... continua

#2 La rinascita di Roma e la costruzione di una sontuosa dimora, che nasconde al suo interno una statua d'oro...

La città risorge dalle sue ceneri, sottoforma di fenice dorata
Il fatto che l'imperatore decida di costruirsi un Palazzo "proporzionato" alle sue manie di grandezza, fa propendere i più per un suo diretto coinvolgimento nell'incendio di Roma.
E' anche vero che la riedificazione dell'Urbe ha i suoi lati positivi per i sopravvissuti, ma anche per le generazioni future: blocchi di case ben allineati, costruzioni d'altezza moderata, piccoli cortili interni, ampie strade e portici colonnati sostituiscono finalmente condomini affollati, casupole in legno e vicoli luridi.
Non solo.
Le nuove costruzioni sono in pietra refrattaria ed hanno muri propri (al posto di quelli divisori).
La riedificazione di Roma è di tale portata, che gli storici posteriori useranno dire: "Nerone ricostruì Roma con la stessa furia con cui l'aveva distrutta".

La Domus Aurea e il Colosso di Nerone
Nerone fa costruire la sua dimora nel centro di Roma, sfruttando l'ampio spazio lasciato dai quartieri inceneriti e l'area acquistata prima dell'incendio.
Il progetto è talmente immenso, che definirlo Domus (se pur Aurea) è riduttivo: parlerei, piuttosto, di una città nella città.
La residenza s'ispira alle grandi ville marittime del golfo di Napoli e si estende su ottocentomila metri quadrati.
I vari edifici della Domus si adagiano sulle colline del Palatino e della Velia, occupando:
  • parte del Colle Oppio (dove tutt'oggi sono visibili i resti del vasto padiglione a portici con 300 mq di fronte, che fungeva probabilmente da sala di rappresentanza);
  • gli horti imperiali sull'Esquilino;
  • il tempio del divo Claudio sul Celio (trasformato in ninfeo).
Sparsi fra boschi, vigne e pascoli, sorgono altri ninfei, templi e terme.
Per dare un'idea delle dimensioni "modeste" della dimora, Svetonio scrive che il porticato a tre ordini di colonne della Via Sacra misurava mille passi (circa 1440 m) e che il successivo vestibolo sulla Velia conteneva una statua colossale di Nerone alta 120 piedi (circa 35 m).
Della statua parla anche Plinio il Vecchio, che la colloca "in summa sacra via"; percorrendo la Via Sacra, infatti, da cui si accede al vestibolo, si vede l'enorme colosso stagliarsi sull'orizzonte.



Ma perchè farsi costruire una statua di tali dimensioni?
La risposta non si limita al carattere squilibrato dell'imperatore; stavolta c'è di più: mi riferisco alle forti suggestioni che esercitava a quel tempo il Colosso di Rodi, sepolto ormai da secoli negli abissi marini.
E' l'artista asiatico Zenodoros a realizzare l'immensa statua in bronzo dorato.
Nerone è ritratto nelle vesti del dio Helios/Sole con una corona radiata sul capo, il globo (simbolo del regno) nella mano sinistra ed un timone (simbolo del reggitore dell'impero) a sostenere il braccio destro.
Gli "effetti speciali" della residenza imperiale non finiscono qui.
Sotto il vestibolo, in una vasta area compresa tra Velia, Colle Oppio e Celio, si trova il cosiddetto Stagnum Neronis: un lago artificiale grande come un mare interno, alimentato dalle fonti del già citato tempio di Claudio sul Celio (ora ninfeo).


Un progetto grandioso quello della Domus Aurea, portato a termine in soli 4 anni e sopravvissuto intatto per poco più di 34: i successori di Nerone ed un nuovo incendio contribuiranno a lasciarne poca traccia.
Che fine faranno, quindi, il lago artificiale "hoollywoodiano" e l'immenso Colosso dorato che gli faceva da cornice?
Scopriamolo insieme nella terza ed ultima tappa del tuo viaggio!