzazione sui motori di ricerca". Si tratta di una signora come Galdriel, quindi si dice LA SEO.
Ranking - significa "posizionamento": la fase di ricerca influenzata dalle attività SEO. Un sito ben posizionato è un sito visibile.
Search Engine - è il motore di ricerca, che concide nel 97% dei casi con Google. Un sito ben posizionato appare sulla prima pagina del motore - se hai sfogliato dopo la seconda sei proprio un secchioncello da tomo magico.
Keywords - le "parole chiave", cuore della SEO. Ogni azione finalizzata all'ottimizzazione di un sito, si deve focalizzare su queste parole. Quelle per un sito che vende la migliore erbapipa del decumano sud sarebbero "vendita erbapipa decumano sud" oppure "erbapipa contea". Giusto per fare un esempio. Il bravo web writer fa molta attenzione alle parole chiave che gli utenti inseriscono sul motore per scriverle dentro il testo in un lavoro coordinato con l'attività SEO.
Query - la domanda che l'utente pone al motore di ricerca, consultandolo come Saruman fa con il Palantir. Le parole chiave per ottimizzare il sito devono conicidere con le query.
Link building - costruzione di referenze aritficiali e di collegamenti da altri siti al nostro per aumentarne la visibilità. Google e gli elfi di Gran Burrone deprecano l'artificialità di questa tecnica, perché forza brutalmente il rapporto con i link spontanei (ricevuti in modo naturale).
Backlink - link di ritorno (aritificiali e/o naturali) che puntano all'esterno del nostro sito.
Pagerank - il cuore di Google, incandescente come il Monte Fato: determina il valore dei link che si muovono da un sito all'altro. Ricevere link da una piattaforma con un alto pagerank dà una spinta maggiore al posizionamento: da questo si evince che il web non è più democratico di Rohan.
Matt Cutts - mitologica figura assimilabile a Tom Bombadil: è attraverso di lui che Google annuncia gli aggiornamenti dei propri algoritmi.
Trustrank - algoritmo di Google di cui si sa poco a livello tecnico: determina la fiducia di cui gode un sito. Un portale trusted come Wikipedia, ad esempio, si posiziona bene in virtù dell'ampia fiducia di cui gode presso utenti e motore di ricerca. Costruire il trust di un sito è un'azione molto lunga e va di pari passo con la storia del suo brand.
SERP - ci sono SERP(i) giganti come quelle prodotte dai fuochi d'artificio alla festa di Bilbo Baggins e altre interessanti come la search engine result page (pagina dei risultati di ricerca). Questa è la galassia in cui ci muoviamo: utilizzare le tecniche SEO significa migliorare il nostro posizionamento.
A ogni query - a ogni parola chiave - corrisponde una SERP diversa da ottimizzare.


SEO words' world
Le parole del SEO sono più astruse di una formula magica: inglesismi e acronimi, che racchiudono galassie lontane e misteriose. Linguaggi che il web/copywriter deve conoscere bene: imparare le parole chiave diventa essenziale.
Ringrazio Benedetto per le sue dritte spaziali: laudato sii mio senior (SEO).
Io lo seguo ogni giorno e puoi farlo anche tu sulla pagina SEOjedi di Facebook.

Cicerone scrive, Google acconsente

Cos’hanno in comune il copywriter, il SEO e Cicerone?
La coerenza dei contenuti.
Ti racconto l’input romano di Yummy Writing.



Parlare di scrittura a Roma
Il 19-20 Ottobre sono stata a Roma per partecipare al corso “Yummy Writing”, organizzato dall’agenzia di comunicazione Pennamontata.
Parlare di lingua vicino ai luoghi dov’è nata, mi ha dato forti emozioni. Conoscere chi si cela dietro la tastiera, mi ha donato piacevoli sorprese.
Ho fatto un viaggio mentale nella storia della comunicazione: dal Foro romano al social network, dai primi anni dopo cristo al ventunesimo secolo, dalla retorica di Cicerone alla semantica di Google.
Contrasti stimolanti e nuovi inputs, che meritano alcune riflessioni.
Oggi, vorrei condividerle con te.

Comunicazione lineare, circolare e temporale
“Sii coerente” è un comandamento che ha valore morale, ma anche pratico.
Significa che quando tratti un argomento, i contenuti devono avere un legame logico.
Ecco due esempi pratici:
  • legno – albero – falegname - mobile – arredamento
  • mucca - latte – caffè – colazione – brioches
La coerenza è una regola che  vale per tutte le componenti del testo (titolo, sottotitolo, corpo, conclusione, call to action) e si può rendere in tre modi:
  • lineare (o consequenziale
  • circolare
  • temporale
Valentina e Valerio lo spiegano molto bene nel corso Yummywriting, che approderà a Milano il 30 novembre 2012. 
Non voglio anticiparti niente. 
Mi limito a dirti che scrivere in modo coerente ha due vantaggi e una garanzia di successo:
  • stimola la lettura e la call to action
  • aiuta Google nell’indicizzazione
  • piaceva a Cicerone
La vera novità sta nel paradosso: la coerenza dei contenuti non è nuova.
Ha da poco superato i duemila anni.

Google come Cicerone
Il principe dei motori di ricerca e quello del foro hanno un principio (?) in comune: giudicano importante l'armonia del testo. La sintonia delle singole parole si chiama “coerenza dei contenuti” ed è immortale.
Ma cosa significa di preciso?
Risponde Cicerone.

#1 – Scelta
La prima parte dell’arte retorica è l'“Inventio” e riguarda la “ricerca dei contenuti”.
Se vuoi scrivere bene, devi scegliere cosa scrivere.
Cerca concetti giusti, credibili e coerenti con l’argomento.
Come?
  • Scegli contenuti adatti a sostenere la tesi, in base a un ordine logico, d'opportunità e d'importanza.
  • Elimina gli argomenti deboli e inconsistenti.
  • Privilegia la qualità, più che la quantità.
  • Informa, senza dare l’impressione di volerti accattivare il favore del lettore. Azione ed emozione, sono la vita del testo; ma, come il sangue nel corpo, devono scorrere senza farsi notare.
  • Trova la volontà di conoscere a fondo l’argomento. Volontà è sinonimo d’impegno, concentrazione mentale, riflessione, attenzione, costanza e fatica. Se vuoi, puoi.

#2 – Organizzazione
La seconda parte dell’arte retorica si chiama “Dispositio” e riguarda “l’organizzazione dei contenuti”.
Trovati i concetti giusto, devi disporli con criterio nel testo.
Più facile a dirsi che a farsi; ma anche in questo caso Cicerone è un valido aiuto.
  • Decidi come avviare il testo solo quando ti saranno chiari lo sviluppo, la conclusione e i singoli passaggi: in questo modo non sarà difficile trovare un buon titolo, che tragga efficacia dagli aspetti più significativi.
  • Inizia il discorso in modo preciso, efficace, ricco di spunti, pertinente e appropriato.
  • Colloca all’inizio i contenuti più solidi. Parte male un testo che non è convincente fin dalle prime righe. Punta su titolo, sottotitolo e/o incipit per stimolare la curiosità: danno una prima idea di ciò che verrà detto e predispongono al seguito della lettura.
  • Lega titolo e sottotitolo con ciò che dirai in seguito: non sono un inutile preludio, ma parte coerente dell’insieme.
  • Soddisfa prima possibile le attese del lettore: se non lo fai subito, dovrai faticare molto di più nel seguito dell’esposizione.
  • Non partire con toni polemici e aggressivi, se l’argomento non lo richiede.
  • Sviluppa i concetti anticipati in titolo e sottotitolo nel corpo centrale del testo.
  • Usa contenuti che traggono spunto dal cuore stesso dell’argomento (coerenti), non da elementi esterni.
  • Domina l’insieme dei contenuti e non trattarli in modo frammentario: sarebbe come dividere le parole dai pensieri e il corpo dall’anima.
  • Esprimiti in modo chiaro. Il rischio d’essere oscuri nel corpo del testo è più probabile che nell’introduzione o nella conclusione. Scegli termini concreti, rispetta l’ordine cronologico, evita le interruzioni.
  • Stimola il lettore nel corso dell’esposizione, non solo quando l’argomento è ancora sconosciuto (titolo, sottotitolo, incipit).
  • Concludi con argomenti forti, che si riallacciano alla parte iniziale del testo.
  • Convinci il pubblico della tua tesi e spingilo al consenso (moderna call to action).

#3 – Forma e contenuto
La terza parte della retorica si chiama “Elocutio” e riguarda la “forma dei contenuti”.
Ogni discorso si fonda su contenuti e parole; è chiaro che né le parole possono aver luogo senza un contenuto valido, né il contenuto può emergere senza le parole giuste.
Una volta ordinati i concetti, devi esprimerli in termini coerenti e appropriati.
Cosa consiglia Cicerone?
  • Dai valore alle parti del testo: inizio, sviluppo e conclusione si devono riconoscere.
  • Anticipa quello che dirai.
  • Sfrutta poche parole, ma precise.
  • Usa una lingua corretta, con termini d’uso corrente.
  • Scegli un lessico ricco e appropriato.
  • Adatta le parole ai contenuti e tralascia le formule ambigue.
  • Non scrivere periodi troppo lunghi.
  • Rispetta le pause e i tempi verbali.
  • Non frammentare il pensiero con una punteggiatura scorretta.
  • Adegua la scrittura al livello degli argomenti e dell’uditorio.
  • Evita gli eccessi. Un discorso armonioso, curato, elegante e dilettevole, può stancare se non prevede pause e variazioni. È giusto che lo stile sia curato, ma sobrio.
  • Tieni presente l'intero sviluppo del discorso: non sono le singole a dargli un tono solenne, piacevole o aperto alle emozioni.
  • Scegli parole specifiche (termini), che non siano volgari o abusate.
  • Esamina i termini, singolarmente e nelle loro relazioni.
  • Seleziona le parole in base all’orecchio e alla sensibilità naturale (musicalità).  L’organizzazione delle parole in una frase comporta due aspetti: disposizione e ritmo. È una buona disposizione quella che non genera uno scontro duro (iato), ma le lega le parole in modo fluido. Un ritmo armonioso è vincolato e libero allo stesso tempo.
  • Limita gli arcaismi lontani dal linguaggio quotidiano; usali solo se vuoi dare al discorso un tono solenne e una patina di classicità.
  • Inventa neologismi, puntando su tecniche come la contrazione.
  • Insisti su un concetto e resta coerente con la tua idea.
  • Riassumi il pensiero in punti salienti (elenchi puntati).
  • Sostieni l’argomento senza contraddizioni.
  • Incalza l’interlocutore ponendo domande.
  • Insinua il dubbio, suscita il riso, fai paragoni, sfrutta gli esempi.
  • Sii conciso, ma lascia intendere più di quello che hai detto.
  • Immedesimati in situazioni di vita reale.
  • Sfrutta le immagini per rendere i concetti più incisivi.
  • Usa bene le metafore e non esagerare. Evita di collegare due termini troppo diversi e non prenderli in ambiti poco noti: l’immaginazione del lettore è stimolata da quello che conosce. La metafora non deve essere troppo alta rispetto al concetto e deve entrare nel testo in modo discreto.
  • Ricorri alle figure retoriche, ma non abusarne o renderle manifeste. Ricorda che sono paragonabili a insegne collocate sulla scena o in luoghi pubblici: abbelliscono e si distinguono perché rare.

Chiusura del cerchio
Ti ricorda qualcuno l’ultima frase sottolineata in grassetto?
David Ogilvy ne ha citata una simile sull’importanza del titolo: "L'headline sta all'inserzione, come l'insegna sta la negozio".
Un bel salto di duemila anni nella storia della comunicazione: dalla retorica alla pubblicità, dal foro reale al foro virtuale, dalla società romana al social globale.
Niente di nuovo sotto il sole di Roma?
Forse; ma "Yummywriting" è molto di più.
L’importante è rimanere coerenti: sui tasti, in testa e nel testo.
Tu segui questa regola; vedrai che Google acconsente.

Fonti :
“L’arte di comunicare”, a cura di Paolo Marsich; Oscar Mondadori anno 2011.
Selezioni di testi sulla comunicazione tratti dalle opere ciceroniane “De Oratore” “De Inventione” “Orator” e “Brutus" .