... continua

#3 Il primo anfiteatro romano, il Colosso di Nerone e la nascita di... "Colosseo"

L'Anfiteatro Flavio
Nerone muore nel 68 d.c.
Il successore si chiama Vespasiano, discendente dalla dinastia dei Flavii; il suo primo desiderio è rendere evidente la differenza tra il vecchio ed il nuovo governo: si adopera, quindi, per restituire alla cittadinanza il terreno pubblico usurpato ingiustamente dal "tiranno" per costruire la Domus Aurea.
In quest'ottica nasce il progetto del primo anfiteatro stabile di Roma, detto "Anfiteatro Flavio" dall'omonima dinastia imperiale che ne è l'artefice.
La costruzione inizia nel 70 d.c. ed è possibile anche grazie al saccheggio del tempio di Gerusalemme, avvenuto proprio in quell'anno.
L'area scelta è l'ampia vallata tra Velia, colle Oppio e Celio.
Hai già sentito questi nomi vero?
Sono proprio le coordinate dello Stagnum Neronis!
Il lago artificale viene bonificato, sotterrato e ricoperto; l'enorme massa d'acqua, invece, è dirottata verso l'apposito acquedotto pubblico.
Vespasiano riesce a vedere solo la costruzione dei primi due piani dell'anfiteatro, prima della sua morte nel 79 d.c. Sarà il figlio e successore Tito, a completare l'opera con il terzo e quarto ordine di posti e ad inaugurare l'anfiteatro nell'80 d.c.
E l'immenso Colosso che ritrae Nerone nelle vesti del dio Helios/Sole?
Abbiamo detto che si trovava nel vestibolo della Domus Aurea sulla Velia, appena sopra lo Stagnum Neronis (ora Anfiteatro Flavio).
Cosa ne fu di lui negli anni a venire?

Le 4 (oppure 5) trasformazioni del Colosso
Dopo la morte di Nerone, il cui nome è condannato per sempre alla damnatio memoriae, il suo immenso ritratto subisce diverse trasformazioni. Purtroppo ci è dato conoscerne solo quattro, a cui se ne aggiunge una quinta in via solo ipotetica.

1. Vespasiano, probabilmente, lascia il Colosso in loco, ma lo priva degli attributi di potere (remo e globo) per trasformarlo in una divinità solare.
2. Parecchi anni più tardi, Adriano ordina di spostare l'immensa statua di qualche metro per far posto al Tempio di Venere e Roma, costruito vicino all'Anfiteatro Flavio; per riuscire nell'impresa si dovranno inpiegare ben 24 elefanti!

Trasporto del Colosseo per costruire il Tempio di Venere e Roma, voluto da Adriano

 
3. Commodo, imperatore la cui megalomania faceva impallidire quella dell'originale ritratto, sostituisce il suo volto a quello di Nerone e aggiunge al colosso gli attributi di Ercole: la clava al posto del timone e un leone ucciso all'altezza dei piedi.
4. Morto Commodo, la statua torna ad essere l'immagine del dio Helios/Sole e l'antico timone riprende il posto della clava divina.

La quinta trasformazione del Colosso neroniano non è ufficiale: si tratta di un'ipotesi recente, che riguarda l'imperatore Costantino.
La leggenda vuole che Papa Silvestro (o papa Gregorio Magno) abbia ordinato la fusione della statua neroniana, di cui si sono salvati solo tre frammenti: la testa, la mano sinistra con una parte di avambraccio e il globo; trasportati davanti a Palazzo del Laterano, restano qui a lungo come muta testimonianza di un mondo pagano ormai sconfitto. In seguito, Papa Sisto IV ha donato i tre bronzi al Campidoglio dove tuttora sono conservati; se ti capita di visitare i Musei Capitolini, avrai l'occasione di ammirarli da vicino
Globo, mano sinistra e testa sono stati attribuiti con certezza all'imperatore cristiano Costantino. 
Ma potrebbero nascondere i resti del Colosso neroniano dopo l'ennesima trasformazione?
Gli indizi a favore sono tanti.
1. Sotto la cerchia di riccioli costantiniani, la testa cela ancora la capigliatura a lunghe ciocche sinuose tipica dell'epoca giulio-claudia.




2. La conformazione della nuca ha inconfondibili tratti neroniani. A conferma di ciò, i segni di saldatura del nuovo volto su quello precedente, ben visibili lungo la linea esterna delle orecchie.



3. Sulla sommità il Colosso di Costantino doveva avere probabilmente la corona radiata del dio Sole, distrutta insieme a parte della calotta cranica.
4. La testa e gli altri due frammenti di bronzo sono stati trovati nella valle dell'Anfiteatro Flavio, ulteriore prova che porterebbe ad escludere la presenza di due colossi nella stessa area.
5. Infine, il fatto che la statua rappresenti un imperatore cristiano (quindi non pagano) spiegherebbe perchè, dopo il famoso Editto di Costantino, non sia stata distrutta.

Dunque, il destino ha voluto che la statua di Nerone sia arrivata fino ai nostri giorni sotto le spoglie dell'imperatore Costantino?
Sarebbe paradossale che il più esecrabile e sconcio imperatore romano sia sopravvissuto nei secoli nascosto dietro al viso di un principe cristiano!

Colosso e "Colosseo"
Il Colosso di Nerone ha subito varie trasformazioni nei secoli, ma non si è mai spostato dalla sua sede originale sulla Velia se non di pochi metri; prima ha fatto da sfondo allo Stagnum Neronis, per poi fungere da ornamento all'Anfiteatro Flavio (che del lago aveva preso il posto).
Corre l'anno 523 d.c., quando si svolgono gli ultimi giochi nell'anfiteatro.
L'impero romano è caduto da poco più di cinquant'anni e la denominazione dell'edificio comincia a confondersi nei secoli con il Colosso di bronzo che li sta di fronte.
Non si sa la data precisa della coniazione del termine, ma siamo sicuri che nell' XI secolo l' Anfiteatro Flavio è già chiamato "Colosseo".

Tornando alla domanda che ci siamo posti all'inizio sull'epigramma del Venerabile Beda, l' ipotesi più probabile è che l'erudito inglese non si riferisse all'Anfiteatro Flavio, all'epoca non ancora identificato con il nome "Colosseo", bensì a qualcosa che oggi non esiste più: la statua colossale di Nerone che gli stava di fronte.

Ancora 3 ipotesi
Esistono altre teorie interessanti sulla storia della parola "Colosseo".
Per chiudere in bellezza, ti consiglio di leggerle!

La prima ipotesi ha a che fare con l'etimologia della parola latina colossus, a sua volta derivata dal greco kolossòs. La radice comune dei termini è -kal -kol, che ha il senso di "ergersi"; non a caso, la troviamo identica nelle parole italiane colle (greco: kolonos), colonna (latino: columna), cima e culmine (latino: culmen). Secondo questa ipotesi, il nome "Colosseo" sarebbe da riferire alla mole stessa dell'Anfiteatro Flavio, indipendentemente dalla statua che gli si ergeva di fronte (a sua volta chiamata "Colosso" per le sue dimensioni straordinarie).

La seconda ipotesi tira in ballo il luogo in cui sorge l'Anfiteatro Flavio, chiamato in antico Collis Isei; sembra, infatti, che sul Monte Oppio sorgesse un tempio dedicato ad Iside, che dava il nome alla contrada (detta appunto "Iseo"). 

La terza ipotesi suona più come una misteriosa leggenda, secondo cui il Colosseo sarebbe stato un tempio dedicato ai demoni.
I sacerdoti di questo strano culto alla fine di ogni cerimonia si rivolgevano agli adepti con la domanda: "Colis Eum?" ("Lo Adori?"), riferendosi al diavolo; da questo inquietante interrogativo deriverebbe l'appellativo del monumento.
La diceria è stata tramandata da Armannino Giudice e nel corso dei secoli ha avuto molto seguito tra i romani.
Benvenuto Cellini ne parla in un racconto ironico, in cui descrive la notte passata al Colosseo per assistere alle manifestazioni demoniache; lo accompagna il suo amico e celebre orafo Agnolino Gaddi, che, spaventato a morte dalla situazione:
fece una strombazzata di coregge con tanta abundantia di merda, la quale potette più della zaffetica
La "zaffetica", per inciso, era una miscela di zolfo usata dagli esorcisti per scacciare i demoni dai luoghi infestati; e infatti i diavoli scappano via semiasfissiati!

L'ultima curiosità
É forse grazie all'ironia di Benvenuto Cellini e del suo racconto sul Colosseo, che é nato il detto comune “povero diavolo”.


Ti è piaciuto questo breve viaggio nella storia di Roma?



Fonti:
Archeo Monografie "Nerone" 2/2011
Wikipedia - Enciclopedia Online "Colosseo"
romaviva.com
terraincognitaweb.com
Immagini:
Archeo Monografie "Nerone" 2/2011