#2 - Copywriting e scrittura creativa: 3 ingredienti utili

Mistero, magia, curiosità.


Domande e risposte

Stai entrando nel capitolo 2 della sezione RobyCopyTelling dedicata alla mia estate.
Non solo.
Stai entrando anche nella mia Ceradonna, casa estiva dove ho imparato - e imparo tutt'ora - a stimolare scrittura e creatività.
Già, ma chi è questo scrittore creativo? E che fa?
Bel domandone.
Forse sarebbe meglio abbandonare il tentativo "definitivo", per caRpire i segreti della sua arte.
In linea di massima si tratta di una persona che legge molto, scrive molto, rilegge e riscrive; ma certo non si può dire un tipo mono-tono, anzi: conosce tutte le sfumature delle parole per comporre romanzi, poesie, racconti, scenografie, commedie, drammi, poemi, tragedie.

E la pubblicità dove la mettiamo?
Il copywriter non è forse uno scrittore - creativo - che costruisce storie, identità e messaggi?
Secondo lo IED sì; almeno a giudicare dal contenuto di questo corso datato.
Forse lo storytelling fungerà da trait d'union - scuserete il francesismo - tra il writer commerciale e quello tradizionale. Chissà. Certo sono tanti gli scrittori famosi che sono passati attraverso la pubblicità.

Gli aspiranti pensano che avere una buona dose d'autocritica e capire i propri limiti sia un ottimo esercizio di sé; e io sono d'accordo con loro, ché - troppo spesso - l'illusione coincide col sogno.
Ma il sostantivo di cui stiamo parlando è accompagnato dall'aggettivo "creativo", sinonimo di coraggio, brio, curiosità e un pizzico di... magia. Ti racconto dove si origina la mia.

My lesson number #2, ovvero quello che ho applicato


                                             Twitta H. Matisse

Curiosità

Tutto parte da qua.
Sono nata mentalmente curiosa, fisicamente paurosa: solito dualismo contenuto/contenitore.
Mandavo avanti gli altri e non rischiavo; ma rosicavo se non conoscevo e, quindi, indagavo.
Mio nonno Toi era abbastanza tollerante; ma c'erano cose che non si potevano vedere senza di lui, altre ch'era meglio non sapere e altre ancora ch'erano assolutamente vietate.
Ho imparato presto che rispettare le regole coincide con l'incolumità fisica, morale e mentale.
Nessuno, però, mi vietava di chiedere cosa nascondesse questa finestra:


Sapevo ch'era il laboratorio chimico del nonno, ma cosa succedeva là dentro?
Certo non si possono sfidare con mano infantile boccette fragili, colorate e pericolose. Molto pericolose.
Mi sembrava lo scienziato pazzo di qualche film disneyano, Toi; e, curiosa, aspettavo i fumi di una pozione velenosa per sconfiggere il drago - incarnato in una povera, piccola, innocente salamandra.
L'immaginazione, stimolata  dalla curiosità, è il primo strumento per raccontare storie condivise.

Anche la cassaforte nella camera padronale era off-limit.
Che poi secondo me non c'era niente; ma le regole erano regole. 
Lo so, perché quando giocavamo alla caccia al tesoro con le caramelle, a volte capitavano là dentro; altre nel forno o nel vecchio lavabo. Per un attimo restavo delusa dal vuoto inspiegabile, ma poi continuavo a fantasticare di misteriosi tesori nascosti da briganti pericolosi. Non valeva la pena crucciarsi con stupide questioni: volevo proteggere il mio cosmo creativo

Alla botola nel palmento si poteva accedere solo se accompagnati. Io non ci andavo volentieri: sapevo già quello che c'era dentro; il coperchio in ferro era durissimo da sollevare; le scalette arrugginite sfidavano il mio senso di vertigine; ed era troppo vicina alla stanza dei briganti. Sì, perché a Ceradonna ci sono stati pure quelli; si mormora di un anfratto "segreto" - e murato a posteriori - dietro la sala da pranzo.
Sarà vero? Non mi sono mai presa la briga (?) di sfondare il muro per saperlo.

Ma so quello che ho imparato ben presto:

  • il non vedere/sapere stimola domande curiose
  • le domande irrisolte spingono all'immaginazione e alla ricerca delle verità nascoste
  • l'immaginazione è all'origine dell'essere creativo 

Mistero

Anche il mistero si nutre di domande e curiosità, ma c'è una differenza fondamentale: restano entrambe irrisolte. Sperimentare il mistero non è possibile; alimentarlo sì.
E quand'ero piccola c'era pane duro per i miei denti... da latte.


Questa casa sorge tuttora su una collina di fronte alla mia e si raggiunge da un sentiero sterrato.
Si vede da sempre e io, curiosa, da sempre chiedo qual è la sua storia.
Fino all'età immatura, sapevo che mia mamma e i suoi quattro fratelli vi si recavano spesso per fare festa. "Eppure" mi dicevo "ha un'aria così tetra e funesta!".
"L'abbandono, si sa, fa questo effetto" mi veniva risposto.

Oggi so che non mi sbagliavo.
Ecco cos'è successo: te lo racconto in diretta.
Una notte come tante scoppia un temporale. Buio. Silenzio. Poi, un urlo improvviso strazia l'aria; anche mio nonno urla forte, in un lugubre gioco di echi. Nessuna risposta chiara; solo grida scure. A quel punto, insieme ai due figli maschi appena tredicenni, decide d'affrontare la notte furiosa.
La scena al suo arrivo è, a dir poco, agghiacciante: il fulmine di fuoco, entrato dalla soffitta e sceso lungo le scale, ha carbonizzato un abitante della casa. C'è dolore; tanto dolore.

Ecco ogni volta che guardo quella casa, sento dolore. E la guardo spesso: chiusa, abbandonata, passata come oggetto di poco valore da un proprietario all'altro. Tutti con un triste destino di morte.
Qualcosa a metà tra il castello di una principessa e quello di una strega.
Qualcosa che incuriosisce e apre universi di ossimori sconosciuti.
Rovine che parlano di vita... finita.

Ho imparato ben presto che ciò che appare - con l'impegno - si può sempre cambiare.

Bene, quest'anno ho deciso di entrare là dentro.
Un mistero l'ho risolto: la "casa fantasma" non è grande come sembra da lontano. Fin su non ho avuto il coraggio di salire, ché un pipistrello s'aggirava sul balconcino in tutto il suo orrore.
Ma devo dire che queste stanze, con i loro soffitti angelici e decadenti, parlano di solitudine e miseria: quella della superstizione umana. Ci sono ancora i caminetti, i letti, la vecchia cabina telefonica; pare quasi di sentire le voci. Ma poi tutt'intorno incombe un silenzio... rispettoso.

Ho capito che l'unico mistero che valga la pena esplorare è quello della conoscenza senza velo.

Magia

Quando si cresce, misteri e domande si risolvono; purtroppo.
Di pari passo diminuiscono curiosità, osservazione, immaginazione.
Eh già, quanto male fa scontrarsi con la realtà!
Io credo che proteggere e alimentare questo mondo interiore renda creativo qualsiasi scrittore.
Soprattutto il copywriter ch'è un vero comunicatore.
La magia si nutre di mistero e curiosità; e la creatività - si sa - è magica: persuade, avvolge, coinvolge.

Ho imparato adesso che alcune domande - quelle giuste - devono rimanere irrisolte...

  • anche se so che, infondo, non è così 
  • anche se non ho più il tempo di chiedermi il perché
  • anche se non sono più disposta a credere nel mistero 
  • anche se sono sempre tesa a scoprire il trucco
  • anche se, quando scrivo, non mi ascolto

... io continuo a pensare che mio nonno fosse un mago in grado di resuscitare le mosche col sale.
Perché l'esperimento dello "scienziato pazzo" mi ha regalato stupore e voglia di capire come si fa. 
Ma, soprattutto, stimolo per comunicarlo a chi non lo sa.


Quindi...

... siamo arrivati alla fine del capitolo 2.
Spero di aver (re)suscitato il creativo ch'è in te - se mai ce ne fosse stato bisogno.
Sopravvissuto incolume? 
Sei d'accordo con me che uno scrittore creativo si nutre anche di curiosità, mistero e... magia?
Allora ti aspetto per il capitolo 3: parleremo di gioco, immaginazione e manualità.


Puoi vedere tutte le foto della mia estate su Instagram