Scrivere semplice, ovvero (s)comporre il tecnicismo

Tecniche, gergali, piatte.
Concrete, false, astratte.
Ambigue, doppie, bi...strat(ta)te.
Le parole sono labirinti d'espressione, in cui si rischia di smarrire la direzione. 
Ma esistono metodi per tenere saldo il timone durante la navigazione. 
Ognuno ha i suoi; io ti racconto uno dei miei. Se vuoi.


Se lavori, devi esprimere concetti ai non addetti ai lavori: sembra un gioco di parole, ma non è. 
[Che fai, strabuzzi gli occhi come un pollo(n)?]
I concetti, poi, non sono altro che insiemi di termini - spesso ambigui, gergali, tecnici.
E fare lo scrittore professionale significa sperimentare nuovi metodi per ottimizzare i processi.

Ti piace l'ultima frase?
Se pensi di schiaffarla sul sito aziendale, sappi che la cosa non s'ha da fare; abundare si può, ma poi tocca deficiere - senza indugiare nella forma participiale al presente, ché non sei deficiente.

Negli ultimi tempi ho scritto pagine webflyers e manuali utente per un prodotto elettronico.
Avere a che fare con argomenti pieni di tecnicismi, ambiguità e anglicismi a volontà ti costringe a procedere per step. Devi scervellarti, insomma; e devi farlo in fretta, perché spesso il tempo di sfogliare un blog sui dieci comandamenti del bravo scrittore professionale proprio non c'è.
Io parto sempre dal fine ultimo: farsi capire; e so che il benedetto scopo da uno diventa trino:

  1. comunicare il prodotto in modo chiaro - dove "chiaro" è un parametro che appartiene al lettore e al suo bagaglio di conoscenza
  2. aggirare l'ambiguità, spiegando il significato della "parola labirintica"
  3. coinvolgere chi legge, attraverso la condivisione di esperienze 

Ecco la mia tecnica per centrare i tre obiettivi; te la spiego in quattro step. 
[Se arrivi alla fine di questo post, poi, c'è uno slide-tool per te].


1. Ogni parola ha la sua storia [etimologia]
Tu hai presente quando t'innamori e vorresti sapere tutto di una persona? Ecco, approfondire significa conoscere, comunicare, capire; non esiste memoria senza storia, possiamo dire.
Perché dovrebbe essere diverso con la parola?
Scavare fino a scoprire le "radici", è fondamentale per diversi motivi:

  • dialogare sui significati
  • connettere termini - apparentemente - diversi e giocare su quelli globali
  • costruire ponti tra mondi passati, presenti, geograficamente lontani
  • controllare la lingua parlata e dare a ogni termine il peso che merita
  • intrecciare tes(su)ti divisi dai mille pieghi di un vocabolario 

Studiare la storia delle parole è di grande aiuto per la loro comprensione - dove "com-prendere" significa prendere-con un balzo la palla per usare la lingua in modo corretto.
Il tempo che risparmi sulla lettura dei dieci comandamenti per il bravo scrittore professionale, dedicalo al vocabolario; e procedi così:

  1. scrivi il tecnicismo sulla sinistra del foglio 
  2. al centro fai un elenco chiaro dei passaggi attraverso i quali si è formato (etimologia)
  3. a destra scrivi, per ogni passaggio, l'elenco dei significati e le possibili derivazioni 


2. Ogni parola è più parole [scomposizione e sintesi]
Ma come? Non avevi detto che scrivere significa semplificare per farsi capire? E cos'è tutta questa confusione di termini, partendo da una parola sola?
A parte il fatto che io sono d'accordo con Picasso quando dice che prima di togliere bisogna aggiungere, ammetto che qualche ragione ce l'hai: si passa dalla singola voce a un elenco di voci.
Ma è proprio questo il momento in cui devi scegliere le parole giuste per il tuo pubblico e sintetizzare. Paradossalmente syntesi deriva dal greco syntithemi e significa "mettere insieme, comporre le parti per formare il tutto". Te l'ho detto: il pittore spagnolo aveva ragione; se unisci più elementi semplici e parziali, ottieni una conoscenza complessa e unitaria.
Procedi ancora per step, quindi:

  1. (s)componi l'elenco = sottolinea i termini più validi tra significati e derivazioni
  2. elimina il superfluo = seleziona i termini giusti in base al contesto e al lettore del testo
  3. riorganizza il resto = metti in ordine i termini scelti per spiegare bene il concetto 
  4. riscrivi la parola (alla luce della sua storia) = prima allunga e poi sintetizza per semplificare

In Business Writing Alessandro Lucchini scrive:

[...] forse che "comporre" non sia infondo "distillare"? Offrire un cognac dei nostri pensieri? La verità è nelle cose semplici. Comporre diventa riassumere se usi bene le forbici; se sai tagliare. E non sarà un caso se "tagliare" somiglia molto a "togliere".  

No, il mio metodo non l'ho imparato da lui: l'ho studiato sul campo; e mi ha dato soddisfazione scoprire più di qualche coincidenza tra i miei arrangiamenti e i suoi insegnamenti.
Questo è il grande valore dell'esperienza diretta.



3. Ogni parola ha una spiegazione [sostituzione]
Ci sono argomenti per cui l'uso del tecnicismo è d'obbligo: per quanto fastidioso possa essere, non si può eliminare; ma limitare sì. Come dialogare, infatti, coi non-addetti ai lavori? Come spiegare loro i vantaggi di un prodotto elettronico, senza cadere nelle trappole del bilinguismo e dell'aziendalese?
Io non sopporto l'abuso di termini stranieri tanto per riempirsi la bocca: esistono degni sostituti italiani, che tutti capiscono - soprattutto; eppure tecnicismi e anglicismi non sono il male peggiore: puoi rimediare con dosi massicce di vocabolario/dotto(re).
Ma come la mettiamo col termine gergale? Lui sul dizionario non compare; lui si nutre di persone che lavorano nel settore e che si capiscono solo fra loro - con grande soddisfazione [ahimè].
Poi ci sono gli acronimi e le parole tanto comuni da risultare ambigue: "applicazione", per citarne una.
Colpa della lingua che fa economia. E colpa dello strano caso per cui semplificare una cosa complessa è difficile; complicare una cosa semplice è facile.
Come ovviare, quindi, all'uso di tecnicismo, anglicismo, acronimo e locuzione gergale?

  • Cambia significati e derivazioni con i sinonimi 
  • Parti dai sinonimi e gioca sui contrari
  • Traduci nella lingua più comprensibile al lettore
  • Scomponi in più termini per spiegare il senso in base al contesto
  • Inventa neologismi pertinenti
  • Parti dal termine generale per scendere fino al particolare


4. Ogni parola è un'esperienza [condivisione]
L'immedesimazione ha un grande valore: trascina il lettore dalla parte dello scrittore; e viceversa.
Questo principio è ancor più manifesto quando si tratta di veicolare i plus (qui m'involo sull'anglicismo per non sbattere le ali sull'allitterazione). Non c'è arma migliore della condivisione d'esperienza per stimolare la comprensione in termini di un prodotto/azienda:

  1. Parti dall'oggetto
  2. Gioca sul linguaggio
  3. Azzarda un paragone, una metafora, un'analogia
  4. Fai vivere il prodotto nell'esperienza quotidiana

Il buon Lucchini cita a questo proposito due "semplificatori" storici: il poeta latino Lucrezio, che nel De Rerum Natura traduce il tecnicismo greco "atomo" con l'insieme di parole latine: "principio primordiale delle cose"; lo scienziato Galileo Galilei, che nel Dialogo sulla relatività del moto sceglie l'italiano al posto del latino per amor di divulgazione. Entrambi spiegano le loro teorie attraverso l'esperienza quotidiana dell'oggetto: i "semi" Lucrezio; il "navilio" Galileo. Per farti capire bene cosa intendo, riporto un piccolo brano del genio pisano:

Rinserratevi con qualche amico nella maggior stanza cha sia sotto coverta di un gran navilio, e quivi fate d’aver mosche, farfalle e simili animaletti volanti; siavi anco un gran vaso d’acqua e dentrovi dei pescetti; sospendasi anco in alto qualche secchiello che a goccia a goccia vadia versando dell’acqua in un alto vaso di angusta bocca, che sia posto in basso: e stando ferma la nave osservate come quelli animaletti volanti con pari velocità vanno verso tutte le parti della stanza; i pesci si vedranno andar notando per tutti i versi indifferentemente.

Tutti potrebbero farlo; e attraverso l'uso dell'esperienza diretta, tutti potrebbero capire in modo semplice la relatività del moto: teoria complessa. Un'arma potente, la condivisione d'esperienze.

L'ho fatto io stessa, ben prima di leggere i brani riportati da Lucchini.
Ecco come ho veicolato la sicurezza dati garantita dal prodotto elettronico, i cui server Microsoft si trovano collocati fra Amsterdam e Dublino - cosa che al pubblico di non esperti piace poco, preferendo server interni (di fatto molto più costosi/rischiosi):

se tu avessi la responsabilità di custodire informazioni preziose, come ti comporteresti? Le chiuderesti dentro i cassetti? Davvero ti fideresti? Oppure sceglieresti una banca con sedi esterne, ma più sicure? Bene ti sei appena messo nei nostri panni: per blindare i tuoi dati e garantire una sicurezza del 99.9% sulla loro conservazione, ci siamo rivolti alla più grande azienda del settore: Microsoft.

Analogia, gioco di parole, immedesimazione, condivisione d'esperienza: tutte cose che aiutano il lettore a comprendere il problema sulla sua pelle; e, ovviamente, il vantaggio della soluzione.



P.S. Ogni parola è un mondo [lo scrittore esploratore]
Siamo giunti alla fine del nostro viaggio nel labirintico mondo della parola; farlo sembra difficile, ma in realtà non è [che fai ributti fuori gli occhi come un pollo(n)?]
Scrivere tanto, lavorare sul campo e cercare un metodo personale è fondamentale.
Quando sei sulla strada giusta, il cerchio si chiude presto.
Fai un giro intorno a te stesso: se la testa gira, avrai la certezza che la terra è tonda.
E tu sarai pronto per mirare dritto al centro, senza "aggravare" le cose. 

-------> Vieni a trovarmi in Community e scarica lo slide-tool per scomporre il tecnicismo.
[Slide-tool = neologismo - da me coniato - per definire le slide riassuntive su quello che ci siamo detti finora; tanto per non smentirmi sull'(ab)uso di astrusi anglicismi :-D]