Maggio


Non ti chiederò a cosa pensi se dico maggio, come ho fatto a marzo.
So che sei arrabbiato, perché il tempo ti ha gabbato: doveva esser bello e invece vivi con l'ombrello.

Rosa, festa, amore.
Maria, Maia, Giove.
Preghiera, fede, religione.

Il mese solare vive di contraddizione secolare.
L'etimologia del nome racconta una lunga storia con mille sfumature di colore.
Come la religione. Come le rose. Come l'amore.

Secondo la teoria più accreditata, maggio deriva da Maia, splendida ninfa greca che simboleggia la primavera e la dolce stagione delle piogge. Figlia di Atlante e Pleione, è la più bella fanciulla del Monte Cillene; tanto che Zeus se ne innamora e la rende madre del dio Ermes. Non solo. Per salvarla dalle grinfie della moglie Era, tramuta lei è le sorelle in stelle luminose: le Pleiadi.

Nel pantheon romano Maia è la dea preposta alla fecondità della terra e al risveglio della natura. Il primo maggio (calende) si celebra una festa in suo onore per inaugurare l'arrivo della bella stagione e si offre in sacrificio una scrofa gravida: chiaro gesto propiziatorio per la fertilità della terra.
[Per inciso: sembra che la parola maiale derivi proprio da quest'usanza antica].

La seconda teoria etimologica, vuole maggio riferito a Maio, appellativo di Giove "il più grande fra gli dei". Questo mese è dedicato ai majores (anziani), mentre quello di giugno agli junores (giovani). 

Bando alle diatribe, c'è una radice etimologica che accomuna le due teorie e i loro significati: magh-, mag-, mah- (crescere), da cui anche magnus (grande) e major (maggiore).

Un mese di crescita, dunque: fisica e cerebrale.
Un mese creativo, in cui tutto fiorisce e rinasce.
Un mese pagano, ma anche cristiano.

Nel XVI secolo, la dea madre della fertilità diventa madre di colui che tutto crea.
La reazione al paganesimo rinascimentale si concretizza nel culto mariano del Settecento.
La rosa di maggio - simbolo del femmineo sacro - diventa rosario di culto e preghiera.

E l'amore dove lo mettiamo?
Dentro un fiore, ovvio.
Perché maggio è anche il nome di di una pianta odorosa simile alla ginestra. L'usanza vuole che la prima notte del mese i contadini innamorati lascino davanti alla porta dell'amata un fiore profumato. Romanticismo dei tempi passati.

Tu che vivi nel presente, dimmi: quanto ti ha ispirato questo mese che ama il creato?
Sì, lo so: sei arrabbiato.
Ma il tuo ombrello può diventare arcobaleno o cielo stellato.

Io mi sono lanciata nel culto della lingua, tra presente, passato e futuro.
Con amore, passione e rispetto... religioso.

Articoli del mese
Repetita iuvant: parole e concetti
Post che affronta l'annosa questione di pubblicità e ripetizione.
C'è? Non c'è? Dov'è?
Nel primo articolo della serie ho parlato di naming, jingle e gesto.
Stavolta tocca a parole e concetti.
Chiamale pure figure retoriche: qui trovi un elenco di quelle più comuni.

Onomatopea: la figura retorica del suono
Post musicale, che canta invece di parlare.
Sì perché non so se ci hai fatto caso: ci sono parole che imitano il rumore.
Si chiamano onomatopee e sono più copy di quel che credi.

Scrivere sul web? Una cosa futurist(ic)a
Post dedicato a me, a te e a chiunque scrive sul web.
Ci sono cose che non sono nate nell'era 2.0.
Ripartiamo dall'anno 0.

Copywriting e advertising: il suono delle parole
Post che parla di musicalità.
No, non è uguale a quello sull'onomatopea: stavolta a imitare il suono sono le singole lettere.
Imparare a rispettare le loro qualità acustiche e articolatorie fa bene al testo.
Parola di copy.

Approfondimenti:
Visual:
littleg.tumblr.com - Banho de Chuva by Gustavo Peres