Elenco puntato: il miglior amico del web writer

Quando penso a lui - l'elenco puntato - mi sento un web writer alle prese con la lista delle spese. Eppure lui - l'elenco puntato - tiene le orecchie tese, mette in ordine le pretese, anticipa le attese. Dai su, parliamone insieme.


"Qui ci perdiamo in chiacchiere, perdiamo tempo per bacco".
Indimenticabile Antonio de Curtis nel film "Totò contro i quattro", dove il grande caratterista Nino Terzi - appuntato balbuziente neo.assunto - contribuisce a rendere lo sketch geniale e divertente.

Ci perdiamo in chiacchiere.
Perdiamo tempo, appuntato.

Eppure l'elenco puntato serve a non perdere tempo, anche se ti senti un po' come un appuntato alle prese con la trascrizione di un verbale.
Hai presente la scena, no? "Prenda nota, velocemente; e miraccomando, che i fatti siano (ap)puntati in ordine cronologico eh: chiari, brevi, definiti".
Signor sì, scrittore: è proprio così.
L'analogia funziona bene anche con il nome inglese bullet list parole proiettile; parole impilate, isolate, selezionate; parole nate per colpire l'attenzione del lettore.
Signor sì, scrittore: è proprio così; ma... come usarle bene quelle parole?


Dalla lista delle cose alla scal(ett)a dei pensieri

Tutti facciamo la lista della spesa: prodotti "impilati" sul foglio come sul banco dei surgelati.
Io sono patologica e faccio liste per qualsiasi cosa, anche per fare la valigia. Da quando scrivo, poi, non ne parliamo: i post sono in lista; le cose da fare sono in lista; le riflessioni sono in lista. Tutto deve'essere al suo post(o): veri e propri biscioni letterari - tanti e tali da far invidia al carnevale cinese.
Mettere in ordine i pensieri è il primo fine dell'elenco puntato: eliminare il superfluo per buttare giù parole scarne, dirette, pratiche.
Che dire poi della scaletta lineare che si trasforma presto in mappa radiale? L'ordine mentale non sempre coincide con quello (crono)logico di motore/lettore - e viceversa.
Ingabbiare i pensieri creativi in uno spazio razionale è un esercizio che vale lo sforzo.
Quando le idee sono scese sul foglio secondo una logica sequenziale, la strada è in di-scesa: a quel punto (?) basta formulare.


Paragrafo 1: di cosa parlerò?

Tanti web-writer fanno uso limitato dell'elenco puntato, collocandolo sempre dentro il testo - soprattutto nel blog. Io amo sperimentare; e in questo post sul blogging l'ho schiaffato nel primo paragrafo.
Sarà deformazione da business writer, ma i vantaggi - secondo me - sono almeno tre:

  1. attirare l'attenzione del lettore fin dalla prima riga 
  2. giocare con lui sul (doppio) senso delle parole, mettendole in rilievo 
  3. anticipare il contenuto del testo, creando attesa sul resto

Come sempre, basta mettersi dalla parte di chi legge e pensare alla prima domanda che viene spontaneo fare: "Di cosa vuoi parlare?". Ecco, tieni: questa è la mia risposta lesta; puoi trovarla qui, subito dopo il titolo. Non scappare, dai; resta. Infondo che fa il telegiornale? Un elenco di notizie con titolo e breve presentazione dell'argomento. Pensaci.


Fare ordine e sciogliere il periodo

Ognuno di noi, quando scrive, ha la testa affollata d'idee; e spesso quelle idee si trasformano in altrettanto affollati testi: lunghi, stentati, arzigogolati.
Ma ogni frase è formata da più periodi; e quei periodi sono scindibili in più punti.
Fallo, quindi: ogni punto è un pensiero, che diventa chiaro, incisivo, efficace. Puoi ragionare secondo una logica causa/effetto:

"Ieri sono andato a fare la spesa e mi sono dimenticato la lista. Risultato: affettato, pomodoro e formaggio dimenticato. Il giorno dopo son tornato".

Oppure secondo una logica cronologica: 

"Ieri sono andato a fare la spesa e mai avrei immaginato quello che mi è capitato: ho perso la borsa, mi hanno rubato lo specchietto, ho messo il piede in una pozzanghera che sembrava un laghetto".

Come avrai notato, l'elenco potrebbe sostituisce la punteggiatura - soprattutto i due punti seguiti da una lista. Prova a disporre le frasi separate da virgola in un elenco verticale con pallini, frecce, check - che vanno bene quando esprimi un pensiero o un'azione di cui l'autore è l'attore protagonista.
Funziona, vero? Quanti sostantivi e verbi risparmi?
Il periodo è breve e le parole in sequenza acquistano evidenza. Gli elenchi danno ritmo alla scrittura, tanto quanto la punteggiatura; ma si fanno leggere meglio. L'importante è non esagerare: sono freddi e diventano inutili e banali laddove non sono strettamente richiesti.
[Inciso: ogni voce in elenco andrebbe chiusa con un punto e virgola; beh, sul web... meglio evitare eh...]


Numerare la sequenza fattuale/intenzionale

I web-writer lo sanno bene: i numeri sono ottimi alleati della scrittura. E l'elenco puntato - che diventa numerato - non fa eccezione alcuna: mette ordine sull'argomento, stimola l'archiviazione mentale, guida la lettura, catalizza l'attenzione - e la memoria - sul punto focale. Non sprecarlo, quindi; e anticipalo con un numero ordinale/cardinale - proprio come ho fatto io qualche riga più su.
L'elenco numerato dev'essere organizzato secondo le priorità per spiegare al lettore l'intenzione futura, le cose che farai per lui, i suggerimenti su qualche risorsa. Nell'ultimo caso, soprattutto sui social.


Costruire paragrafi elenco

Siamo in tanti a usare la tecnica di numerare i paragrafi dentro il testo, specialmente se preceduti da un titolo - a sua volta numerico - che anticipa i paragrafi stessi. Equivale a spiegare al lettore di cosa parlerai, facendo ordine sull'argomento e guidandolo nell'esposizione. Inutile puntualizzare (?) che ogni paragrafo deve trattare il singolo e rispettare quanto anticipato nel titolo, secondo un ordine di cronologia/priorità.


Comunicare soluzioni, plus e minus 

La mia esperienza di scrittura in azienda ha fatto di me la maggiore fan degli elenchi puntati.
Tre i motivi principali:

  1. soluzioni offerte, partendo dal problema del cliente - meglio se in elenco numerato "ordinale" (primo, secondo, terzo, ultimo... ma non ultimo)
  2. vantaggi del prodotto, partendo dalla user experience (esempio: da oggi puoi --> 1, 2, 3)
  3. svantaggi del prodotto, minimizzandoli rispetto ai vantaggi

L'ultimo punto merita un approfondimento a livello di layout.
Ogni prodotto ha i suoi difetti intrinsechi o rispetto a quelli della concorrenza; creare un elenco "doppio" con i minus sulla sinistra e i plus sulla destra, offre un confronto diretto al lettore e l'azienda acquista in schiettezza: se tu per primo riconosci i tuoi difetti e sai volgerli in vantaggi, profumerai di persona leale. Non è poco.
Ovviamente devi riuscire a minimizzare i primi, giocando sui secondi: è solo questione di allenamento, ma esistono anche "tecniche spaziali". Dice Francesca Gagliardi:

"Se impaginiamo una lista di pro e contro in modo tale che la colonna dei vantaggi sia fitta di parole e quella degli svantaggi sia seguita da molto spazio vuoto, quel silenzio ci fornisce - senza aggiungere altro - un eloquente commento sulla scelta da compiere".
Non ho mai provato a farlo. Ma c'è da fidarsi.


A proposito di spazi...

L'elenco puntato fa respirare il lettore. Abbiamo già parlato della sostanziale assenza di parole nello spazio bianco. Aggiungiamo che le parole in verticale esplicitano anche i rapporti gerarchici, quelli sequenziali e la comunanza tra i vari elementi della frase; se le hai messe là, tutte in fila indiana come bravi studenti, probabilmente hai ragionato in termini d'importanza e/o cronologia; ma è anche probabile che la loro funzione all'interno del discorso sia la stessa. Pensaci.


La parentesi su Power Point

Per concludere questo post inserisco un tweet della brava Irene Teso - che riesce a mettere i CIP in elenco numerato (per dire) - e apro una parentesi sull'uso della tecnica nelle slides:


Vero: lo dice Cristina Rigutto, la maga di Tutto Slide [e così chiudiamo il cerchio sulla lista della spesa].
Sarà il nome Power POINT, ma nelle presentazioni gli elenchi si sprecano con magre soddisfazioni.
Sbagliato ridurre il testo di una slide a una lista asettica, fredda, triste. L'identificazione di Power Point con le bullet list è tale ch'esiste un blog dal titolo evocativo sull'argomento: Beyond Bullet Points, dove Cliff Atkinson combatte l'uso selvaggio dei point a bullets d'integrazione tra testo e visual.

Perché se le parole proiettile rimangono ingabbiate fra le righe della pagina invece di uscire per colpire il lettore... l'autore rischia il suicidio con ogni mezzo.
Uno strano caso di "suicidio mediatico", si potrebbe pur dire.