Caro blogger, ecco come ti (s)piego i 4 mantra del web

Aspirante blogger? 
No social-tour? 
Ahi ahi ahi.
Alias: preparati, sentirai tanti "bla bla bla". 
Consigli utili, altri meno; perché aprire un blog è cosa nostra (?)
Mo' ti (s)piego.


  • Intenzione personale: voglio aprire un blog.
  • Dubbio impersonale: come si apre un blog?

  • Intenzione personale: voglio diventare blogger.
  • Dubbio impersonale: come si diventa blogger?

  • Intenzione personale: voglio scrivere sul blog.
  • Dubbio impersonale: cosa si scrive sul blog?


Riassumendo: ti sei tuffato nel web e sei disorientato?
Tranquillo: inizio questo post con tre quesiti in elenco puntato.
Attenzione: sto andando contro-tendenza e tu - beeeep beeeep beeeep - stai per leggere un "che" di polemico; ma non occorre allarmarsi: respira-inspira-aspira.
Trattasi di virus endemico, limitato a pochi spazi.

Stacco.
Quando ho scelto il mio avatar - la donnina con il cappello "illustrata" sopra qua - il particolare decisivo è stata la fumettata bla bla bla; all'inizio si riferiva alla voglia di chiacchiera innata: non c'era critica sottesa, tutta roba tra me e me.  Poi ho affrontato il cross del web; e l'onomatopea (fono)simbolica è diventata ironica: altro che onde elettromagnetiche, c'era da filtrare onde di parole (sopra)valutate.

E, allora, prima di rispondere alle "vogliose" domande iniziali, ci sarebbe da porsene una a priori; ch'è questa siore e siori: "Sono pronto a organizzare il mare d'informazioni?".
Quel "mare" simbolico è il mio bla bla bla polemico, da cui non mi distanzio anzi: volere è potere.
M'accontento semplicemente di "arginarlo". E lo faccio pensando.
Se vuoi, ci proviamo insieme.


(S)pieghiamoci

Spiegarsi è un verbo riflessivo che mi piace assai, perché sottolinea la "flessibilità" verso gli altri.
Se non ti pieghi, non ti spieghislogan - or ora coniato - ch'è altrettanto azzeccato.
Dunque, prima di tutto bisogna (s)piegarsi con sé stessi: personal branding dici? Ma de che stai a parla' se manco so dove devo anda'? Il concetto - fin troppo abusato - sottende conoscenza dei propri mezzi, solida base d'esperienza, immagine coordinata sull'apparenza. Tutta roba che viene con il tempo, sempre che il percorso sia quello giusto; altrimenti insistere va bene, ma non c'è gusto. E qui scatterebbe il secondo slogan - sempre coniato or ora: spiegare le vele per navigare bene.

(S)pieghiamoci quindi.
Facciamolo su quattro mantra a caso del web: una sorta di preghiera da imparare a memoria.
Anzi no guarda, non serve: il bla bla bla insistente si fa strada da solo nella povera mente.
Sforzo minino/doppio risultato - questo pensa la gente.
A sostegno della mia riflessione cito quattro illustri persone:

  • un filosofo greco
  • un poeta italiano
  • un pittore spagnolo
  • uno psicoanalista austriaco


Conosci te stesso

"Ussignur, ancora 'sta menata di Socrate".
Stai pensando questo? Allora sei già stanco del primo mantra - filosofico - del web; e sarebbe cosa buona e giusta se tu iniziassi a chiederti perché. Ma il vero paradosso è un altro: pochi sanno l'origine di questo detto, sebbene sia facile approfondire: basta fare uno sforzetto, cercare su Wikipedia e aprire:

[...] la sentenza "conosci te stesso" è connessa con il tempio di Apollo a Delfi. Gli studiosi pensano che, pronunciando queste parole, il Dio del sole intimasse agli uomini di riconoscere la loro limitatezza e finitezza [...] L'invito è quello di riuscire a stare al proprio posto e di non sconfinare in ruoli che non ci appartengono [...] Le formule che accompagnavano il "conosci te stesso" erano "nulla di troppo", "ottima è la misura", "non desiderare l'impossibile" e "sappi chi sei senza presumere d'essere di più" [...] Socrate ha sottolineato come sia impossibile avere un'esperienza diretta e viva del mondo senza rendersi conto in prima persona di come funziona la propria mente e di come conosce e riconosce le cose. Capire questo significa liberarsi dai pregiudizi e poter conoscere tutto senza filtri.

Dio del sole.
Illuminazione.
Capire i propri limiti e l'umana finitezza.
Conoscere la realtà in base ai mezzi che ognuno ha.
Formulare dei giudizi soggettivi per liberarsi dai pregiudizi altrui.

Ecco il senso del "conosci te stesso": setacciare, approfondire, scegliere, adattare; non inventare, imitare, lasciare intendere, esagerare. Si tratta di un lavoro di (s)piegamento totale sull'unico perno: noi.

Domanda riflessiva che a questo punto dovresti fare: che c'azzecca tutto ciò con "vivi il tuo sogno"?
Oibò, capire i propri limiti è un paradosso linguistico: il latino capio significa contenere; e contenere i propri limiti (= accettarli dentro di sé) è un successo personale, cui vale la pena aspirare. Se quel successo coincide con l'iniziare a vivere meglio con te stesso e provare a superarti, allora posso essere d'accordo su tutto il discorso; ma sappi ch'è un lungo - lunghissimo - percorso.

Tu, aspirante blogger, concilia sempre il mantra generico con le tue possibilità: leggi, ascolta, filtra, affonda, valuta, amplia, decidi per te se ce n'è o non ce n'è.
Il resto è solo inutile, noioso e contro-producente bla bla bla.


Chiari, freschi e dolci... testi

"Ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah".
Ti stai facendo una grassa risata? Allora sappi che pure Petrarca se la sarebbe fatta.
In realtà ho usato questo verso per (s)piegare come vedo il secondo mantra - poetico - del web:

Scrivi chiaro. Scrivi semplice. Scrivi in modo che tutti capiscano e possano leggere.

Vero, anche perché ad affermare il contrario la gente ti "spara" come fossi un lupo mannaro.

Testo chiaro, ovvio: vorrai mica "complessare".
Testo fresco, normale: il refresh googoliano è cosa cui non puoi rinunciare.
Testo dolce, ti pare: se non ci metti un pezzo de' core, ma 'ndove vuoi andare?
E testo di sostanza, scherzi: non vorrai mica che scivoli via come chiare, fresche e dolci acque.
Non sia mai.

Queste affermazioni di grande effetto - a mio parere - hanno un solo difetto: illudere la gente che "semplificare" sia sinonimo di "tutti possono e sanno scrivere".
Come ho accennato su Facebook - a costo d'essere impopolare - non è che le cose stiano proprio così: quando ci si riferisce al "togliere" va da sé che prima sia necessario "aggiungere". 
Leggi pure: senza basi solide non si va da nessuna parte. 

Mi viene in mente Picasso, che citerò anche nel prossimo mantra, con i suoi disegni dalle linee infantili, in apparenza banali. In apparenza; perché il sub-strato è tutta sub-stanza: particolari anatomici così precisi da sfiorare l'ossessione. Dello stesso parere è l'artista Bruno Munari, molto conosciuto tra i pubblicitari per i suoi studi sulle "coppie creative":

"complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti possono riuscire a complicare; pochi sono capaci di semplificare"

Prima aggiungi.
Poi togli, se puoi.
Non esiste semplificazione senza complessità: altro paradosso, cui dovresti aspirare.
Se questo crea complessi, fregatene e vai avanti per la tua strada.
Più conoscerai te stesso, meglio riuscirai.
Caro il mio blogger, puoi essere SOSpirante... ma certo non fesso.


Scopri il bambino che è in te

"Già visto e rivisto, grazie".
Stai sbuffando? Beh, sappi che non ti regalo un biglietto per vedere Peter Pan. Tanto di cappello al cartone, ma lungi da me convincerti che il mondo sia un cantone dell'Isola che non c'è.

Che non c'è. Ahimè. E con questo spirito affronto il terzo mantra - pedagogico - del web.
Lo faccio, premettendo che sono d'accordo con Picasso quando afferma che:

"[...] ho imparato a dipingere come Raffaello; adesso devo imparare a disegnare come un bambino. I bambini sono artisti nati; il difficile è rimanerlo da adulti".

Non fa una piega: il bambino è l'essere più vicino alla creazione, non fosse altro che per l'anagrafico fattore. Ma - ahimè - la creatività si nutre di esperienza vissuta connessione fra le cose, a parte il fatto che nessuno di noi ha imparato a dipingere come Raffaello né tanto meno come Picasso.
Si tratta, quindi, di connettere l'esperienza vissuta con la semplicità dell'istintoPunto che si riallaccia bene ai due precedenti: capire i propri limiti senza cercare d'imitare o uscire dalle righe; filtrare; approfondire; aggiungere prima sostanza per giungere a togliere senza stuprarla.

Ce la puoi fare benissimo: l'esperienza vissuta ce l'hai; l'istinto fanciullesco lo (ri)trovi. 
Tutto il resto verrà quando già saprai.  


Credi nei tuoi sogni

"Ronf ronf ronf"
Ue' che fai, dormi? Mmmm, non avresti neanche torto.
Qui un po' mi sbilancio, dicendo che queste frasi da Pollyanna le ho lasciate chiuse nella TV anni '80.
Sì, sono cattivella; sarà che fa rima con Zanella. E sì, sono anche un po' cinica; ma cerco sempre stimoli nuovi e odio perdere tempo con il quarto mantra - propagandistico - del web: i sogni son desideriiiii (?).
Qui, per me, proprio non ce n'è o, almeno, non strillato come una favola con tanto di The End.
M'appoggio al più concreto Freud e arrivo a chiudere il cerchio su sole, infanzia e conosci te stesso:

[...] i sogni cedono il posto alle impressioni di un nuovo giorno, come lo splendore delle stelle cede il posto alla luce del sole

Sole - Luce - Illuminazione - (S)piegazione rifless(iv)a

Il sogno più bello, insomma, è quello che vivi da sveglio.
Occhi aperti e orecchie tese: solo allora connetti.
Inspira, respira; non aspirare a perdere conoscenza: tendi sempre ad averne una... illuminata.
Bla bla bla.