L'anacoluto non è un serpente

E questo non è il testo di una famosa canzone.
Parliamo di una figura retorica, sospesa tra capo e coda. 


Capo e coda
Hai presente il serpente?
Capo e coda si fondono in un'unica linea sinuosa, fino a perdere le caratteristiche distintive.
Stessa cosa succede nella frase corretta e scorrevole.
Facciamo un esempio:  "Io sono un periodo, che ha due proposizioni".
CAPO                                 CODA

Il periodo è formato da tante proposizioni quanti sono i predicati verbali e/o nominali al suo interno(in questo caso due).
Non solo.
Le proposizioni hanno ruoli diversi: possono essere principali, semplici o subordinate; ma ciò che più conta, è che ognuna dovrebbe avere senso compiuto con tanto di soggetto, verbo e complementi.
Il condizionale è d'obbligo, perché la lingua italiana prevede alcune eccezioni tra cui l'anacoluto.
Il termine deriva dal greco an (non) più akolouthos (seguace) e significa: "che non segue".
Scopriamo il perchè.

Capo o coda?
Torniamo alla metafora del serpente.
Ti sei mai chiesto cosa succederebbe se capo e coda non comunicassero bene?
Una delle due parti prenderebbe il sopravvento sull'altra, che rimarrebbe come sospesa; e la linea in cui si fondono non sarebbe più tanto sinuosa né scorrevole.  
Stessa cosa succede con l'anacoluto, figura retorica che rompe la costruzione sintattica del periodo: la prima preposizione (capo) non è più collegata alla seconda (coda) da un filo logico-grammaticale, anche se il legame semantico rimane intatto.
E quale delle due parti ha la meglio sull'altra?
Incredibile a dirsi... la coda!
Te l'ho detto: l'anacoluto non è un serpente.

Nè capo, nè coda
Hai scoperto l'esistenza d'una figura retorica che spezza il periodo in due proposizioni incongruenti dal punto di vista grammaticale, ma congruenti a livello semantico.
La prima proposizione rimane incompiuta; la seconda riprende l'elemento principale e conclude il pensiero. Insieme, riescono a dare un senso al discorso.
Detto così, il concetto sembra difficile: in realtà basta "masticare" un po' di toscano.
Ecco un classico esempio di anacoluto dialettale: "E noi, che si fa?"
1. La prima proposizione si esaurisce nel soggetto logico "noi" e rimane incompiuta, perché priva di verbo e complementi.
2. La seconda proposizione si regge sul verbo impersonale e porta a compimento il pensiero.
Il periodo è scorretto secondo le regole sintattiche, ma funziona a livello semantico; anzi, il soggetto risalta e l'espressione risulta più vibrante e concisa.
  
Ci sono anacoluti ben più complessi di quello appena analizzato.
Dai un'occhiata a questo periodo: "Francesco, che è un bravo ragazzo, io lo ammiro".
1. La proposizione principale del periodo è "Francesco io lo ammiro"; dove "io" funge da soggetto, "ammiro" da predicato verbale, "Francesco" e "lo" entrambi da complemento oggetto.
L'intruso è il pronome personale "lo", inutile ripetizione del nome Francesco.
2. La proposizione subordinata relativa "che è un bravo ragazzo" interrompe la principale e spiega il motivo dell'ammirazione, portando a compimento il pensiero.
La sintassi corretta del periodo richiede lo spostamento delle due proposizioni e l'eliminazione del pronome "lo": "Io ammiro Francesco, che è un bravo ragazzo".

Frasi avvelenate?
L'anacoluto non è un serpente... ma può avvelenare il senso della frase?
Tra i banchi di scuola insegnano di sì: la figura retorica è considerata un errore da penna viola; la sintassi non è rispettata e nemmeno il senso compiuto delle proposizioni. Eppure l'anacoluto è molto sfruttato per rispondere a precise esigenze stilistiche. Quali?
Lasciamo di nuovo la grammatica della logica e dello scritto, per addentrarci in quella dei sentimenti e del parlato.

Dove, perchè, come e quando
Dove si trova l'anacoluto?
Nel linguaggio parlato e famigliare, nei dialetti e nei proverbi.
A chi non è capitato d'iniziare una frase in un modo per concluderla in un altro?
Qualche sempio:
1. Chi le tocca, son sue.
2. Paolino l'è così bono, che lo mangerei.
3. Le donne, chi le capisce è bravo.
4. Chi pecora si fa, il lupo se lo mangia.

Perchè si usa l'anacoluto?
Perchè è una figura retorica che traduce in scrittura alcune esigenze della comunicazione verbale:
1. spontaneità
3. enfasi
4. improvvisazione
5. immediatezza
6. concatenzione veloce d'idee
7. efficacia d'espressione.

Come si sfrutta l'anacoluto?
Devo essere corretta: stiamo parlando di una figura retorica grammaticalmente scorretta; ragion per cui sarebbe meglio evitare.
Ma se proprio non resisti alla tentazione di concederti una "licenza stilistica", tieni sempre presente il contesto in cui s'inserisce:
1. ti sembra quello adatto?
2. L'anacoluto caraterizza meglio il personaggio?
3. L'espressione contiene un elemento, cui va data più enfasi?
4. Il racconto ha esigenze d'improvvisazione e di mimesi del parlato?
Poniti queste domande, prima di avventurarti nella foresta delle "contraddizioni linguistiche".

Quando si trova l'anacoluto?
Leggendo le opere di autori illustri.
1. Quelli che moiono, bisogna pregare Iddio per loro (Promessi Sposi).
2. Il coraggio, chi non ce l'ha, non se lo può dare (Promessi Sposi).
3. Calandrino, se la prima gli era parsa amara, questa gli parve amarissima (Decameron).
4. [...] si chiamavano Toscano, ma questo non voleva dir nulla, poichè da che il mondo era mondo [...] li avevano sempre conosciuti per Malvoglia, di padre in figlio, che avevano sempre avuto delle barche sull'acqua... (I Malavoglia).
5. [...] mi pasco di quel cibo che solum è mio et che io nacqui per lui" (Macchiavelli, Epistolario).

E tu?
Questa strana figura retorica, che è l'anacoluto, come te la vedi?


Immagine:
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Fonti:
Wikipedia - Enciclopedia on-line
dizionari.corriere.it
unaparolaalgiorno.it
treccani.it
nonciclopedia.wikia.com
grammatica-italiana.dossier.net
sapere.it
Manzoni, Promessi Sposi - cap. XXV e XXVI.
Verga, I Malavoglia - cap. I
Boccaccio, Deameron - Novella VI
Macchiavelli. Epistolario - Lettera a Francesco Vettori