Organizzare un post: il "non sense" dello spazio bianco

Scrivere un post vuol dire anche non scrivere.
L'incongruente non-sense è regola d'oro; anzi, bianca. 
Se scrivi sul web lo sai; e Kandinskij sarebbe d'accordo con te.
Perché?



La scrittura è sinonimo d'esplorazione creativa, come l'arte.
Le connessioni tra visual/verbo sono tante, basta tradurle in segni codificati.

Chi writer fa, lo sa.
Succede che mentre accumuli informazioni sulla vita di un artista, inciampi su quella di un altro.
È capitato a me: indagando sulla ripetizione di Wharol, mi sono persa nello spazio vuoto di Kandinskij:




Spazio vuoto = legge per domani.
Antesignano il Kandinskij letterato.

Chiaro: lui si riferisce alla superficie monocroma in generale, che non è solo bianca.
E ovvio: si tratta d'una strategia pittorica cara al modernismo, per cui lo spazio diventa sinonimo di:


  • rifiuto d'imposizione estetica
  • simbolo di ripetizione meccanizzata
  • respiro di libertà interpretativa


Ma quando il web writer legge queste parole, lo spazio vuoto si riempie di bianco.

Io non sono una pittrice; ma anche scrivere è un'arte e il foglio una specie di tela da riempire.
Sì, perché la pagina web si legge "dall'alto", come un grande disegno; al primo sguardo si notano:


  • immagni e colori
  • titoli e sotto-titoli
  • parole in grassetto
  • dimensioni e tipo di font 
  • colore dei link
  • elenchi puntati 


Ma la cosa che risalta di più è quella si vede meno: lo spazio vuoto di Kandinskij.
Paradossale ma vero.
Il lettore ha bisogno di respiro, libertà interpretativa e zero muri di parole; che, in quanto tali, ostacolano il naturale fluire del pensiero.

È un po' come osservare un paesaggio innevato dall'alto, quando l'occhio si "ancora" su case, alberi, macchie e colori per capire dove si trova; e poi - rassicurato - vaga nello spazio imbiancato. 

Andando di metafora visiva, quelle case, vicoli e palazzi (mezza cit.) sono come ancore sparse sul foglio. Quindi, che fare?


  • Evidenziamo titoli e sottotitoli, usando font di varie dimensioni
  • Sfruttiamo il grassetto per le "chiavi": al primo sguardo, devono dare un'idea dell'argomento
  • Mettiamo in corsivo i termini stranieri, gli abstract introduttivi, i brevi incisi.  
  • Introduciamo box, immagini e citazioni per interrompere la monotonia del testo 
  • Usiamo link di colore diverso 
  • Organizziamo la pagina in moduli per convincere lo sguardo a "planare" sul testo. 


Immaginiamo lo spazio bianco come realtà concreta tra un elemento e l'altro: titolo e sottotitolo, paragrafo e paragrafo, parola e parola, lettera e lettera.
Quel vuoto riempie il testo e lo rende più leggibile: il valore semantico si specchia nell'ordine visivo.

Insomma, la "legge per domani" di Kandinskij è legge per i web-writers di oggi.

Diamo spazio per riflettere e concediamolo agli altri.
Abbattiamo il muro di parole, scegliendo la non-imposizione.

Ispirare prima, respirare poi: due verbi che traducono bene il rapporto creativo/spettatore.
Con/senza l'aiuto di parole.

Fonti:
V. Kandinskij - Punto, linea, superficie. Contributo all'analisi degli elementi pittorici (1968)
"Andy Wharol: una retrospettiva", Bompiani 1990
Visual:
utopistianonimi.altervista.org