Penna Biro: la storia

Nasce nell'Europa dell'est.
Cresce in America Latina.
Si diffonde negli Stati Uniti.
Approda in Europa occidentale.
Cambia l'estetica della scrittura e accorcia le distanze.
È l'invenzione geniale di un uomo eclettico e sfortunato.
Sto parlando della mitica penna biro.
Questa è la sua storia.


Chi è nato negli anni '70, ha visto cambiare i mezzi della scrittura: tasti e fogli elettronici hanno preso il posto di carta e penna. "La grafia è diventata piatta, uniformeimpersonale" tuonava mia nonna, criticando la vecchia macchina da scrivere; eppure il processo di "appiattimento" è partito molto prima: quando lei era appena una ragazza.
 
Budapest: lo scrittore senza macchia
L'ungherese Laszlo Jozsef Birò è un personaggio eclettico: si diletta nella pittura e lavora come redattore in una rivista di Budapest; ma, strano a dirsi, non ama sporcarsi le mani.
Questo scrittore senza macchia, un giorno si sveglia con un'idea geniale: creare una penna a sua immagine e somiglianza. Decide di sostituire l'inchiostro liquido della stilo con quello tipografico a rapida essicazione, inserito in una cannula di plastica; ma il nuovo materiale viscoso rende la scrittura poco fluida.
Come risolvere il problema?
Ecco un'idea semplice e geniale: sostituire la punta della stilografica con una pallina d'acciaio, che distribuisca l'inchiostro sulla carta in modo omogeneo.
Narra la leggenda che l'ungherese abbia trovato l'input, guardando dei bambini giocare a biglie sulla strada. Trovare una soluzione alle macchie della stilografica è lo scopo reale dell'invenzione.
Biro sarà per sempre il suo nome.
 
Argentina/Francia: da Biro a Bich
Nel 1938 Birò chiede il brevetto per la sua penna a sfera, ma prima di ottenerlo scoppia la seconda guerra mondiale. Per sfuggire ai tedeschi, lui e la sua famiglia scappano prima in Spagna, poi in Francia e in Argentina. Qui con l'aiuto del fratello Georg, ex chimico, perfeziona la sua invenzione: affinché funzioni è necessaria una pallina metallica di dimensioni precise, che solo una ditta svizzera è in grado di produrre; altro problema è ottenere un inchiostro della giusta viscosità.
Nel 1944 Birò brevetta la sua penna a sfera, ma i costi di produzione elevati lo costringono a cedere i diritti a un finanziatore che la produce subito per le forze armate statunitensi.
La biro compare nel 1945 a Buenos Aires con il nome di Eterpen, prima ditta che la commercializza
su larga scala. Qualche anno dopo, il barone italo-francese Marcel Bich acquista i diritti e lega per sempre il suo nome a quello della biro. 
 
Mondo: da bich al pc
Il destino comune di molti inventori è non essere dei buoni imprenditori.
L'eclettico giornalista ungherese non fa eccezione.
Negli anni '60 compra una tenuta in Argentina, dove tenta le sorti come allevatore; la scelta non si rivela un buon affare e si conclude con un fallimento.
Nel 1985 Laszlo Birò muore povero nella sua casa di Buenos Aires, all'età di 86 anni.
Lo scrittore senza macchia ha scritto una della pagine più importanti della nostra storia quotidiana. La fortuna è stata avara, ma il destino gli ha concesso di assistere al trionfo della Bich e alla sua sopravvivenza nell'era tecnologica. Dalle lettere d'amore, lutto e sofferenza dei soldati statunitensi, ai post-it attaccati sullo schermo del pc, fino alle scrivanie di uffici, scuole e tribunali: tutti hanno usato la biro. E tutti continuano a farlo.
Una grande soddisfazione, degna di una geniale invenzione.
 
Riflessione finale
Voglio tornare un attimo a mia nonna.
Gli esteti della scrittura hanno criticato molto l'introduzione della penna a sfera: quella punta ostile ad ogni flessione della mano ha pianificato la grafia e appiattito l'espressione della personalità.
Dal punto di vista pratico, invece, la penna biro è stata un'invenzione comoda, semplice e geniale: il primo passo verso l'uniformità dei mezzi e la circolazione veloce delle idee.
 
Tu cosa ne pensi?
Ti schieri con gli esteti o con gli uniformatori?
 
 
Fonti:
B. Colonna "Dizionario degli errori e dei dubbi della lingua italiana" - Newton&Compton editori, 2001
Wikipedia - Enciclopedia Online