Il ritmo della scrittura [tra cuore, sangue e... gambe]

Qualsiasi cosa ha un inizio. 
E qualsiasi cosa ha un(a) fine.
Non per forza la stessa cosa.
Ma qualsiasi cosa tu stia facendo in quel momento, il bello del vivere sta sempre nel mezzo. Lui scandisce il "battito" del tempo e pompa sangue fino alle gambe. Perché quando il ritmo c'è, tutto - anche ciò che scritto è - (s)corre dritto.

Pic: Laura Williams


Questo lunedì pensavo ch'è da un po' che non scrivo sul mio blog.
Si sa, giorno di "lune" in cui sensi di colpa e autocritica portano al Cratilo.
"Panta rei" avrebbe detto Eraclito, secondo quanto riportato da quel Platone cavernoso e lunatico.
"Beh, se tutto scorre" - ho pensato - "... allora il tempo corre".

Già.
Il tempo è scandito da anni, mesi, giorni, ore, minuti e secondi. E non siamo secondi a nessuno nel buttarlo a quintalate, soprattutto d'estate. Ma nella corsa contro il tempo, ho deciso ch'era giunto il momento di correre un po' per tenermi in forma; ché, oltre quella del testo e della testa, c'è pure quella fisica. Ahimè.


Al parco fra me(e)me 
Sembrano tanti Mercurio scesi da Mercurio quelli che corrono al parco; non hanno il "cromo" addosso - ma il cronometro sì. E due ali ai piedi iconizzate nel Nike's logo.
Così l'idea di vittoria s'è insinuata in me e mi son detta:"Sai che c'è? Yes, you can".
Ho calato l'auricolare nelle orecchie e via, con sottofondo musicale [da Olimpiade mondiale].
Peccato che dopo appena un minuto non ero più atleta, ma torcia: rossa, ma rossa che più tramonto non si può. A quel punto mi s'avvicina una signora biondina con la tuta da puffetta - rigorosamente senza un filo di pancetta: "Ehi" - accenna saltellando su se stessa - "non sforzare: ti conviene trovare un ritmo naturale".

Ah! Il ritmo: ma tu guarda che parolina magica ha tirato fuori l'insospettabile puffetta senza un grammo di pancetta. Mi sono messa a pensare... volevo correre a casa, abbracciare la scrivania e scrivere, scrivere, scrivere come se non ci fosse mai stato un domani salutare. Tra l'altro frugavo nella scatola cranica per risalire a quello che mi sfuggiva: l'etimologia.
Tu hai presente no, quando tenti di ricordare il ritmo di quella canzone che ti piaceva tanto e te ne vengono in mente 100.000 in un solo canto. Ecco. Pensavo "rima-risma-rituale-ritornello", senza ri-salire alla foce delle parole]. Così ho rimpallato il "tutto scorre" di Eraclito dal lobo sinistro: accomodati sulla riva, la soluzione ti passerà davanti. E poi, per non pensarci troppo, mi sono rimessa a correre veloce.


Battito, sangue, gambe
Sai cosa? Aveva ragione la signora: troppo veloce no; troppo lenta, nemmeno; costante era l'aggettivo vincente. Sentivo il mio cuore accelerare e - man mano - pulsare in modo naturale; le mie gambe sibilavano di sangue; le mie orecchie acchiappavano il basso dei Depeche per scandire il tempo; i miei occhi stavano fissi sul manto stradale.
Il ritmo era dentro e fuori di me.
E ho pensato che io - solo io - potevo sentirlo; per chi mi avesse guardata dall'esterno, ero solo una persona goffa che correva lungo la pista ciclabile. Una vista ri-ciclabile come tante altre persone uguali a me; forse più agili, forse meno. Ma l'interesse che provocavano era lo stesso: Z-E-R-O.
Il ritmo non è un'aurea magica che sta tutta intorno a te come l'aria di un... phon. Quest'è.

Ho pensato al lettore: anche lui non è dentro la nostra testa e non ha scritto quel testo; anche lui legge mille cose uguali; forse ci sono quelle meglio e quelle meno. Ma come catturare l'attenzione per evitare il carpiato nel (ri-ciclabile) bidone? L'avvento della "spazzatura differenziata", non migliora affatto la situazione ipotizzata. Bisogna trovare una soluzione.


Occhio, memoria, orecchio, pensiero
Neanche a dirlo, quando sono tornata a casa ho scartabellato il vocabolario etimologico con il dito sudato - il vantaggio della mia corsa incident(al)e è stato evidente: non doverlo leccare. 
E allora sì, mi è tornato in mente che "ritmo" contiene la radice greca ru-reo e significa "scorrere", ma in modo ordinato, cadenzato, percepibile.

Percepibile. Sì, ma da cosa? E come? Perché il ritmo tocca più ambiti: biologico; musicale; pratico; metrico/linguistico; fenomenologico e temporale [che tutto spazza via].
Rima, ritornello, rituale: parole che hanno in comune il sequenziale; anche "risma", la carta che (s)corre a fiumi, fa parte del gruppo.

Ritmo, quindi, si riferisce a più campi diversi; ma il modo in cui lo "percepiamo" è lo stesso:

  • occhio - presente quando una lampadina si accende e si spegne a regolari cadenze?
  • Orecchio: presente quando un rumore da basso diventa alto, provocando fastidio? O quando suoni e pause alternati fanno cogliere segnali allarmanti?
  • Memoria: presente quando hai detto a quel tuo amico che lui "non aveva senso del ritmo?"
  • Pensiero: ecco.

Pensiero: voce interna che resta impressa; mentre leggiamo, per esempio... o ascoltiamo qualcuno parlare. Ecco il punto: la scrittura è ritmo pratico che si esprime nell'atto stesso di scrivere; è ritmo biologico che può far smuovere le cose; è ritmo metrico e linguistico che nasce da posizione, sensibilità e accostamento di parole; è melodia che rimane scalfita nella memoria. E nel cuore. 


Costanza, pazienza, danza
Quando correvo in quel parco, tutto era ritmo: occhi, gambe, orecchie, memoria e pensiero.
Mi ascoltavo e ascoltavo. Ma la scrittura non è una corsa: il ritmo deve scorrere in base al testo e al concetto espresso; non basta far battere cuore e tasti all'unisono: è la storia che deve TOCcare.
La definirei, piuttosto, una danza: prima veloce; poi lenta, indolente, stanca. Mai uguale a se stessa.
Come la vita d'altronde. Puoi mai descrivere una scena concitata con una serie di avverbi in sequenza?
Magari lunghi e in... -mente? Non sempre.

Per questo ho deciso di pubblicare una serie di articoli sul concetto di "ritmo" nella scrittura, per come lo percepisco io [al limite della paranoia]:

  • lunghezza e posizione delle frasi
  • legami fra parole e scelta di parole (cacofonie)
  • tono e punteggiatura
  • verbi, sintassi e figure retoriche

Conclusione
Per cogliere il ritmo e saperlo trasmettere dobbiamo ascoltarci e ascoltare; amare le parole e rendere le situazioni; usare occhi che guardano altrove, voce che rimbomba, orecchie che scivolano, cuore che scandisce, mani che scorrono, pensiero d'archivio. E memoria profonda.

Spero che tu mi accompagnerai in questo (per)corso (di) vita, che andrà oltre l'estate.
Attraverseremo parchi di fiori e incontreremo lupi perigliosi.
Anzi guarda, potresti cominciare adesso a trovare il ritmo per scrivere meglio.


Grazie a Luisa Carrada per: