La beffa (linguistica) della "crisi"

"Cosa vuoi, cara, siamo in tempi di crisi".
Io non voglio niente, caro; c'è crisi, si sa. 
Ma sai che ti dico?
Per risolvere il problema bisogna tornare... alla radice.



Copywriter in crisi non crea.
Lo scrittore va in blocco e diventa tutt'uno col suo problema: uno "scrittore in crisi".
O, forse, sarebbe meglio dire... critico?

L'ho pensato ieri, mentre (as)sorbivo l'ennesima frase - fatta e strafatta - sulla crisi di questo paese.
Sì, perché a volte la noia straripante e il malessere costante stimolano il pensiero... centrale.

Crisi.
Critico.

M'è saltata agli occhi la coincidenza di radice, ch'è fondamento d'ogni senso. Il greco me lo sono "puppato" a chili tra liceo e università, ma - posso dirti? - questo non l'avevo (an)notato.

Cosa significa "crisi"?
Qual è la sua radice etimologica?
C'è da chiederselo prima di giudicare, perché bisogna scendere nelle spirali della lingua per capire fino in fondo che la parola non è infernale come tutti la intendono; o, almeno, non in senso assoluto.


Etimologi(o)cando
Quindi che ha fatto RobyCopy dopo questa riflessione profonda e viscerale?
Da brava compagnuccia - fedigrafa - delle parole, s'è pentita due minuti e ha preso il vocabolario.
Scoprendo la radice - linguistica - del secolo.
"Crisi" deriva dal sostantivo greco krìsis e dal corrispondente verbo krìno.
Sì, lo so: non t'ho detto nulla. Sappi allora - se mai tu fossi un traditore come me - che la parola significa scelta, decisione; e che il verbo suona come distinguere, giudicare, decidere.

Scoperta stimolante, perché sorgono spontanee altre domande.
Quand'è che prendiamo decisioni?
Quand'è che siamo spinti a fare delle scelte?
Quanto pesa il nostro (pre)giudizio su quelle scelte e quelle decisioni?
Cambiamento. La risposta giusta, mio caro, è nei momenti di cambiamento (s)forzato.
Mi viene in mente la metamorfosi della crisalide, ma - ahimé - questa parola ha un'altra radice.


La definizione di "crisi" è "momento che separa una maniera d'essere da un'altra ch'è differente".
Sembra ambiguo, ma non è: serve a rendere il "passaggio repentino da uno stato all'altro" e non solo dal punto di vista politico; ci sono anche quelli:


  • medico/biologico - malattia in stato di crisi; uscire dallo stato di crisi
  • morale/psicologico - crisi di coscienza; crisi d'identità; crisi adolescenziale; crisi matrimoniale
  • sportivo - squadra in crisi; momento di crisi; crisi da classifica
  • economico/commerciale


Sull'ultimo punto e sul primo non m'esprimo: sono quelli che ci stanno affondando. Su quello economico, invece, non m'esprimo per un altro motivo: preferisco spiegarlo con una frase.


  • Sospensione del movimento di scambio, che costituisce il commercio


Ahi! Ecco, dunque, il punto critico (così definito perché appartiene alla crisi e al libero giudizio).
Cos'è, infatti, la comunicazione se non un "mettere in comune" nel senso di (s)cambiare informazione? E cos'è quello scambio se non diretta conseguenza del cambiamento in atto?
Secondo questo ragionamento la comunicazione - in quanto fattore economico - sarebbe in crisi, perché s'è interrotto il movimento di scambio. Ma l'etimologia di "crisi" parla anche di "cambiamento tra una maniera d'essere e un'altra", intesa come involuzione ed evoluzione: qualcosa che sfugge al ragionamento commerciale, perché si nutre anche d'idee, scambio umano, voglia di condivisione.


Finché c'è crisi, c'è speranza...
... di cambiamento. In meglio o in peggio non è dato saperlo; fa parte della vita.
Lei - la crisi - si beffa di noi dall'alto della sua etimologia e colpisce da tergo quella terra che le ha dato gli aNgusti natali. Amore viscerale, quello genitoriale: nel bene e nel male.

Per te, caro, è giunto il tempo critico di scegliere cosa comunicare.
Fallo; e sfrutta l'imperativo contratto nel modo giusto. Il sostantivo ha significato diverso, se pur attinente: fare delle scelte, infatti, apre una falla nell'animo, un fallo nell'area delle abitudini, un brivido freddo nel rischio di fallimento.

Io, però, sai che ti dico?
Non voglio incrinare i rapporti con giudizi, scelte, decisioni affrettate: tendo a sviluppare un senso critico nei confronti del contingente vitale. Di questi tempi auspico un ritorno alle radici, alla dignità linguistica nostrana e alla comunicazione commerciale nel senso stretto del termine: scambio, movimento, cambiamento. Se dev'essere involuzione, sia.
Alla faccia della crisi, mi schiero col barbuto, canuto, linguacciuto nonnetto della pop-art.
Tu che dici, possiamo fidarci?






Credits
Visual: Vanessa Vidale
Content: Treccani.it; Etimo.it