Allenare la creatività (2): dall'oggetto al testo

"E quindi fai lo scrittore?"
"Sì, il mio lavoro è scrivere creativo"
... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ...
Silenzio. Caput. Nuovo capitolo non pervenuto. E tu capitoli. 
Perché, alla fine della storia, cosa significa "scrivere creativo"?
Domanda retorica, che certo non si spiega in due parole. 
Ma qualche "figura" per non fare "figurette" la possiamo affrontare. 
Pronto per la nuova... avventura?


Hai ragione tu.
E poi non avevamo detto che la creatività è un termine abusato e - quasi - anarchico?
Certo confermo; e nel frattempo ho scoperto che Cesare Marchi, nel suo libro In punta di penna, l'ha infilata tra le parole da evitare per svogliatezza mentale.

"Italiani gente allegra, calorosa e... pigra".
Sull'ultimo aggettivo - ahimè - non ci sono dubbi; soprattutto per quello che riguarda la scrittura.
Ma come? Non eravamo il popolo dell'arte, dei colori e della vita? 
Più a livello di testa che di testi, direi.
Dobbiamo ammetterlo: il termine "creatività" lo appiccichiamo un po' qua e un po' là.

Riporto a questo proposito le parole del già citato Cesare Marchi:
L'amante della pulizia e del decoro deve eliminare senza pietà dal proprio repertorio, con la fiscalità d'un doganiere di frontiera, tutte le parole che vengono in punta di penna.
E in punta di penna vengono quelle parole che la nostra memoria butta fuori per (ri)sentito dire.


Infanzia

Pomposa. Ampollosa. Gonfia per nascondere il vuoto.
Questa è l'immagine che la scuola ci ha dato della retorica; e certo contribuisce anche la "coppia fissa" aggettivo qualificativo/domanda scontata. Ma se da grande hai deciso di fare lo scrittore creativo questa "ideuzza" la devi cambiare: il tuo lavoro è partire dalle regole base della lingua per catturare e tener viva l'attenzione del lettoreLe figure retoriche, se usate con criterio, rendono il testo intenso, misurato, diverso; un po' come faceva il principe number one del foro romano: l'oratore CicerONE.

Eppure, senza pretendere tanto, basterebbe poco.
Bice Mortara Garavelli, una delle più grandi studiose di linguistica, ha scritto un Manuale di Retorica con 300 "astuzie" da usare per differenziare lo stile; e non parliamo dei dizionari come Lettera Tour: graficamente un po' confusionari, ma pieni di contenuti utili.
Quindi, perché impigrirsi? Scrivere significa sperimentare forme nuove.
Proviamo a (ri)partire dall'oggetto comunicativo per arrivare al testo creativo; tu che dici?


Testo creativo

UNO
La parola scritta è un segno che diventa segnale quando si riempie di significato convenzionale
Se parlo italiano, capisco l'italiano; ma se parlo italiano e vengo da Napoli, capisco pure il dialetto campano. Adeguare il mezzo al lettore è la prima regola del vero scrittore.

DUE
La parola scritta è un insieme di segni mobili, che si chiamano "grafemi".
Ogni grafema (lettera) ha un suono, un ruolo e si combina con gli altri in sistemi più complessi (frasi).

TRE
La parola scritta comunica qualcosa solo per il fatto di esistere. Ma può avere più significati; e può farlo da sola o insieme ad altre parole.


Esercizio

Ti propongo di partire dal post sull'oggetto comunicativo per fare un parallelo tra segno e di-segno.
  1. Osserva le "coppie" trattate nel post "Allenare la creatività: l'oggetto comunicativo
  2. Cerca la figura retorica corrispondente a ogni coppia
  3. Esprimi il disegno e parole e gioca sulla forma retorica: come le potresti usare?
  4. Riconosci un valore a livello testuale: cosa potrebbero comunicare? 

Facciamo un esempio insieme.


Strumenti

Esistono tecniche per trasformare le parole in stimoli nuovi: sono chiamate "figure retoriche", perché molto in voga tra gli oratori dell'antica Roma.
Partiamo, quindi, dall'esercizio precedente e vediamo come la metamorfosi visiva si traduce nei testi.


1. Coppie di contrari
  • Ossimoro - accosta due termini di senso opposto per creare un effetto originale e attirare l'attenzione sul concetto; o per riassumere ciò che non esiste in un termine solo. Partendo dall'ossimoro visivo, mi viene in mente il pay-off di una campagna pro-filattico: "Volersi bene senza farsi male"
  • Antitesi - accosta due frasi che esprimono idee contrarie per aumentare la credibilità, il vantaggio, l'equilibrio del messaggio. Ecco qualche esempio comune: "alta qualità a costi bassissimi"; "eppure senza pretendere tanto, basterebbe poco" (la frase di qualche riga fa)


2. Moltiplicazione
  • Le figure retoriche della ripetizione sono molte; ne ho parlato in Repetita iuvant: parole e concetti: qui aggiungo la reiterazione per sottolineare l'idea più volte con parole diverse.


3. Somma
  • Climax - accosta più parole in in modo da creare una progressione d'intensità (ascendente: "altissima, Purissima, Levissima"; discendente: "La situazione era grave, preoccupante, disperata"); scegli quelle adatte per ampliare il messaggio e costruire una "scala emozionale"
  • Iperbole - esagera il tono e lancia le parole oltre la realtà (per eccesso o per difetto); si tratta di una delle figure retoriche più sfruttate dalla pubblicità. E si usa molto anche nei luoghi comuni ("ti faccio una domanda da un milione di dollari"; "è un secolo che non ti vedo"; "i prezzi sono schizzati alle stelle"). L'uso dell' iperbole presuppone la buona fede di chi scrive: non alterare la realtà per ingannare il lettore; sfruttala solo per mettere in rilievo il messaggio.


4. Sottrazione
  • Asindeto - metti in fila più termini e togli le congiunzioni per dare al testo un ritmo veloce e incalzante: "Pomposa. Ampollosa. Gonfia per nascondere il vuoto" (la mia frase per descrivere la retorica a scuola di qualche riga fa)
  • Ellissi - gira poco intorno (?) ed elimina le parole sottintese; il lettore acchiappa il concetto lo stesso e apprezza lo stimolo mentale (primo paragrafo "Infanzia" dove ho tralasciato di ripetere l'aggettivo "retorica", sottintendendo la conoscenza del luogo comune)
  • Reticenza - sospendi la frase all'improvviso per creare suspence; metti tre puntini e lascia intendere al lettore che non puoi/non vuoi proseguire per ottenere la sua attenzione 
  • Preterizione - ovvero taci, ma parla; fallo per dare più rilievo a quello che dovrebbe passare sotto silenzio, ma che in realtà stai già dicendo: "e non parliamo dei dizionari online" (la mia frase di qualche riga fa: nego, ma poi do l'informazione)


5. Cambio di lettere
  • Anagramma - sposta i grafemi di una o più parole per trovarne di nuove; e fallo anche in inglese per esercitarti su più fronti (io "anagrammo" così)


6. Relazione di affinità
  • Metafora - trasferisci le parole in contesti diversi per esprimere un concetto in modo originale. Quintiliano definiva la figura retorica una "similitudine accorciata" e un "paragone senza il come"; di Cicerone ho già parlato nel post sulla metafora di qualche tempo fa. Puoi leggerlo più tardi, se ti va.


Dunque, che aspetti?

Adesso tocca a te.
Sono tante le figure retoriche che puoi sfruttare per variare il tuo "scrivere creativo".
Sicuramente non devi esagerare. 
Adeguare lo stile al tipo di messaggio e al lettore, poi, è fondamentale.
Una sfida espressiva da affrontare ogni giorno per smuovere la testa di chi legge i (tuoi) testi.

Perché, sai che c'è?
Alla fine della storia, si tratta sempre di parola: un insieme di segni che non sono fissi, ma che si muovono per comporre l'espressione. I vocabolari contengono migliaia di termini; eppure le lettere dell'alfabeto sono sempre ventuno. 
Chiedo: ci ha mai pensato qualcuno?
Tu prenditi un attimo di tempo per cambiare, togliere, sommare, dividere, accostare segni diversi.  
Scrivere creativo è scrivere in un modo tutto tuo.