Visualizzazione post con etichetta Twitter Retweet. Mostra tutti i post
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Scrivere su Twitter, ovvero l'arte dei 140 caratteri

Cip cip cip. 
Onomatopea concisa che rende bene l'imperativo di Twitter: di'ci(p) e fallo in fretta; con poco, ma non troppo. L'intento è quello di dare una "notizia flash" in 140 caratteri: problemino che non puoi liquidare con qualche espressione "trash".
Forse non sai che l'illuminazione è alla base dell'intuizione; e che l'intuizione è un elemento base della creatività.
Parliamone un attimo: stai fermo qua.

Twittering Machine, Paul Klee 1922 - fonte Wikipedia


"Sai che c'è? Su Twitter m'annoio; e te?"
"No" (ma secco).
Questa la risposta che do alla domanda frequente di tanta gente che mette il becco (?)
Vivo questo social come una sfida espressiva.
Mia nonna diceva che "nel più ci sta il meno"; qui le parole sono invertite: nel meno deve stare il più.
E qualsiasi cosa vada contro il saggio detto di mia nonna, vale la pena di un assaggio.

STOP.

Faccio questo tipo di riflessione strampalata e (s)connessa, ogni volta che la mia testa è sottoposta alla tensione creativa; quella che stressa. Parlo di scossa positiva, che tutto sconquassa e mai s'arresta.
Lo so: 

  • l'intervento è già finito da un po'
  • ho detto quello che dovevo dire
  • sono contenta 
  • potevo fare meglio

Eppure il cranio rotola intorno alle orbite senza SOSta. 
"Testa dura, testa tosta", diceva mia nonna.
Come darle torto? Quando il cranio si mette in moto, ruota da solo; quasi per inerzia.
La chiamano anche "adrenalina", ma la rotazione pre-rivoluzione rimane la stessa.
Brutta - bruttissima roba - la roby.copy.testa.

STOP

Fatto sta che sabato 15 marzo son tornata al Master in Comunicazione delle Scienze dell'Università di Padova. Stavolta ad ospitarmi è stata la docente del laboratorio di scrittura Alessia Berti che ringrazio per la stima [infinitamente].
Nell'intervento di novembre ho parlato di web semantico; questo giro è toccato a "L'arte di comunicare: la parola tra segno e di-segno". Partendo dal concetto di scrittura in quanto tale, ho cercato di spiegare cosa significhi comunicare digitale:

  • oggetto e rappresentazione si fondono per ampliare il messaggio
  • segno e simbolo si con-fondono nella stratificazione del linguaggio
  • parola e di-segno diventano integrazione come in un paesaggio.

Lo storify superlativo di Elena Milani e il "twittaggio" perfetto di studenti bravi, rendono il concetto.
Tali e tante sono le cose che si possono comunicare in 140 caratteri: tenerlo presente nel tweet perfetto.
Alla fine di quest'esperienza, fatta di persone e condivisione, la mia testa continua a roteare per inerzia. Questo l'ho già detto, mi pare.
Divagando divagando, arrivo a pensare che gli stessi artisti di cui ho divagato tra i banchi sono grandi insegnanti; per tutto, anche per la composizione del tweet. Poi succede che Cristina Rigutto ci mette lo zampino con il Twittering Machine di Paul Klee; e a quel punto l'arte non si può certo mettere da parte.
Un "segno" del destino, che spinge a (ri)condividere quel che segue.

START

Picasso e la semplificazione

"Semplicità" è una legge di scrittura sul web.
Ed è anche il fine ultimo del Cubismo, corrente artistica che si propone di trovare la forma pura attraverso la scomposizione graduale della figura. Scomposizione che non è banalizzazione, ma risultato di un lungo processo: l'adattamento alla semplicità del "segno" complesso. Di questo ho già parlato nel post di qualche tempo fa. 
Aggiungo che la capacità di riassumere su Twitter diventa necessità; nel meno di 140 caratteri stanno i plus: lancio dell'argomento; link d'approfondimento; hashtag d'inquadramento.
Ne consegue, mi pare chiaro, che sia necessario:

  1. andare subito al nocciolo della questione BARRA lettura BARRA condivisione 
  2. esprimere il concetto in modo incisivo - con o senza inciso 
  3. attirare l'attenzione del lettore e spingerlo all'azione - risposta, apertura del link, condivisione (RT)

Gli espedienti per raggiungere lo scopo sono tanti: domanda, sospensione, provocazione, opinione, citazione, approccio negativo. Riguardo il punto 2, mi sbilancio e dico che sfrutto anche l'inciso con tanto di parentesi quadra. Vezzo creativo? Non so, lo devo ancora... inquadrare (?)
In ogni caso il minimo comun denominatore - che mezzo gaudio sempre non è - rimane la capacità di sintetizzare. Guarda un po' in quanti caratteri chiude un concetto complesso il cinico mago del tweet Matteo Grandi:


Sapere cosa dire e come dirlo è fondamentale: togliamo dal becco il superfluo per andare dritti al cuore del CIP e trasmetterlo in modo originale.


Kandinskij e lo spazio bianco

Il più grande esponente dell'astrattismo, considera lo spazio bianco come elemento concreto tra un segno grafico e l'altro: lo dimostra un'opera tratta dal saggio "Punto, Linea e Superficie" del 1926, in cui lo sguardo può esplorare senza fermarsi sul particolare.
Non posso che concordare sulla "divagazione visiva", tirata in ballo più volte anche dal guru della web usability Jacob Nielsen. E lo sono anche nel breve ciack d'un tweet, dove il vuoto si riempie di significato e diventa ordine, organizzazione, ritmo.
Amo sperimentare e Twitter, con i suoi 140 caratteri, dà grande soddisfazione. Ecco un esempio tratto dal filone "fare l'amore con le parole: una #missione", dove gioco con spazio bianco e dimensione:


La "pausa riflessiva" vale anche per il retweet: dà un senso di libertà, che si traduce nella metaforica "boccata d'aria" per il lettore. Certo, lo spazio tra una parola e l'altra toglie spazio (?) al numero di caratteri e lo aumenta nell'affollata TL : una sfida interessante a livello espressivo/visuale.


Wharol e la ripetizione

Fondatore della Pop-Art, Wharol utilizza la ripetizione visiva per lanciare messaggi di vario tipo; primo fra tutti l'opinione personale sulla meccanizzazione industriale. Ma noi writers sappiamo bene che la ripetizione ha un senso profondo anche dentro il testo, tanto che sono arrivata a considerarla l'anello di congiunzione tra la retorica latina di duemila anni fa e il browser del ventunesimo secolo.
Sono da arresto?
Non lo so, ma Twitter non poteva mancare nel quadro totale; questo è certo.
Nel CIP di cui sopra c'è ripetizione plateale: lanciare trend riconoscibili a livello visivo e testuale è un altro degli esperimenti cui sottopongo i followers pazienti. Uno dei tanti modi per distinguere il mio stile da quello di altri enne-mila utenti.
Attenzione però: ognuno deve cercare il suo, altrimenti la ripetizione diventa "imitazione". 
Lo spirito "creativo" s'ispira a idee esistenti, ma solo per trovarne di nuove e utili.
Lo spirito "creativo" non ricicla in modo diverso: trasforma, inventa e diventa; piuttosto.


Duchamp e l'importanza del contesto

Duchamp è l'inventore del ready-made, forma d'arte reazionaria per cui un semplice oggetto quotidiano - tolto dall'abituale contesto - diventa concetto: eccolo qui un vero esempio di creatività: "leggere" un tema comune da un punto di vista originale. Duchamp ci insegna che il contesto è fondamentale per ca(r)pire l'intenzione dell'artista; ogni "segno", si sa, ha un senso letterale e uno più nascosto, intimo, personale: il lettore dev'essere in grado di comprenderli entrambi.
Su Twitter il contesto è l'hashtag: basta un cancelletto e la parola chiave per inquadrare il macro-argomento di cui vogliamo parlare. Risultato immediato? Il lettore capisce l'intenzione. Sulla home, in basso a sinistra, scorrono i trends del giorno: sono hashtag popolari; si può decidere di fare un tweet su uno di quegli argomenti oppure di seguire il "battito" dei nostri utenti. Poi ci sono acronimi e hashtag gergali che diventano virali: #soncose #sonpersone #sallo #sapevatelo #perdire #smm; e quelli più "seri", che devono essere chiari e "rimandare" al contenuto del tweet. 
Duchamp si sarebbe divertito a giocare sull'ambiguità del contesto per stimolare "spaesamento" nel lettore. Lancio una sfida a chi volesse tentare di creare hashtag provocatori, contraddittori, ironici, sconnessi dal testo; magari delegando il con-testo all'immagine. L'importante è selezionare la notizia - in questo, dice Duchamp, consiste il "taglio" dell'artista.
Ecco un esempio classico della maestra del CIP Valì Jolie:


Protagonista del post e argomento generale diventano hashtag che inquadrano il link.
Io divido il cancelletto dal testo con il segno " | " per l'assillo dell'ordine spaziale; ma ci sono vari elementi grafici che si possono sfruttare: dalla freccetta all'emoticon, passando attraverso le parentesi e il trattino.


Marinetti e la contaminazione tra segno e di-segno

La grande lezione di Marinetti, poeta simbolo del Futurismo italiano, è quella di liberare la parola dalla linearità tipografica e dalla rigida gabbia della sintassi. Con il suo "artificio verbo-visivo" chiudiamo il nostro viaggio creativo: i registri stilistici si fondono nella pagina per emergere dal flusso di notizie e lanciare un messaggio "contaminato" (aggettivo che amo alla follia). Non c'è più distinzione tra "segno" e "di-segno": il grafema evade dalla "griglia letterale" e s'incarna nel linguaggio universale.
Oggi l'artificio verbo-visivo si chiama copy-ad e ha il vantaggio di attirare l'attenzione del lettore sulle singole parole del messaggio. Come nel recente passato futurista - perdonate il triplice ossimoro - la comunicazione digitale "possiede la bellezza della velocità" e sfrutta tutti i mezzi a sua disposizione per dialogare con il lettore. Non a caso, il copy-ad è tornato in auge alla grande su Facebook, Pinterest, Instagram, Google Plus - sotto le spoglie dei quotes.
Ma - domanda che spesso mi si fa - con Twitter che sa' da fa'?
C'è la possibilità di allegare immagini ai 140 soldatini monocromi; io, però, conosco un vero mago del CIP futuristico, che - con fibra da rapper (?) - trasforma le parole in suono e di-segno.
Guarda quanta concentrazione c'è nell'esplosione creativa di Antonio Colanino:


Conclusione con domanda circolare

Ora io ti chiedo: "Quanto ti annoi su Twitter?"
Forse tanto, ma ancora per poco.
Se vuoi twittare "ad arte" devi sperimentare e trovare il tuo stile; ma, soprattutto, devi leggere il top e-book sull'argomento: "Twitter marketing: la guida completa al marketing su Twitter" di Valentina Lepore.
Poi ci ritroviamo qua, se ti va.
Pronti a (ri)negare la domanda iniziale; ormai è ovvio, mi pare.

12 forme (umane) di twittanti replicanti

Nel Twitter spazio c'è posto per tutti; ma proprio tutti: belli e brutti.
Tu dove ti metti?
E come ri-cinguetti?
Ecco un elenco di gente twittante in una giornata storta come tante.


Ti è mai capitato di avere una giornata storta?
Una di quelle in cui pensi a come non si usa Twitter? 
Una di quelle in cui sei storto, vedi storto, hai la luna storta, tutto è distorto e ti sei alzato con il piede sbagliato? Bene, sono felice di annunciarti che per me oggi è così; ma è proprio quand'è così che riesco a vedere il mondo in un'altra prospettiva: quella trasversale da copywriter "sdraiata".
Allora affronto la giornata col sopracciglio alzato e il cipiglio arricciato.
Non ho voglia di fare un fico e il primo che m'intralcia lo faccio secco.
Tutto si sforma, deforma, trasforma: loghi, laghi, laCune.
C'è un attimo in cui la vis polemica fa mix con quella comica e penso "meglio riderci su"; ma poi non resisto e finisco per sfornare frasette very socially scorrect (VSS).
Sì, lo so: è una di quelle giornate out in cui sarebbe meglio stare fuori dalla social life.
Perché quando l'umore è nero una cosa ormai è chiara: in media stat virtus, ma non su tutti i media.
Quindi che faccio secondo te? Mi rassegno? Rinuncio? Rifletto?
No: divento la vis-pa Teresa e prendo il tasto al volo per liberare sensazioni soggettive sommerse.
Non si fa. Proprio non si fa.
Infatti l'uccellino blu - non è che sei livido pure tu? - mi punisce con il deserto del retweet.
Yuuuhu, yu-u-uuuh c'è qualcuno?
Letale, direi.
Allora scatta la vendetta VSS, che inizia con una semplice domanda: quante sono le forme di RT? 
In realtà sarebbe più corretto parlare di forme umane, visto e considerato che il retweet non è frutto di un replicante schizofrenico e pensante: prodotto è da mano in carne ed ossa. Ecco allora che questa diventa la giornata ideale per sfornare un bell'elenco di tipi umani retwittanti.
Sono 12 come gli apostoli: peccato (?) che a volte predichino meglio di quel che r(etwitt)azzolano.
1. VIP victim - lui ama i V.I.P., ma ammazza te con i loro retweet. La Canalis ha perso 2 chili? Rossi ha un nuovo cappello? Balotelli si colora la cresta? Tranquillo fratello: grazie a lui lo saprai in tempo reale, con tanto di cuori, bastoni e... picche.
2. Oscar WebWilde - lui adora gli aforismi, le citazioni e le frasi (fatte) ad effetto. Twitta e ritwitta saggezza giorno e notte, come un novello Romeo sotto il balcone: proprio quello da cui lo lanceresti tu all'...esima volta che ti riempie la home con versi triti e RE-triti.
Questione di causa, effetto e sincero affetto.
3. Formichino fiducioso - lui accumula retweet per la sopravvivenza e non resta mai senza. Qualsiasi cosa tu dica o faccia, la retwitta punto e basta. Si sente tanto in dovere, che quando sta assente recupera con 1000 RT in ordinate sequenze. Ha una fiducia cieca: condivide tutto a occhi chiusi. Tu ringrazia per il consenso e il riassunto puntuale sull'operato settimanale.
4. Cicalone - lui è un godereccio cantereccio, che se le suona e se le canta da solo. Retwitta chi l'ha citato, adora le virgolette e le nomination da star. Falso modesto, niente gli sfugge e non pensa mai al "doman di cui non v'è certezza": osserva le stelle e coglie l'attimo. Tu fai pure il fuggente.
5. AmletiCOM - lui è un riflessivo profondo, che condivide i suoi pensieri col social-mondo.
Tutto si specchia nel suo essere: riflette e retwitta, retwitta e riflette, riflette mentre retwitta. Davanti a un tale pessimista pacifista, alza bandiera bianca e batti in ri-tirata a tweet battuto.
6. Prezzemolino - lui è l'amico di tutti e spunta un po' ovunque. Retwitta tizio, citando caio; cita caio, retwittando sempronio; e poi sparisce nel nulla lasciando tizio, caio e sempronio a interagire sul tema da lui stesso retwittato. Il durissimo lavoro si riassume nel suffisso -one: condivisione, discussione, interazione. Lui ha mandato in fallimento la catena di Sant'Antonio e il "passaparola" di Perlana: è paziente e morbido come la lana. Ma quando entri nel lavaggio dei suoi retweets devi avere tempo: solo uno ne uscirà pulito... lui.
7. Tweet-hunter - lui è il maestro dello scambio e del commercio - più o meno legale - di retweets. Ha una rete vastissima di galoppini, che diffondono il verbo nel mondo: appena pubblica un post mille dita sono pronte a tesserne le lodi nella social-net. Vasta rete di galoppini che si è creato nel tempo, addocchiando le new-entry per accoglierle sotto le grandi ali protettrici. Hai pochi followers? Sei un piccione blu picciolo picciolo che nessuno schitta di striscio? Tranquillo: lui ha visto le tue qualità e retwitta tutto; lui è generoso e riconosce i talenti; lui non è permaloso quando tu non commenti. Al limite ti chiede qualche favore, ma puoi dargli poca attenzione. Magari non retwitta più, ma nemmeno paga una provvigione.  
8. Twin Tweet - lui è un tipo misterioso: non si chiama Palmer, ma è armato di palmare. Succede che ti retwitta all'improvviso e tocca fare mente locale: perché non ricordi il nome? Corri tra i followers a controllare e scopri che lui non compare. Anzi, scompare più veloce di quando appare. A meno che non t'illumini d'immenso, sparisci come il vento.
9. FFF - il fan del follow friday segue tutti per tanti motivi o pochi per infime ragioni. Il venerdì è il suo giorno e finisce per fare concorrenza all'amico prezzemolino. Retwitta tutti - ma dico tutti - gli RT in cui è stato retwittato dal resto della lista. Se hai la sfortuna di capitare in quella lista, sei in-finito. Ignora, bypassa o passa al bye.
10. CensoRT - lui ha una doppia missione: retwitta il giusto e condanna l'ingiustizia, l'errore, l'orrore. Serio selezionatore di RT, sceglie il contenuto in base a coerenza, tono, stile e interessi suoi e/o dei suoi cari followers. Non sei il discens più amato? E allora... che lo retwitti a fa'?
11. Ego-circle - lui non condivide niente: l'unico cerchio è nella sua testa. Retwitta i suoi contenuti o quelli dei suoi tweet-hunter/amici/clienti. Non ci sente proprio e non è mai presente. A meno che non sia un fenomeno, segnati assente e segui lezioni migliori.
12. Ispirato - lui vede qualcosa e pensa a te. Te la invia in menzione con tanto di emoticon e retwitta la reazione. Ti fa sentire importante e stimola affetto: a volte sfora nel social-stalking, esagerando con citazioni fuori tema/meta. Ma puoi perdonarlo: è un tenero cucciolone.
La mia lista è finita.
Ho tralasciato di citare i mitologici influencers, che retwittano solo cosa gli pare per paura di prendere l'influenza virale; i fanatici della politica e dell'attualità, per cui l'hashtag è un'ascia (?) a doppio taglio da usare con tanta (para)cuRa; i creatori di catene condivise, che retwittano contenuti molto "sociali"; gli intellettualoidi impegnati, che citano solo voci autorevoli del panorama giornalistico e culturale; i cinici barra scettici, molto retwittati per la loro saggezza in pillole 2.0; i "lecca-lecca" di professione, che retwittano l'influencers per farsi notare; i social-stalkers barra ruffiani, che diventano pericolosi; io stessa, che mi riconosco in ogni forma di twittante replicante.
A tutti noi, cari amici, dedicherò altri post VSS in una giornata storta come questa.
Chissà se e quando arriverà: chi twitta e retwitta vedrà. 

7 regole per 1 retweet

Il retweet è un buono strumento per condividere e attirare follower. Ma come si fa? Sei sicuro di sfruttare a pieno le sue potenzialità?
Ecco 7 regole per diventare un mago del retweet.



Scegli i tasti
Quando leggi un tweet, hai quattro possibilità: 
  1. passare oltre, perché il contenuto non interessa a te, né ai tuoi followers: sorvola pure (?)
  2. rispondere, perché l'argomento ti suscita una reazione: clicca su "risposta" e parla con l'autore
  3. inserirlo nei TopTweet, perché vuoi conservarlo o leggerlo in un secondo momento: con la stellina "preferiti" archivi il contenuto in due click 
  4. diffonderlo, perché ti è piaciuto e può interessare a tutti: clicca pure su "retweet".


Scegli i testi
Il retweet è una forma "virale". 
Non significa che ha l'influenza, ma che si diffonde rapido di tweet in tweet e ha sempre un ritorno in termini d'influenza, conoscenza e indicizzazione.
Hai deciso di aprire un blog?
Più persone re-twittano il tuo post, più possibilità hai (?) di conquistare nuovi lettori. Trovare followers interessanti o interessati ai tuoi argomenti è uno dei risvolti positivi dell'effetto "social-eco".
Non solo.
Il retweet è anche un modo per informare, intrattenere e dare voce a contenuti degni di nota.
Già, ma come si riconosce il Re(dei)tweet?  
Ecco alcune linee guida:
  • è interessante per me e per chi mi segue
  • è attinenente agli argomenti che tratto
  • è inedito
  • è ironico
  • è originale
  • è saggio
  • propone iniziative "comunitarie"

Cura la forma
Eletto il RE-tweet, bisogna incoronarlo: la solita questione di forma.
Ecco due consigli efficaci:
  • rielabora il contenuto e sostituisci le parole originarie con parole originali: estro e gesto si notano 
  • aggiungi un RT davanti al testo: fa capire quanto tieni alla cura dei particolari. La menzione all'autore puoi metterla in coda. Questo è un vero trucco da mago del retweet, perché nella bacheca comparirà il nome di chi l'ha scelto: tweetiti, twotiti... tu
  • usa le virgolette della citazione, quando un follower ti fa un complimento o retwitta il tuo contenuto: si crea una forma di pseudo-dialogo, tanto apprezzata sui social quanto l'aforisma sui vecchi diari

Non esagerare
Il retweet è un modo per intrattenere, condividere, farsi notare. 
L'importante è non esagerare: significherebbe usare tattiche "sgamabili" e aver poco da dire.

Non chiedere mai
Il copywriter Riccardo Esposito ha scritto di recente un post intitolato "Un blogger non deve chiedere mai (o quasi)". Il principio vale anche per il retweet: chiederlo è sbagliato. Meglio conquistarlo con argomenti originali e condivisioni ad hoc.


Non pretendere
Chi semina semi, non raccoglie cinguettii (?)
Se retwitti un contenuto, fallo senza aspettarti nulla in cambio. Il retweet non è uno scambio di favori, anche se alla lunga potrebbe diventarlo; pensalo come un'opportunità per te e per chi ti segue: tutto quello che viene, sarà fruttuoso (?).

Non bleffare
Quando retwitti, fallo con criterio: apri il link e leggi il contenuto.
Non hai tempo? Dai almeno uno sguardo veloce, altrimenti lascia perdere. 
I rischi sono due:
  • i 140 caratteri del tweet non sono attinenti al contenuto originario... ops, eppure l'hai condiviso tu
  • l'autore del tweet chiede un commento e tu non sei pronto. What's shame! Quello poco credibile saresti... tweetiti, twotiti, TU.

Tu cosa ne pensi?
Sei d'accordo su queste regole?
Vuoi aggiungerne altre?
 Approfondimenti: