Assassino

Durante le "pause" mi dedico a lettura, ricerca e connessione fra le cose. 
Sfoglia di qua e sfoglia di là, spuntano sempre chicche nuove; si sa, è la storia infinita delle parole.



Roma caput mundi.
Si sappia: sono la più accanita sostenitrice di questo slogan coniato da Marco Anneo Lucano nella sua Pharsalia. Parliamo di un grande poeta latino, che "snobba" l'impero romano con i seguenti versi:

  • Ipsa, caput mundi, bellorum maxima merces. Roma capi facilis. 

"La stessa Roma, capitale del mondo, la più importante preda di guerra. Roma, facile a soggiogarsi".
Non proprio un complimento, che dimostra quanto citiamo male l'intenzione dell'autore originale - a meno che quel caput non sia da intendersi come prevedibile "finale" del secondo capoverso.
Pax all'anima di Lucano: beviamoci su (?)

In ogni caso, non si può negare che Roma è stata per lungo tempo il perno della storia mondiale.
Da archeologa mancata, faccio notare che tre quarti delle parole moderne hanno radice latina.
Tre quarti: c'è di che andarne fieri; ma resta pur fuori quel quartino che vale la pena esplorare.


Non so te,

ma io adoro passare il tempo cercando connessioni impensate tra le cose, che a volte - lo ammetto - rischiano di trasformarsi in elucubrazioni al limite del paranoide. Devo pur nutrire la creatività, no?
Questo post potrebbe essere un buon esempio, ma ci sono coincidenze che ti fanno pensare.
Ecco la mia in sequenza temporale:

  • ottobre: riguardo "Jhonny Stecchino" e, come sempre, mi piego dal ridere sulla scena della vecchietta che sillaba "A-S-S-A-S-S-I-N-O" in faccia a un Benigni esterrefatto
  • novembre: seguo la serie "The following", in cui un pazzo paranoide è a capo di una setta d'assassini ispirata, niente popo' di meno che, al poeta Allan Poe (ri-pax all'anima che fu)
  • dicembre: sfoglio l'editoriale "Storica" del National Geographic e becco un articolo - figo - sulla storia della parola "assassino"

Inciso 1: l'editoriale è dell'aprile 2012.
Inciso 2: si tratta di una parola che fa parte del sopra-citato "quartino".
Inciso 3: penso subito "è destino" e ti racconto, in breve, la sua storia


Sette sì, ma di mille anni fa

La storia della nostra parola si lega a quella di un losco individuo a capo di una frangia islamica estremista e violenta: Hasan-i Sabbah.
Nasce nella città persiana di Qom, da famiglia originaria dello Yemen. Compiuti 7 anni, si consacra alla teologia e aderisce alla corrente sciita maggioritaria dei Duodecimani; la vera svolta avviene una decina d'anni dopo, quando il giovane decide di schierarsi con il ramo minoritario dell'ismailismo. Completata la formazione universitaria in Egitto, Hasan torna in patria e presta la sua voce al malcontento popolare nei confronti dei sultani Selgiuchidi. S'impossessa della fortezza di Alamut, letteralmente "il luogo indicato dall'aquila" a sud del Mar Caspio, e ne fa il suo quartier generale. Da qui organizza la resistenza e raduna intorno a sé una setta di spietati assassini - in seguito chiamati "Nizariti" per l'appoggio alla successione dell'imam egiziano Nizar - al cui confronto quelli di "The Following" sono dilettanti spauriti. 


Dedizione, droga e missione alla 007

Hasan pretende dedizione assoluta e la ottiene con un massiccio condizionamento psicologico a prova di 007.
Gli adepti vestono tuniche bianche legate da fasce rosse, colori che simboleggiano l'innocenza e il sangue; ma sono camaleontici: assumono modi, comportamenti e abitudini delle loro vittime, infiltrandosi nelle loro vite. Sono disposti a tutto per la causa: anche a sacrificare la vita; e sono uomini dannati, costretti in una realtà di omicidi e torture.
Hasan è un leader carismatico, ma - per farsi appoggiare nelle sue crudeltà - costringe gli adepti a fare uso massiccio di hashish. Si racconta di un fantomatico "Giardino delle delizie", incastonato in una valle tra due alte montagne e ricco di piante esotiche, uccelli, animali; a circondarlo palazzi in marmo, fontane, donne meravigliose. L'iniziato, annebbiato da una potente bevanda a base di hashish, si sveglia qui tra massaggi, canti e suoni.
Un'estasi da paradiso, che Hasan promette eterna in cambio d'aiuto.
Un vero e proprio plagio a tutti... gli effetti.

Gli orrendi omicidi politici, esasperati dalle massicce dosi di droga assunte prima delle spedizioni, valgono alla setta ismaelita il nome di "Assassini". 


Derivazioni

Eccoci giunti alla fine della storia: tiriamo le somme.
Le ipotesi etimologiche per la parola "assassino" sono due:

  1. deriva dall'arabo hashishiyya "uomini dediti all'hashish
  2. deriva dal nome del leader Hasan e indica i suoi seguaci assetati di sangue

Va da sé che oggi questo termine si riferisca a chi uccide con accanimento, ferocia e premeditazione.
Pesantino vero? Altro che The Following e Jhonny Stecchino: qui c'è del materiale per un thriller.
Uffa: come al solito non abbiamo inventato niente.


Curiosità e conclusioni

Marco Polo, nel suo Milione, parla di un "vecchio della montagna" che conduce una vita ascetica, talmente austera e ligia da portarlo all'assassinio dei due figli colpevoli di aver peccato contro la regola maomettiana: uno ha trangugiato vino; l'altro ha partecipato a un omicidio non giustificato da religioso motivo. Polo racconta che il vecchio droga i suoi discepoli, li circonda d'ogni piacevolezza e promette il paradiso eterno in cambio della loro missione. Chiama la setta "Assassini".

Al tempo dei fatti, Roma era caput da circa 600 anni.
300 lustri dopo, Dante quel Paradiso non l'avrebbe concesso manco... morto.
Ma il sommo poeta conosceva bene la parola "assassino": dai tempi delle crociate designava ladri e malandrini che assalivano i viandanti.
Oggi alterniamo l'uso della parola araba a quella d'origine latina "omicida".

Connessioni, coincidenze, strane... elucubrazioni.
Io non saprei dire: cert'è che le parole svelano sempre storie meravigliose.
Tu sei d'accordo con me?